| Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche | Articolo | ||||
| Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File. | |||||
| 2. | Il primo dopoguerra |
La storia dell’URSS ebbe inizio il 7 novembre del 1917 (il 25 ottobre secondo il calendario giuliano allora in vigore), quando, al culmine della rivoluzione, il Congresso dei Soviet, guidato dal partito bolscevico, assunse il potere e costituì il nuovo governo rivoluzionario presieduto da Lenin. Il Congresso emanò immediatamente alcuni decreti che prevedevano il ritiro del paese dalla prima guerra mondiale, la nazionalizzazione di tutte le terre e la formazione di un Consiglio dei commissari del popolo che fungesse da braccio esecutivo del governo, e furono garantiti i diritti di eguaglianza e di autodeterminazione a tutti i gruppi etnici che popolavano il territorio dell’ex impero russo. In precedenza il governo sovietico aveva proclamato la separazione tra Stato e Chiesa: veniva concessa la libertà individuale di culto, ma lo stato di fatto si opponeva a qualsiasi forma di religione organizzata. Le politiche fondamentali contenute in questi decreti furono incorporate nella prima Costituzione sovietica, adottata nel luglio 1918.
| 1. | Le condizioni di pace |
I negoziati di pace con gli Imperi Centrali furono avviati nel dicembre del 1917. Il 3 marzo 1918 venne siglato il trattato di Brest-Litovsk (odierna Brest), in base al quale l’Unione Sovietica rinunciava a Ucraina, Polonia e alle Repubbliche baltiche, e accettava inoltre di pagare una consistente indennità di guerra alla Germania.
| 2. | La guerra civile |
Le misure politiche, economiche e sociali dei bolscevichi scatenarono la guerra civile e provocarono l’intervento straniero. Nell’autunno del 1918 l’ammiraglio Aleksandr Kolčak, con l’appoggio della Gran Bretagna, al comando di imponenti forze antibolsceviche si autoproclamò “governatore supremo della Russia” stabilendo la propria capitale a Omsk, in Siberia. Agli inizi del 1919 una delle cosiddette Armate bianche sferrò dall’Ucraina un potente attacco contro le forze sovietiche. Un altro esercito, guidato dal generale Nikolaj Judenič, avanzò verso Pietrogrado (odierna San Pietroburgo). I bolscevichi riuscirono a difendersi fino al 1920, quando nel mese di aprile l’esercito polacco sferrò un nuovo attacco, aiutato dalle truppe della Bielorussia comandate dal generale Pëtr Nikolaevič Vrangel.
Due mesi più tardi le forze sovietiche dell’Armata Rossa iniziarono la controffensiva. La guerra con la Polonia si concluse con la firma, nel marzo del 1921, del trattato di Riga, in base al quale alcune aree occidentali della Russia bianca e dell’Ucraina furono cedute alla Polonia. Con l’espulsione delle forze di occupazione giapponesi dalla Siberia orientale alla fine del 1922, la guerra civile e l’intervento straniero ebbero termine. I bolscevichi trionfarono grazie alla loro determinazione e all’abilità politico-militare di alcuni capi, in particolare Lenin, Lev Trotzkij e Stalin, ma anche a causa della mancanza di unità che caratterizzava gli eserciti rivali.
La politica economica bolscevica durante il periodo della guerra civile fu contraddistinta da una troppo rapida e improvvisata nazionalizzazione del settore industriale e dei trasporti, e dalla confisca di tutti i rifornimenti ed equipaggiamenti necessari per scopi militari: ciò lasciò il paese completamente privo di risorse. Terminate le ostilità e consolidato il dominio sovietico, il governo dovette ripristinare l’ordine economico: la Nuova politica economica di Lenin venne adottata dal Partito comunista russo (partito in cui si organizzarono i bolscevichi dopo il 1918) nel marzo del 1921.