Ipnosi
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Ipnosi
3. Cenni storici

La storia dell’ipnosi comincia con Franz Anton Mesmer, un medico viennese dal cui nome deriva la tecnica del “mesmerismo”, in seguito conosciuta come ipnotismo. Egli riusciva a provocare nei suoi pazienti uno stato analogo alla trance. Le moderne cognizioni sui disturbi mentali portano a ritenere che i pazienti di Mesmer soffrissero di forme di isteria di conversione, e che quindi i loro sintomi fisici fossero di origine prevalentemente psicologica. Per questo motivo la suggestione aveva così grande efficacia su di essi. La fiducia dei pazienti nei confronti di Mesmer costituiva un fattore fondamentale del suo successo.

Alcuni anni dopo Jean-Martin Charcot, famoso medico della Salpêtrière, l’ospedale psichiatrico di Parigi, comprese l’utilità dell’ipnosi per curare i sintomi dell’isteria. Grazie alla sua attività, l’ipnotismo fu riconosciuto come una tecnica medica e divenne oggetto di seria ricerca scientifica.

Nel 1895 Sigmund Freud si era recato a Parigi, dove per diversi mesi studiò nella clinica di Charcot, dal quale apprese il metodo dell’ipnosi per il trattamento e la cura dei sintomi isterici. In seguito Freud tentò di eliminare i sintomi dei suoi pazienti per mezzo della suggestione ipnotica, ottenendo però risultati incostanti.

Dal medico austriaco Josef Breuer Freud apprese che i sintomi isterici potevano essere eliminati parlandone sotto ipnosi. Egli applicò questo trattamento, detto “metodo catartico”, ai propri pazienti isterici, con buoni risultati. Sulla base di questa esperienza Freud giunse alla conclusione che i sintomi isterici erano causati dal ricordo inconscio di eventi che erano stati seguiti da forti emozioni, le quali, per vari motivi, non si erano potute sufficientemente esprimere. Il sintomo isterico spariva se l’emozione poteva adeguatamente esprimersi sotto ipnosi.

In seguito, tuttavia, Freud ritenne che l’ipnosi non si poteva provocare sempre con la stessa prontezza e che i buoni risultati tendevano a essere transitori. Finì, quindi, per abbandonare il metodo dell’ipnosi e per elaborare una nuova tecnica, quella della psicoanalisi, che si basava essenzialmente sul fatto che il paziente potesse ricordare ciò che aveva dimenticato senza ipnosi, ma impegnandosi a riferire all’analista qualsiasi pensiero senza esercitare su di esso alcun controllo cosciente, attraverso le cosiddette “libere associazioni”.