Sindacati dei lavoratori
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Sindacati dei lavoratori
4. I sindacati in Italia

Le prime società di mutuo soccorso sorsero in Italia nella seconda metà del XIX secolo. Le prime grandi federazioni nazionali di categoria nacquero invece all'inizio del XX: nel 1901 la Federazione degli impiegati e degli operai metallurgici (FIOM) e nel 1906 la Confederazione generale del lavoro (CGL), entrambe fortemente influenzate dai socialisti. Nel 1918 fu fondata la Confederazione italiana dei lavoratori (CIL), che riunì le leghe di orientamento cattolico.

La libertà sindacale fu soppressa dal fascismo, che affidò la composizione degli interessi di classe alle corporazioni. I sindacati rinacquero durante la Resistenza antifascista con la CGIL, nella quale confluirono tutte le principali forze del lavoro avverse al regime: comunisti, socialisti e cattolici. Ma la fine dell'unità antifascista, culminata con l'estromissione dei comunisti dal governo, fu seguita verso la fine degli anni Quaranta dal tramonto dell'unità sindacale e dalla scissione della CGIL, dalla quale nacquero altri due sindacati: la Confederazione italiana sindacati lavoratori (CISL), di ispirazione cattolica, e l’Unione italiana del lavoro (UIL), di ispirazione laico-riformista.

Tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta tutta l’Europa visse un periodo di grande conflittualità operaia, grazie alla quale il sindacato acquistò un peso crescente nella società. In Italia, nel 1970 venne introdotto lo Statuto dei lavoratori, che, configurandosi come una sorta di “costituzione” del lavoro, portò fin dentro la fabbrica l’idea di cittadinanza, fino ad allora estranea alle forme e alla sostanza delle relazioni industriali, improntate piuttosto alla logica dei rapporti di forza.

Negli anni Settanta, nel periodo di massimo prestigio e influenza del sindacato, le tre confederazioni CGIL, CISL e UIL diedero vita a un processo di unificazione, entrato in crisi verso la fine degli anni Novanta anche a causa della ristrutturazione economica e industriale, che, espellendo dall’attività produttiva milioni di lavoratori, intaccò fortemente il potere delle confederazioni.

1. Il sindacato nel diritto italiano

Riguardo allo statuto giuridico del sindacato in Italia, la Costituzione afferma (art. 39) la libertà di associazione e organizzazione sindacale, prevedendo come unica limitazione possibile l’obbligo di registrazione “secondo le norme di legge”. In realtà, tale obbligo non è stato mai imposto, così che i sindacati sono sempre rimasti nella condizione di associazioni non riconosciute giuridicamente e dunque, di fatto, prive di personalità giuridica.

La giurisprudenza ha poi stabilito il principio dell'estensione del contenuto dei contratti collettivi, stipulati dai sindacati con i datori di lavoro, anche ai non iscritti.