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Ur
1. Introduzione

Ur Antica città della Mesopotamia che corrisponde all’odierna Tell al-Muqayyar, in Iraq; le rovine si trovano nei pressi della cittadina di An Nassiriyah, tra Baghdad e il golfo Persico, in prossimità del deserto di al-Hajar, a sud dell’Eufrate.

Nell’antichità l’Eufrate scorreva nei pressi delle mura cittadine; grazie al controllo di questa importante via di comunicazione, che collegava la regione al mare, Ur raggiunse un notevole sviluppo commerciale e politico. Era inoltre il principale centro di culto del dio sumero della Luna, Nanna, e del suo equivalente babilonese, Sin (vedi Religione sumerica), ai quali è dedicata l’imponente ziggurat (21 m di altezza), una delle meglio conservate dell’Iraq.

Il nome biblico della città, “Ur dei caldei”, si riferisce al popolo che si insediò nella regione intorno al 900 a.C. Il libro della Genesi (11:27-32) descrive Ur come il luogo da cui la famiglia di Abramo migrò verso la Palestina (1900 a.C. ca.).

2. Storia

Sorta intorno al 4000 a.C., Ur fu uno dei primi insediamenti fondati dagli abitanti della città sumerica di al-Ubaid; prima del 2800 a.C. era una delle più prospere città-stato sumeriche. Secondo le fonti antiche, ebbe tre dinastie di regnanti, che estesero il suo dominio sulla Bassa Mesopotamia. Il fondatore della I dinastia fu Mesanepada (che regnò intorno al 2670 a.C.), di cui si trova menzione nei documenti del tempo. Il figlio Aanepadda (che regnò verso il 2650 a.C.) fece costruire il tempio della dea Ninhursag, riportato alla luce a Tell al-Obeid, circa 8 km a nord-est di Ur.

Della II dinastia di Ur si conosce assai poco. Ur-Nammu (che regnò dal 2113 al 2095 a.C.), primo re della III dinastia, portò a nuova fioritura l’impero dei sumeri e, ottenuto il controllo dei traffici e delle comunicazioni con i porti della costa intorno al 2100 a.C., fece di Ur la città più ricca della Mesopotamia, nonché il centro del cosiddetto “rinascimento” dell’arte e della letteratura sumeriche.

Per opera sua e del figlio Shulgi, suo successore, fu costruita la ziggurat di Nanna (2100 a.C. ca.), oltre a magnifici templi a Ur e in altre città della Mesopotamia. I discendenti di Ur-Nammu restarono al potere per oltre un secolo, fino al 2000 a.C. ca., quando gli elamiti catturarono il re Ibbi-Sin e distrussero la città.

Ricostruita pochi anni dopo, Ur divenne parte del regno di Isin, poi del reame di Larsa, per essere infine annessa al regno di Babilonia. Nel periodo in cui a Babilonia regnavano i cassiti, Ur rimase un importante centro religioso, divenendo poi una capitale di provincia, con governatorato ereditario, durante la dominazione assira.

Con lo stabilirsi della dinastia caldea a Babilonia, Ur conobbe un nuovo periodo di fioritura grazie al re Nabucodonosor II, che diede impulso alla costruzione di nuovi edifici. L’ultimo re babilonese, Nabonedo, nominò la figlia maggiore sacerdotessa di Ur, quindi abbellì i templi e restaurò interamente la ziggurat di Nanna, che giunse a sfidare in bellezza persino il tempio di Marduk a Babilonia. La caduta di Babilonia sotto il controllo della Persia segnò l’inizio del declino di Ur, che nel IV secolo a.C. era ormai praticamente dimenticata, forse anche in seguito allo spostamento del corso dell’Eufrate.

3. Gli scavi archeologici

Le rovine di Ur furono parzialmente riportate alla luce a partire dal 1922 da una missione archeologica britannica diretta da Charles Leonard Woolley; le ricerche continuarono poi fino al 1934 sotto il patrocinio del British Museum e del museo dell’Università della Pennsylvania. Oltre alla ziggurat, gli scavi hanno riportato alla luce l’intera area dei templi e parte dei quartieri residenziali e commerciali della città. La scoperta più spettacolare fu la necropoli reale, che risale al 2600 ca. a.C. e contiene tesori d’arte in oro, argento, bronzo e pietre preziose; i reperti testimoniano che, molto probabilmente, la morte del re e della regina era seguita dal suicidio di cortigiani, domestici, guardie e musici di corte.

All’interno della città sono state scoperte migliaia di tavolette d’argilla coperte da scrittura cuneiforme, recanti documenti amministrativi e letterari, e databili dal 2700 ca. al IV secolo a.C. I livelli più profondi degli scavi rivelano tracce di un’inondazione, da alcuni identificata con il diluvio del mito sumerico, babilonese ed ebraico. Le prove scientifiche, comunque, mostrano che si trattò semplicemente di un’inondazione locale.