| Orazio Flacco, Quinto | Articolo | ||||
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| 3. | Le Epistole |
Intorno al 20 Orazio pubblicò il primo libro delle Epistole, lettere personali in esametri, contenenti osservazioni sulla società, la letteratura e la filosofia. Convinto che la vera saggezza si identificasse con l’“aurea mediocrità”, Orazio consigliava la moderazione anche nel perseguimento della virtù. Dal tono intimo e riflessivo delle lettere, si direbbe che il poeta stesse compiendo una verifica dei principi che fino ad allora avevano regolato la sua vita: non intendeva più sentenziare o accusare, ma imparare a trovare la via della felicità.
Alla morte di Virgilio, nel 19, Orazio gli succedette nella fama di maggior poeta dell’epoca. Due anni dopo, su incarico di Augusto, compose il carme per i ludi saeculares indetti per celebrare l’inizio del nuovo saeculum, cioè la nuova età aurea del mondo preannunciata dagli oracoli. Tra il 17 e il 13 scrisse il quarto libro delle Odi, forse il secondo delle Epistole e infine l’Ars Poetica (o Epistola ai Pisoni), manuale in versi sullo stile, sui caratteri e gli scopi della poesia.