| Burattini e marionette | Articolo | ||||
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| 2. | Tipologie |
Il burattino è composto da una testa e da due mani di legno o cartapesta, e da un corpo di stoffa all'interno del quale il burattinaio infila la mano e muove il fantoccio anche con l'ausilio delle dita. Esistono inoltre burattini, piatti o a tre dimensioni, animati dal burattinaio e da uno o più aiutanti mediante stecche o sostegni rigidi da sotto l'arco di scena. Di solito, le stecche reggono la testa e le braccia, mentre gli arti inferiori sono liberi.
La marionetta, a figura intera, è manovrata dall'alto con fili o stecche, solitamente due per le braccia, due per le gambe, uno per la testa e un altro in vita; alcuni modelli più complessi e articolati sono mossi da numerosi fili fissati a una tavoletta su cui agisce il marionettista.
| 1. | I pupi siciliani |
Un particolare tipo di marionetta, nato nella prima metà dell'Ottocento, è costituito dai pupi siciliani, più grandi delle normali marionette. Alti circa un metro e pesanti anche trenta chili, i pupi sono manovrati con una tecnica particolare. Le braccia e le gambe sono libere, mentre il busto è sostenuto da una barra di ferro. Sono costruiti in legno e metallo e sono caratterizzati dalla ricchezza della lavorazione dei volti e dei costumi.
Il repertorio dell’Opera dei pupi, generalmente in dialetto siciliano, è tratto dalle vicende di Orlando e dei paladini di Francia, narrate dai testi epici del ciclo carolingio. Vengono inoltre rappresentati episodi del Vangelo, vite di santi e della Madonna, come pure le imprese di Garibaldi e storie di briganti. Gli spettacoli sono raggruppati in lunghi cicli.
Per conservare e documentare questa tradizione sono state costituite in Sicilia alcune collezioni di pupi, tra cui il Museo dei pupi allestito da Antonio Pasqualino a Palermo, le collezioni di Sortino e di Palazzolo Acreide. Tra le compagnie che mantengono viva l’Opera dei pupi in Italia si ricordano quelle dei Fratelli Pasqualino e dei Figli d’arte Cuticchio. Nel 2001 i pupi siciliani sono stati dichiarati dall’UNESCO, accanto ad altre 18 tradizioni popolari sviluppatesi in tutto il mondo, capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità.