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Impressionismo (arte)
1. Introduzione

Impressionismo (arte) Corrente artistica sviluppatasi in Francia nella seconda metà dell’Ottocento, nata dal rifiuto delle tradizioni pittoriche e scultorie contemporanee, a soggetto classico o sentimentale, e dello stile promosso dall’Accademia di belle arti di Parigi, tecnicamente meticoloso e incentrato sul lavoro in studio (vedi Arte accademica).

Per estensione, il termine “impressionismo” è stato applicato anche a certa produzione musicale dell’inizio del XX secolo: vedi Impressionismo (musica).

Tra i principali pittori impressionisti si ricordano Edgar Degas, Claude Monet, Berthe Morisot, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley e Jean-Frédéric Bazille.

2. I fondamenti dell’impressionismo

Tradizionalmente l’Accademia imponeva le direttive alle quali tutta l’arte francese avrebbe dovuto uniformarsi e allestiva le esposizioni del Salon di Parigi, organo ufficiale della promozione artistica e della formazione del gusto. Gli impressionisti rifiutarono questi dettami e queste costrizioni, preferendo ispirarsi alla natura e alla vita quotidiana piuttosto che alla classicità o alla storia aulica, e rigettando d’altra parte anche il sentimentalismo tardoromantico (vedi Romanticismo) allora in voga. Scelsero di lavorare all’aperto anziché in studio, interessandosi principalmente agli effetti della luce naturale.

Se la pratica accademica si fondava sull’accuratezza del disegno, la precisa descrizione dei dettagli, la perfetta definizione delle forme attraverso sfumature di colore e chiaroscuro, gli impressionisti, invece, elaborarono una tecnica pittorica in grado di riprodurre la percezione visiva del reale, nella quale i contorni non sono mai netti e i colori, colpiti dalla luce, appaiono vivi, spesso cangianti.

Il procedimento si fondava sulla stesura di brevi pennellate di pigmento puro, che giustapponevano perlopiù colori primari (rosso, giallo e blu), mettendoli in contrasto con i complementari (verde, viola, arancio ecc.): ne risultava un’immagine rozza e frammentaria se analizzata da vicino, ma straordinariamente efficace dalla consueta distanza d’osservazione, caratterizzata da una luminosità più accesa di quella solitamente prodotta mescolando i colori prima di applicarli alla tela.

3. Precedenti storici e influenze

Anche se le caratteristiche dell’impressionismo rappresentavano una novità nel panorama artistico del XIX secolo, lo sforzo di rendere nel dipinto gli effetti della luce naturale non era nuovo. Già nel XVII secolo Jan Vermeer utilizzava forti contrasti di chiaro e scuro per immergere le scene rappresentate in una luce naturale. Diego Velázquez nel XVII secolo e Francisco Goya all’inizio del XIX riprodussero gli effetti della luce eliminando le ombre minori e stendendo aree di colore luminoso che sfaldavano i contorni.

Ebbero notevole influenza sugli impressionisti le stampe giapponesi che si diffusero in Europa a partire dal 1853, l’opera di Eugène Delacroix, contraddistinta da un attento uso del colore, i pittori della scuola di Barbizon e Camille Corot, che aveva studiato gli effetti di luce nelle diverse ore del giorno. Eugène-Louis Boudin fu preso a modello per il carattere di spontaneità che emerge dalla sue tele; l’arte di Gustave Courbet fu ammirata per i soggetti tratti dalla vita quotidiana. Anche l’opera dei pittori inglesi John Constable e Joseph Turner era vicina alle ricerche degli impressionisti: quando Monet e Pissarro videro i loro dipinti per la prima volta, nel 1871, ne rimasero profondamente suggestionati.

4. L’affermazione del movimento

Il dipinto Le déjeuner sur l’herbe (1863, Musée d’Orsay, Parigi) di Edouard Manet, esposto nel 1863 al Salon des Refusés (organizzato in opposizione al Salon ufficiale, dal quale gli impressionisti erano esclusi), segnò l’inizio di una nuova era nell’arte; la prima esposizione indipendente degli impressionisti fu allestita però solo undici anni più tardi, nel 1874.

Il termine “impressionista” fu utilizzato per la prima volta dal giornalista Leroy sul periodico parigino “Charivari”, per qualificare spregiativamente un dipinto di Claude Monet intitolato Impression, soleil levant (1872, Musée Marmottan, Paris); fu adottato ufficialmente in occasione della terza esposizione degli impressionisti, nel 1877.

Sostenevano l’operato del gruppo insigni uomini di cultura francesi, tra cui gli scrittori Emile Zola e Charles Baudelaire, il pittore e collezionista Gustave Caillebotte, il mercante d’arte Paul Durand-Ruel. La stampa e il grande pubblico invece, abituati da tempo allo stile accademico e convenzionale, erano ostili alle innovazioni impressioniste. Con il tempo, tuttavia, il movimento guadagnò consenso. L’impressionismo francese influenzò grandemente gli artisti di molti paesi: negli Stati Uniti il pittore che più risentì del loro stile fu James Whistler, che a sua volta ebbe largo seguito presso le generazioni successive.

5. Sviluppi

Molti artisti, che all’inizio della loro carriera avevano aderito ai principi dell’impressionismo e ne avevano adottato le tecniche, svilupparono poi ricerche originali che sfociarono in nuovi movimenti. I pittori francesi Georges Seurat e Paul Signac, ad esempio, elaborarono il puntinismo, una sorta di applicazione scientifica della teoria impressionista della scomposizione del colore. Un interessante movimento pittorico collegato idealmente all’impressionismo francese fu quello dei macchiaioli italiani.

Tra i postimpressionisti, Paul Cézanne anticipò nella sua opera il cubismo, mentre Paul Gauguin e Vincent van Gogh possono essere considerati per molti versi precursori dell’espressionismo.