Aborto
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Aborto
3. Aborto provocato

L'aborto provocato è quello che viene effettuato da un medico quando la madre vuole interrompere volontariamente la gravidanza. Attualmente viene eseguito con procedure standard, che variano a seconda del periodo di gestazione.

1. Tipi di aborto provocato

L'aborto per aspirazione, o isterosuzione, viene effettuato nel primo trimestre (fino a 9-12 settimane), ed è un intervento ambulatoriale che dura da cinque a dieci minuti. Nel corso di esso la cervice (collo dell'utero) viene gradatamente aperta con una serie di dilatatori, e il contenuto dell'utero viene aspirato tramite un piccolo tubo flessibile chiamato cannula, connesso a una pompa aspirante. Per assicurarsi che non restino frammenti di tessuto, è possibile poi raschiare il rivestimento interno dell'utero con uno strumento di metallo a forma di cucchiaio, detto curette. Le gravidanze nella prima parte del secondo trimestre possono essere interrotte con una particolare strumentazione detta curettage ad aspirazione, talvolta combinata con l'uso del forcipe, in un procedimento detto dilatazione ed evacuazione. In tal caso, la paziente può essere costretta a fermarsi in ospedale per una notte e accusare emorragia e dolori di tipo mestruale.

Dopo la quindicesima settimana di gestazione, si utilizza comunemente una tecnica nota come infusione salina. Attraverso questa metodica, tramite un sottile tubo o un ago ipodermico, si estrae dall'utero, attraverso la parete addominale, una piccola quantità di liquido amniotico e lo si sostituisce lentamente con una soluzione salina molto concentrata (al 20% circa), che induce contrazioni uterine in circa 24-48 ore. Il feto viene di solito espulso velocemente e la paziente lascia l'ospedale il giorno dopo. Gli aborti tardivi, ossia successivi alla quindicesima settimana, vengono eseguiti con isterotomia, un intervento chirurgico simile a un taglio cesareo, che però comporta un'incisione dell'addome molto più piccola. L'induzione delle contrazioni uterine può avvenire anche tramite somministrazione di prostaglandine sotto forma di gel applicato alla cervice oppure di iniezione intra-amniotica. Se eseguite in condizioni cliniche adeguate, le interruzioni di gravidanza al primo trimestre si ottengono con procedimenti relativamente semplici e sicuri. Con il proseguire della gravidanza, invece, aumenta la probabilità di complicazioni, fra cui infezioni, danni alla cervice, perforazione dell'utero ed emorragie gravi.

2. RU 486, la “pillola abortiva”

Un'alternativa a queste procedure è la somministrazione del farmaco denominato RU 486, il cui principio attivo, il mifepristone, blocca la produzione dell'ormone progesterone e, in tal modo, impedisce la prosecuzione della gravidanza, determinando il distacco dell’embrione dalla mucosa endometriale in cui è annidato. Il farmaco è efficace entro i primi 50 giorni di gestazione e non viene applicato dopo il 63° giorno; dopo tale data, infatti, aumentano i rischi per la salute della donna e aumenta la probabilità che essa debba sottoporsi a intervento chirurgico per incompleto distacco del feto. La RU 486 fu introdotta nel 1982 in Francia, nel 1988 in Cina e, in seguito, in Gran Bretagna e in Svezia. Si è diffusa quindi in altri paesi europei ed extraeuropei, quali l’India e Israele. Dal 2000 la Food and Drug Administration ne ha consentito l’impiego negli Stati Uniti.

A una prima somministrazione di mifepristone segue dopo due giorni quella di un altro farmaco, il misopristolo, applicato per via vaginale o orale. Ciò garantisce una efficacia del trattamento prossima al 100%. Nella donna si verifica quindi un aborto spontaneo che a seconda dei casi può avvenire entro quattro ore, 24 ore o due settimane. Si verificano perdite sanguigne per circa 9-14 giorni.

Nell’autunno del 2002 l’introduzione sperimentale della RU 486 in Italia, in un ospedale di Torino, ha suscitato vivaci polemiche tra chi ritiene che questo farmaco possa essere immesso liberamente sul mercato, con conseguenze pericolose; e chi giudica che il trattamento farmacologico debba essere promosso come alternativa a quello chirurgico, rendendo l’interruzione di gravidanza meno cruenta.