| Heidegger, Martin | Articolo | ||||
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| 3. | Il linguaggio come 'casa dell'essere' |
Dopo Essere e Tempo, Heidegger si aprì al problema di un rovesciamento della prospettiva fino allora praticata, ponendo al centro dell'indagine, anziché l''esserci' (cioè l'uomo), l''essere' stesso.
Heidegger si rivolse all'interpretazione di particolari concezioni dell'essere sviluppate in Occidente. In contrasto con la concezione degli antichi greci, la società tecnologica moderna ha favorito un atteggiamento puramente manipolatorio, che ha deprivato l'essere e l'esistenza umana di significato. L'umanità, per Heidegger, ha dimenticato la sua autentica vocazione: ritrovare la comprensione profonda dell'essere, avviata dai primi filosofi greci. Tale comprensione rimane custodita solo nell'autentica opera d'arte o nel linguaggio, definito da Heidegger 'la casa dell'essere': non si tratta però del linguaggio quotidiano, scaduto a semplice strumento di comunicazione, ma del linguaggio poetico, che mantiene la capacità di nominare originariamente le cose. Tutta la riflessione estrema di Heidegger è così rivolta sia al tentativo di una reinterpretazione di alcune parole originarie del pensiero greco, di cui egli suggerisce nuove etimologie, sia a un'interpretazione non convenzionale della poesia di autori come Hölderlin, Rilke e Trakl.
L'incidenza del pensiero di Heidegger sul pensiero contemporaneo è enorme: spesso frainteso, come nel caso delle letture esistenzialistiche degli anni successivi alla seconda guerra mondiale, esso è però stato alla base delle nuove interpretazioni della filosofia greca e di Nietzsche; inoltre ha esercitato un notevole influsso sia in Francia (Derrida) sia in Italia (Vattimo, Cacciari) e negli ultimi anni ha suscitato l'attenzione di alcuni pensatori della corrente filosofica della filosofia analitica.