| Trova nell'articolo | Impero ottomano | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Impero ottomano Organismo statale governato dalla dinastia turca ottomana a partire dall’inizio del XIV secolo fino al 1922. Il centro dell’impero, che nel periodo di massimo splendore abbracciava tre continenti, era la Turchia, il suo limite settentrionale l’Ungheria, il limite meridionale Aden, quello occidentale l’Algeria e quello orientale il confine con l’Iran. Attraverso il vassallo Regno di Crimea, il potere ottomano si estendeva anche all’Ucraina e alla Russia meridionale. Eponimo della dinastia ottomana è Osman, un guerriero turco musulmano.
| 2. | La formazione dell’impero |
Nucleo dell’impero fu un piccolo regno dell’Anatolia nordoccidentale, sorto come tanti altri dalle rovine del regno selgiuchide di Rum. Gli storici hanno opinioni differenti riguardo all’importanza delle due caratteristiche principali dell’impero ottomano, ovvero la tradizione tribale dei guerrieri turco-mongoli e l’influenza dell’Islam: in quest’ultimo caso in merito al processo di espansione dell’impero ottomano si è sottolineato il richiamo esercitato sui ghazi (coloro che combattono la guerra santa, o jihad), che si unirono agli ottomani impegnati nella lotta contro l’impero bizantino.
Combattimenti continui e proficue alleanze contribuirono al successo degli ottomani. Nel 1326 presero Bursa e ne fecero la capitale del regno; nel 1338 cacciarono i bizantini dall’Anatolia ed estesero il proprio dominio a sud e a oriente a spese di altri principati turchi. Nel 1354 conquistarono Ankara (Anatolia centrale), e invasero Gallipoli (Gelibolu, sulla costa europea dello stretto dei Dardanelli), da cui procedettero all’occupazione dell’Europa sudorientale. Nel 1361 presero Adrianópolis (l’attuale Edirne), che elessero a nuova capitale.
Nel 1389, sconfitti i serbi nella battaglia del Kosovo, gli ottomani di Murad I invasero la Tracia, la Macedonia e gran parte della Bulgaria e della Serbia. Nel 1402 subirono l’invasione del mongolo Tamerlano, che sconfisse il sultano Bayazid I vicino ad Ankara, ma in seguito riuscirono a ristabilire il controllo sull’impero e ad accrescere ulteriormente i domini sotto Maometto I e Murad II.
Nel 1453 il sultano Maometto II conquistò Costantinopoli (l’odierna Istanbul), e ne fece la capitale definitiva dell’impero. Il XVI secolo fu un periodo di ulteriori conquiste: il sultano ottomano Selim I sconfisse i Safavidi della Persia a Chardiran nel 1514, occupò l’Anatolia orientale e annetté l’Egitto e la Siria, sottraendoli ai Mamelucchi (1516-17), e conquistando anche località arabe sacre ai musulmani e porti commerciali sul Mar Rosso e sull’oceano Indiano.
Solimano il Magnifico, figlio e successore di Selim I, è considerato il più grande dei sovrani ottomani. Durante il suo regno l’Iraq entrò a far parte dell’impero (1534), e il dominio ottomano si estese al Mediterraneo orientale e, attraverso l’annessione di Algeri e le incursioni dei corsari, al Mediterraneo occidentale. Solimano penetrò anche in Europa: prese Belgrado (1521) e sconfisse gli ungheresi nella battaglia di Mohács (1526), ma a causa dell’intervento di Carlo V non ebbe esito l’assedio di Vienna (1529).
| 3. | La società e le istituzioni ottomane |
L’organizzazione militare era uno dei capisaldi dell’impero ottomano, spesso impegnato in imprese guerresche, e l’esercito ricopriva quindi un ruolo rilevante. Le prime forze ottomane erano costituite dalla cavalleria turca (sipahi), retribuita con concessioni governative a riscuotere tributi provenienti da terre coltivate (timar), e ciò significava che più l’impero si espandeva maggiore era il reddito di tali milizie. La cavalleria leggera si rivelò tuttavia insufficiente e, a partire dalla metà del XIV secolo, furono reclutati mercenari, schiavi e prigionieri di guerra. Nel XV secolo gli ottomani imposero il servizio militare obbligatorio ai giovani cristiani dei Balcani (devshirme), e tra queste nuove milizie (kapikulli), emerse il corpo di fanteria dei giannizzeri.
L’amministrazione ottomana fu strutturata in base alle necessità dell’esercito e fu per un certo periodo molto efficiente. L’amministrazione provinciale era organizzata in distretti militari gestiti da ufficiali il cui compito principale era la riscossione dei tributi. L’amministrazione centrale si occupava principalmente degli approvvigionamenti e delle paghe dei militari. Strade e ponti venivano costruiti essenzialmente allo scopo di facilitare gli spostamenti delle truppe. Il potere statale veniva esercitato dalla famiglia estesa del sultano, dai dipartimenti governativi facenti capo al gran visir, che sostituiva il sultano negli affari di stato, e dalle istituzioni musulmane gestite da religiosi che si occupavano del sistema scolastico e legislativo.
Prima del XVII secolo i sudditi musulmani servivano principalmente nella cavalleria e nelle istituzioni musulmane, mentre nel resto dell’amministrazione e dell’esercito prestavano servizio i cristiani convertiti all’Islam. La loro condizione era quella di schiavi del sultano, sebbene il termine “schiavo” avesse una connotazione diversa da quella assunta in Occidente. Gli europei di quel tempo consideravano peculiari alcuni tratti dell’impero ottomano, tra i quali si distinguevano l’assenza di un’aristocrazia e il sistema meritocratico e di fedeltà incondizionata al sultano.
La lingua dell’amministrazione era il turco ottomano, la cui grammatica era turca, il vocabolario prevalentemente arabo e la grafia araba. La maggior parte delle funzioni esercitate dallo stato erano affidate a istituzioni non governative. La popolazione dell’impero era molto eterogenea dal punto di vista linguistico, culturale e religioso. Nelle province europee vivevano cristiani ortodossi che avevano accettato la dominazione ottomana in quanto meno onerosa di quella del Sacro romano impero. In Tracia, Macedonia, Bulgaria e Albania vi erano numerosi insediamenti musulmani e la Bosnia si convertì del tutto all’Islam. In alcune città i musulmani costituivano la maggior parte degli abitanti; nelle province dell’Asia era il contrario: la maggioranza della popolazione era musulmana, ma le città erano abitate prevalentemente da cristiani. I greci ortodossi erano presenti anche nell’Anatolia occidentale e in quella orientale vi erano armeni; in Siria e in Egitto vivevano molti cristiani.
Dal punto di vista economico la popolazione era raggruppata in tribù nei villaggi e in corporazioni nelle città. La maggior parte dei sudditi dell’impero viveva nei villaggi e molti conducevano vita nomade o seminomade; erano organizzati in comunità religiose (in seguito dette millet), e molti musulmani facevano parte di confraternite sufi. Il potere centrale lasciava molta autonomia ai capi delle varie comunità, i quali esercitavano perciò funzione di mediatori tra il governo e la popolazione. I grandi proprietari terrieri e i capi delle tribù avevano la stessa facoltà e fu perciò loro attribuito il titolo di notabili (a’yan).
Durante i primi tre secoli della sua esistenza, l’impero ottomano godette di un periodo di splendore anche culturale, rispecchiato nello sviluppo di musica, letteratura, storia, geografia, poesia, pittura e architettura, di cui il più pregevole esempio è la moschea di Solimano a Istanbul, costruita da Sinan, architetto attivo alla corte del sovrano ottomano.
| 4. | Il declino dell’impero |
Nel corso del XVII secolo l’impero ottomano non estese ulteriormente i propri confini e verso la fine del secolo subì anzi una serie di sconfitte, fallendo per la seconda volta la conquista di Vienna (1683), e perdendo più volte contro la Russia (vedi Guerre russo-turche), che riuscì così a espandere la propria influenza nei Balcani. Al tempo del trattato di Iaşi (1792), che pose fine al conflitto russo-turco del 1787, gli ottomani avevano ormai perso i territori a nord del Danubio, la Crimea e la regione tra il Dnestr e la Russia.
Per quanto concerne il resto dell’impero, il potere era nelle mani di sovrani locali più o meno autonomi. La reazione al declino fu duplice: alcuni diedero la colpa alle istituzioni ottomane, e in particolare all’esercito, e proposero un ritorno alle tradizioni passate; altri, esponenti principalmente della burocrazia civile, attribuirono la crisi dell’impero all’accresciuta potenza militare degli stati europei e ritennero opportuno operare un cambiamento dello stato sul modello occidentale. Durante il regno di Mahmud II quest’ultimo gruppo si impose e dette avvio a un movimento di riforma, ma ben presto emerse l’impossibilità di effettuare un’opera di rinnovamento sul piano militare senza operare analoghi interventi a livello governativo e sociale.
| 5. | L’epoca delle tanzimat (“riforme”) |
Mahmud II cercò di abolire il vecchio esercito e di costituire una nuova milizia di tipo europeo. Nel 1826 soppresse i giannizzeri e incoraggiò lo scioglimento dei vecchi corpi militari, in sostituzione dei quali creò truppe retribuite e soggette a una rigida disciplina, che divennero il principale strumento della centralizzazione politica dell’impero, nonché la fonte di ispirazione per riforme (tanzimat) in altri settori. Un esercito moderno era però costoso e fu necessario istituire una burocrazia efficiente, al fine di riscuotere i tributi necessari per pagare le truppe, e un sistema scolastico moderno per preparare gli ufficiali dell’esercito e i funzionari dello stato.
| 1. | L’ingerenza europea |
L’alto costo delle riforme comportò il trasferimento di fondi da istituzioni governative alle casse dello stato. Verso la metà del XIX secolo l’insufficienza di fondi indusse il sultano a chiedere prestiti all’estero, finché nel 1875 l’incapacità di pagare gli interessi sul debito pubblico lo portò ad accettare l’ingerenza europea nelle finanze dello stato (1881), mentre l’influenza delle potenze europee si estendeva nell’impero in seguito ai conflitti generati dalle spinte autonomistiche delle varie nazionalità soggette al dominio ottomano (vedi Questione d’Oriente).
Scopo delle riforme erano la centralizzazione dei poteri e la concessione di maggiori diritti e libertà ai cittadini dell’impero, indipendentemente dalla loro fede religiosa. I mutamenti introdotti provocarono non poche tensioni e furono criticati sia da coloro che li ritenevano contrari all’Islam, sia da coloro che volevano una maggiore partecipazione popolare al governo della cosa pubblica.
| 2. | La spinta dei movimenti nazionalisti e costituzionalisti |
Nella seconda metà del XIX secolo il movimento di ispirazione liberale dei Giovani Ottomani si mobilitò per ottenere la Costituzione, che venne emanata nel 1876 ma fu sospesa due anni dopo. Seguirono le azioni rivoluzionarie del movimento nazionalista dei Giovani Turchi, culminate nella rivolta militare del 1908 che rovesciò il dispotico Abdul-Hamid II e ripristinò la Costituzione. A capo della rivolta vi erano alcuni esponenti politici legati al gruppo d’opposizione Comitato di unione e progresso, che nel 1913 prese il potere e introdusse riforme più radicali.
| 6. | La disgregazione dell’impero |
Durante il XIX secolo, in attesa dei risultati del processo di modernizzazione, il rapporto tra il governo e i sudditi non musulmani non fu facile. Nelle province europee i cristiani non accettarono compromessi e le potenze europee impedirono agli ottomani di esercitare la forza, cosicché la Grecia (1829) e la Serbia (1830) ottennero l’autonomia, mentre la Moldavia e la Valacchia furono unificate (1859). La Grecia raggiunse l’indipendenza nel 1832 (vedi Guerra d’indipendenza greca), destino successivamente condiviso anche da Serbia, Romania, Montenegro e parte della Bulgaria (1878).
Nel 1885 i soli territori in Europa ancora sotto dominio ottomano erano la Macedonia, l’Albania e la Tracia, ma tutti questi possedimenti, a eccezione della Tracia orientale, furono persi in seguito alla guerra balcanica (1912-13). Per quanto riguarda l’Africa settentrionale, i francesi occuparono Algeri (1830) e la Tunisia (1881), gli inglesi l’Egitto (1882), e l’Italia la Libia (1912) con la vedi Guerra italo-turca. Diversa la situazione in Oriente, dove gli ottomani non solo mantennero le proprie posizioni ma, nonostante l’opposizione nazionalista, estesero il proprio dominio all’Arabia.
| 7. | La prima guerra mondiale e il crollo dell’impero |
Il collasso dell’impero ottomano fu la diretta conseguenza della prima guerra mondiale e dell’alleanza della Turchia con gli Imperi Centrali. Durante i primi due anni del conflitto gli ottomani combatterono con successo, ma furono sconfitti dai russi nell’Asia Minore orientale. Nel 1917-18, quando gli inglesi sferrarono l’offensiva in Iraq e in Siria, le forze ottomane non furono in grado di contrattaccare e nell’ottobre del 1918, dopo l’armistizio di Mudros che sancì la resa della Turchia alle potenze dell’Intesa, all’impero rimaneva solo l’Anatolia.
Costretta a firmare il trattato di Sèvres (1920), la Turchia dovette rinunciare non solo alle province arabe ma anche a parte dell’Anatolia. Nonostante l’opposizione delle potenze europee, il movimento nazionalista di Mustafa Kemal Atatürk si oppose all’ingerenza straniera e nel 1922 cacciò i greci – che nel maggio del 1919 avevano invaso Smirne – dall’Anatolia e dalla Tracia orientale. Il 1° novembre 1922 ebbe fine l’impero ottomano e l’anno seguente fu proclamata la Repubblica di Turchia.
| 8. | Conclusioni |
Oppressore brutale per le popolazioni dei Balcani, orda aliena per i liberali europei, motivo di frustrazione per i nazionalisti arabi, fardello pericoloso per i nazionalisti turchi impegnati nella nuova repubblica, l’impero ottomano dominò su un’area molto vasta per sei secoli. Nel 1914 l’impero contava circa 25 milioni di abitanti. Le ragioni che permisero agli ottomani di regnare tanto a lungo su una popolazione di lingua, cultura e fede diverse sono riconducibili a vari fattori, ma soprattutto fu determinante il consenso dei sudditi: se i musulmani consideravano l’impero un baluardo contro il mondo cristiano, per gli altri il dominio musulmano, attento a non interferire nella vita dei sudditi, costituì a lungo la migliore alternativa.
Il declino della potenza ottomana fu infatti causato, oltre che dai mutati rapporti di forza tra le potenze internazionali, anche dagli effetti della centralizzazione voluta dal movimento riformista che, intaccando l’autonomia goduta per secoli dalle varie popolazioni, finì per favorire la diffusione di sentimenti nazionalistici (gli stati sorti dalle rovine dell’impero si sarebbero d’altronde resi ben presto conto di quanto fosse difficile governare su popolazioni diverse per religione, cultura, lingua con gli strumenti del nazionalismo).
L’eredità ottomana fu rilevante: la nuova Repubblica turca e gli stati arabi furono infatti governati da uomini vissuti nell’impero e passati attraverso l’esperienza riformista. Le emigrazioni e le conversioni avvenute durante il dominio ottomano crearono numerosi problemi ai nuovi stati, soprattutto nei Balcani. Crollato l’impero, l’eredità ottomana era e rimane accessibile solo a coloro che conoscono il turco ottomano che, analogamente al latino e al greco antico, è la chiave per comprendere questa importante civiltà.