| Impero ottomano | Articolo | ||||
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| 3. | La società e le istituzioni ottomane |
L’organizzazione militare era uno dei capisaldi dell’impero ottomano, spesso impegnato in imprese guerresche, e l’esercito ricopriva quindi un ruolo rilevante. Le prime forze ottomane erano costituite dalla cavalleria turca (sipahi), retribuita con concessioni governative a riscuotere tributi provenienti da terre coltivate (timar), e ciò significava che più l’impero si espandeva maggiore era il reddito di tali milizie. La cavalleria leggera si rivelò tuttavia insufficiente e, a partire dalla metà del XIV secolo, furono reclutati mercenari, schiavi e prigionieri di guerra. Nel XV secolo gli ottomani imposero il servizio militare obbligatorio ai giovani cristiani dei Balcani (devshirme), e tra queste nuove milizie (kapikulli), emerse il corpo di fanteria dei giannizzeri.
L’amministrazione ottomana fu strutturata in base alle necessità dell’esercito e fu per un certo periodo molto efficiente. L’amministrazione provinciale era organizzata in distretti militari gestiti da ufficiali il cui compito principale era la riscossione dei tributi. L’amministrazione centrale si occupava principalmente degli approvvigionamenti e delle paghe dei militari. Strade e ponti venivano costruiti essenzialmente allo scopo di facilitare gli spostamenti delle truppe. Il potere statale veniva esercitato dalla famiglia estesa del sultano, dai dipartimenti governativi facenti capo al gran visir, che sostituiva il sultano negli affari di stato, e dalle istituzioni musulmane gestite da religiosi che si occupavano del sistema scolastico e legislativo.
Prima del XVII secolo i sudditi musulmani servivano principalmente nella cavalleria e nelle istituzioni musulmane, mentre nel resto dell’amministrazione e dell’esercito prestavano servizio i cristiani convertiti all’Islam. La loro condizione era quella di schiavi del sultano, sebbene il termine “schiavo” avesse una connotazione diversa da quella assunta in Occidente. Gli europei di quel tempo consideravano peculiari alcuni tratti dell’impero ottomano, tra i quali si distinguevano l’assenza di un’aristocrazia e il sistema meritocratico e di fedeltà incondizionata al sultano.
La lingua dell’amministrazione era il turco ottomano, la cui grammatica era turca, il vocabolario prevalentemente arabo e la grafia araba. La maggior parte delle funzioni esercitate dallo stato erano affidate a istituzioni non governative. La popolazione dell’impero era molto eterogenea dal punto di vista linguistico, culturale e religioso. Nelle province europee vivevano cristiani ortodossi che avevano accettato la dominazione ottomana in quanto meno onerosa di quella del Sacro romano impero. In Tracia, Macedonia, Bulgaria e Albania vi erano numerosi insediamenti musulmani e la Bosnia si convertì del tutto all’Islam. In alcune città i musulmani costituivano la maggior parte degli abitanti; nelle province dell’Asia era il contrario: la maggioranza della popolazione era musulmana, ma le città erano abitate prevalentemente da cristiani. I greci ortodossi erano presenti anche nell’Anatolia occidentale e in quella orientale vi erano armeni; in Siria e in Egitto vivevano molti cristiani.
Dal punto di vista economico la popolazione era raggruppata in tribù nei villaggi e in corporazioni nelle città. La maggior parte dei sudditi dell’impero viveva nei villaggi e molti conducevano vita nomade o seminomade; erano organizzati in comunità religiose (in seguito dette millet), e molti musulmani facevano parte di confraternite sufi. Il potere centrale lasciava molta autonomia ai capi delle varie comunità, i quali esercitavano perciò funzione di mediatori tra il governo e la popolazione. I grandi proprietari terrieri e i capi delle tribù avevano la stessa facoltà e fu perciò loro attribuito il titolo di notabili (a’yan).
Durante i primi tre secoli della sua esistenza, l’impero ottomano godette di un periodo di splendore anche culturale, rispecchiato nello sviluppo di musica, letteratura, storia, geografia, poesia, pittura e architettura, di cui il più pregevole esempio è la moschea di Solimano a Istanbul, costruita da Sinan, architetto attivo alla corte del sovrano ottomano.