Impero ottomano
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Impero ottomano
4. Il declino dell’impero

Nel corso del XVII secolo l’impero ottomano non estese ulteriormente i propri confini e verso la fine del secolo subì anzi una serie di sconfitte, fallendo per la seconda volta la conquista di Vienna (1683), e perdendo più volte contro la Russia (vedi Guerre russo-turche), che riuscì così a espandere la propria influenza nei Balcani. Al tempo del trattato di Iaşi (1792), che pose fine al conflitto russo-turco del 1787, gli ottomani avevano ormai perso i territori a nord del Danubio, la Crimea e la regione tra il Dnestr e la Russia.

Per quanto concerne il resto dell’impero, il potere era nelle mani di sovrani locali più o meno autonomi. La reazione al declino fu duplice: alcuni diedero la colpa alle istituzioni ottomane, e in particolare all’esercito, e proposero un ritorno alle tradizioni passate; altri, esponenti principalmente della burocrazia civile, attribuirono la crisi dell’impero all’accresciuta potenza militare degli stati europei e ritennero opportuno operare un cambiamento dello stato sul modello occidentale. Durante il regno di Mahmud II quest’ultimo gruppo si impose e dette avvio a un movimento di riforma, ma ben presto emerse l’impossibilità di effettuare un’opera di rinnovamento sul piano militare senza operare analoghi interventi a livello governativo e sociale.