| Trova nell'articolo | Algeria | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Algeria (nome ufficiale Al-Jumhūrīya al-Jazā’irīya ad-dīmūqrātīya ash-sha’bīya, Repubblica popolare democratica d’Algeria), stato dell’Africa nordoccidentale, è bagnato a nord dal mar Mediterraneo e confina a est con la Tunisia e la Libia, a sud con il Niger, il Mali e la Mauritania, a ovest con il Marocco e il Sahara Occidentale. Il paese ha una superficie complessiva di 2.381.741 km² e un’estensione costiera di 998 km; la capitale è Algeri. L’Algeria è uno dei paesi del Maghreb, riuniti dal 1989 all’interno dell’Unione del Maghreb arabo.
| 2. | Territorio |
Il territorio dell’Algeria, secondo paese africano per estensione, può essere diviso in tre regioni fisiche: i monti dell’Atlante (Atlante Telliano e Atlante Sahariano), la zona degli altopiani e il deserto del Sahara.
Parallelo alla costa mediterranea, fascia litoranea che ospita la maggior parte delle terre coltivabili del paese, si trova l’Atlante Telliano, catena di massicci montuosi appartenenti alla catena dei monti dell’Atlante. Più a sud – e fino all’Atlante Sahariano – si estende un’area di altopiani semiaridi costellati da depressioni desertiche e laghi salati detti chotts. Formato da montagne di antichissima origine, l’Atlante sahariano, anch’esso compreso nei monti dell’Atlante, marca il limite settentrionale della zona desertica, punteggiata da oasi. La parte meridionale del paese, corrispondente circa a 4/5 della superficie totale, è occupata dal Sahara algerino; in questa zona si alternano due tipi di paesaggio, il deserto di sabbia delle regioni del Grande Erg Orientale e del Grande Erg Occidentale, e il deserto roccioso, delimitato a sud dal massiccio dello Hoggar, che comprende il monte Tahat (3.003 m), la cima più elevata del paese.
| 1. | Idrografia |
Dall’Atlante Telliano nasce il Cheliff (lungo 725 km), il principale fiume del paese e l’unico a regime permanente, che sfocia nel mar Mediterraneo. La rete idrografica è alquanto povera e i corsi d’acqua hanno un regime di uadi. Benché le riserve d’acqua dolce siano limitate (461 m³ pro capite nel 2002), la maggioranza della popolazione urbana e rurale ha accesso alla fornitura idrica.
| 2. | Clima |
Le diverse regioni fisiche godono di climi differenti. Quello dell’Atlante Telliano è tipicamente mediterraneo, con estati calde e secche (25 °C di media) e inverni miti e piovosi (11,1 °C), in cui le precipitazioni vanno da 400 a 1.000 mm annui. Durante l’estate spira dal Sahara lo scirocco (chiamato localmente chehili), un vento caldo e asciutto. Verso sud il clima diventa via via più secco; le precipitazioni nella zona degli altipiani e in quella dell’Atlante Sahariano diminuiscono e oscillano tra i 200 e i 400 mm annui. La regione del Sahara ha clima tipicamente desertico, caratterizzato da forti venti, grande aridità e temperature elevate, con precipitazioni annue inferiori ai 130 mm.
| 3. | Flora e fauna |
Paese sottoposto per secoli al diboscamento per la creazione di pascoli, l’Algeria conserva alcune foreste – con cedri e querce – nelle zone più elevate dell’Atlante Telliano e dell’Atlante Sahariano; la regione degli altopiani degli chotts ha scarsa vegetazione, perlopiù di tipo arbustivo. La grande siccità che caratterizza il Sahara permette la crescita solo di piante molto resistenti, come l’acacia e la jojoba.
La scarsa vegetazione condiziona anche la vita animale, presente in numero limitato; tra i principali animali presenti sul territorio vi sono lo sciacallo, la iena, l’avvoltoio, l’antilope, la gazzella e numerosi rettili.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Tra le nazioni del Maghreb, l’Algeria è quella più all’avanguardia in materia di tutela dell’ambiente; il paese ha varato da tempo leggi che regolamentano la salvaguardia del patrimonio naturale e dispone di università e istituzioni che organizzano corsi di specializzazione in materia di protezione ambientale. Il 24% circa del territorio del paese è soggetto a tutela ambientale, sebbene solo il 5,1% (2004) sia effettivamente protetto. Attualmente esistono nove parchi nazionali, tra i quali l’immenso Parc National Tassili N’Ajjer, situato all’estremità orientale del paese, cinque riserve naturali, cinque aree di caccia speciali, alcune riserve forestali e riserve private.
Tra le principali minacce ecologiche vi sono la deforestazione, l’erosione del suolo causata dallo sfruttamento intensivo dei pascoli e dei territori coltivabili, l’inquinamento delle acque costiere mediterranee e la progressiva scomparsa delle zone umide. In Algeria vivono 250 specie vegetali endemiche e 3.140 specie animali, delle quali oltre un terzo a rischio di estinzione, a queste si aggiungono 12 (2004) specie di mammiferi e 11 (2004) di uccelli minacciate di estinzione in tutto il pianeta.
Paese produttore di petrolio, l’Algeria ricava gran parte dell’energia dai combustibili fossili, ma è attivamente impegnata nello sviluppo di nuove tecnologie per lo sfruttamento di fonti di energia alternative e partecipa al programma dell’UNESCO per il finanziamento di progetti di sviluppo dell’energia solare. Il paese coopera a livello internazionale per la protezione del mar Mediterraneo; ha inoltre ratificato la Convenzione di Ramsar sulla salvaguardia delle zone umide ed è entrata a fare parte dei WHS; il paese possiede due riserve della biosfera sotto la tutela dell’UNESCO.
| 3. | Popolazione |
Nel 2007 la popolazione algerina, prevalentemente concentrata nella fascia costiera, ammontava a 33.333.216 unità, con una densità media di 14 abitanti per km². La popolazione urbana costituisce il 60% del totale; quella rurale il 40% (2005).
La popolazione del paese è costituita essenzialmente da arabi (70% circa) e berberi (30%), principale sostrato etnico del popolo algerino; di origine berbera è anche l’esigua minoranza di tuareg presente sul territorio. Dopo l’indipendenza del paese, proclamata nel 1962, la maggior parte degli ebrei (circa 150.000) e dei coloni francesi (circa 1.000.000) che risiedeva in Algeria ha lasciato il paese. Esiste un’importante comunità algerina all’estero, la principale di queste si trova in Francia, dove molti algerini emigrarono in maniera massiccia a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo. Dopo la forte pressione demografica registrata nel paese nel trentennio successivo all’indipendenza, il tasso di incremento demografico dell’Algeria si è ridotto costantemente negli ultimi anni (1,22% nel 2007) fino a divenire uno dei più bassi dell’Africa.
| 1. | Lingua e religione |
La lingua ufficiale è l’arabo; dagli inizi degli anni Novanta del XX secolo è in atto nel paese un politica di arabizzazione che tende a imporre l’uso della lingua araba in ogni settore della vita sociale del paese. Diffuso è anche l’uso di dialetti berberi (circa 20% della popolazione), parlati soprattutto nella regione della Cabilia; il francese, retaggio del periodo coloniale e largamente diffuso, è utilizzato prevalentemente nei centri urbani, dalle classi più agiate e in ambito economico. La religione ufficiale è l’Islam; il 99% della popolazione algerina è musulmana sunnita, l’1% professa la religione cattolica.
| 2. | Istruzione e cultura |
Il sistema scolastico algerino, che per lungo tempo è stato modellato dal colonialismo francese, ha subito un drastico cambiamento dopo l’indipendenza del paese. Il governo ha attuato un programma educativo volto alla diffusione della lingua e della cultura arabe; nel 1976 ha abolito tutte le scuole private e ha reso gratuita e obbligatoria l’istruzione primaria per un periodo di dieci anni (dai 6 ai 16 anni d’età). Malgrado gli sforzi fatti, il sistema educativo algerino non è riuscito a far fronte alle esigenze dell’esplosione demografica e ai problemi posti dall’arabizzazione dell’insegnamento; il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta permane infatti alquanto basso (72,2% nel 2005).
Delle 14 università algerine la più importante è quella di Algeri, fondata nel 1879; gli altri centri universitari, tra cui quelli di Orano e Costantina, sono stati istituiti dopo l’indipendenza. Tra le principali istituzioni culturali del paese sono da ricordare la Biblioteca nazionale di Algeri (1835), che raccoglie 650.000 volumi; il Museo della preistoria e dell’etnografia e il Museo nazionale delle antichità classiche e musulmane, sempre ad Algeri. Di rilievo anche il museo archeologico di Cirta, a Costantina.
Per ulteriori informazioni sulla cultura dell’Algeria, vedi Letteratura maghrebina; Letteratura araba; Arte islamica; Cinema africano; Musica islamica; Raï.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
L’Algeria è divisa in 48 dipartimenti (wilayas, sing. wilaya): Adrar, Ain-Defla, Ain-Témouchent, Algeri, Annaba, Batna, Béchar, Béjaïa, Biskra, Blida, Bordj Bou Arreridj, Bouira, Boumerdes, Costantina, Ech-Cheliff, El Bayadh, El Boulaïada, El-Djelfa, El-Oued, El Tarf, Ghardaia, Guelma, Illizi, Jijel, Khenchela, Laghouat, Lemdiyya, Mascara, Mestghanem, Mila, M’Sila, Naama, Orano, Oum El Bouaghi, Relizane, Saïda, Sétif, Sidi Bel Abbès, Skikda, Souk Ahras, Tamanrasset, Tbessa, Tihert, Tilimsen, Tindouf, Tipaza, Tissemsilt, Tizi-Ouzou.
Algeri (1.519.570 abitanti nel 1998), moderna metropoli e polo culturale, è il primo porto marittimo del paese; altri centri urbani di rilievo sono Orano, grande polo commerciale, Costantina, mercato agricolo e Annaba, centro industriale sul Mediterraneo.
| 5. | Economia |
L’Algeria è una delle nazioni più ricche del continente africano. Nel 2005 il prodotto interno lordo era di 102.256 milioni di dollari USA, pari un PIL pro capite di 3.112,50 dollari. Lo sviluppo economico del paese si è a lungo fondato sull’estrazione, la produzione e l’esportazione di prodotti minerari, grazie alle imponenti riserve di petrolio e di gas naturale; il governo algerino ha recentemente messo in atto una poltica di diversificazione dell’economia basata sul rilancio del settore primario. Nel 2001 il tasso di disoccupazione era pari al 27,3%, uno dei più alti al mondo.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
L’agricoltura occupa il 21% (2001) della forza lavoro e contribuisce per il 8,5% (2005) alla formazione del prodotto interno lordo. L’agricoltura è praticata essenzialmente nella fascia costiera e sugli altopiani. La produzione agricola è costituita soprattutto da coltivazioni di frumento, orzo, uva, agrumi, olive e datteri; rilevante, inoltre, l’allevamento di ovini, caprini e bovini.
| 2. | Risorse forestali e pesca |
Nonostante i programmi di riforestazione, attuati fin dagli anni Settanta, il manto forestale, concentrato soprattutto nelle regioni settentrionali, ricopre solo l’1% del territorio; la produzione di legname ha essenzialmente scopi industriali. La pesca, soprattutto di sardine, alici, tonni e crostacei, è una voce non trascurabile dell’economia del paese: nel 2004 la produzione totale di pescato ammontava a 140.002 tonnellate.
| 3. | Risorse energetiche e minerarie |
Petrolio e gas naturale sono le principali ricchezze del sottosuolo algerino. Con una produzione di 588 milioni di barili all’anno, nel 2003 il paese occupava il diciassettesimo posto nella produzione mondiale di petrolio greggio e il quinto posto in quella di gas naturale (82,4 miliardi di m³). I giacimenti petroliferi e di gas naturale iniziarono a essere sfruttati a partire dalla metà degli anni Cinquanta del XX secolo. Importanza non secondaria rivestono anche i depositi di fosfati e i giacimenti di ferro, carbone, piombo e zinco.
| 4. | Industria |
Quasi tutte le attività industriali, strettamente controllate dallo Stato, sono ubicate alla periferia delle città di Algeri e di Orano. La raffinazione del petrolio occupa una posizione preminente nel settore, che annovera tra le industrie di base quelle chimiche, dei fertilizzanti, le acciaierie e i cementifici; attivi anche i comparti agroalimentare, tessile (con la produzione tradizionale di tappeti) e meccanico. Il rapido sviluppo industriale del paese ha permesso la crescita anche della produzione di ferro, acciaio, carta e componenti elettrici. Il settore, che nel 2001 occupava il 24% della forza lavoro, contribuisce per il 61,5% (2005) alla formazione del PIL.
| 5. | Commercio e finanza |
Il paese esporta principalmente petrolio e gas naturale (95% delle esportazioni totali) ma anche fosfati, minerali ferrosi, sughero, cuoio, tabacco, frutta e verdura; importa macchinari industriali, prodotti alimentari, beni di consumo e carbone. Nel 2004 il valore totale delle esportazioni fu di 32.083 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 18.386 milioni di $ USA. I principali partner commerciali sono i paesi dell’Unione Europea (circa due terzi delle esportazioni algerine), gli Stati Uniti e il Giappone. Esigui sono gli scambi commerciali con gli altri paesi del Maghreb.
L’unità monetaria è il dinaro algerino. Le funzioni monetarie e bancarie del governo algerino sono delegate alla Banca centrale di Algeria e dal 1966 sono stati nazionalizzati tutti gli istituti bancari privati o stranieri.
| 6. | Trasporti e vie di comunicazione |
Il sistema dei trasporti è abbastanza sviluppato nella regione settentrionale del paese, il collegamento con quella meridionale è assicurato da un tratto (completato nel 1985) della Transahariana, che da Algeri si spinge fino alla frontiera con il Niger. La rete ferroviaria, che si estende per 3.572 km (di cui solo 301 km elettrificati), è composta anche da cinque linee che collegano la zona costiera con i centri minerari e petroliferi del Sahara. La rete stradale, sviluppata per 104.000 km, di cui il 69% asfaltato, garantisce i collegamenti interni e lo sbocco al mare. I principali porti marittimi sono quelli di Algeri, Costantina e Annaba. La compagnia di bandiera Air Algérie assicura il trasporto aereo nazionale e internazionale.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Indipendente dal 1962, dopo una lunga lotta di liberazione contro la Francia, l’Algeria è una repubblica presidenziale. Da allora, è stata a lungo sottoposta a un regime a partito unico (il Fronte di liberazione nazionale) e soggetta a un severo controllo da parte dei militari. La Costituzione è stata promulgata nel 1976 e più volte emendata, in particolare nel 1989, quando è stato formalmente introdotto il multipartitismo e stabilita la separazione dei poteri. In seguito all’annullamento delle successive elezioni del 1991, nel paese è scoppiata una cruenta guerra civile che in pochi anni è costata al paese non meno di 150.000 morti. Fino al 1994 sono state sospese le libertà politiche e civili e il potere è stato assunto da un Alto consiglio di stato controllato dall’esercito. Nel 1999 è stata promossa una politica di riconciliazione nazionale, sancita da un referendum sulla “concordia civile” e seguita da un’amnistia. Nel 2005 un nuovo referendum ha approvato la proposta del governo di una nuova amnistia per alcuni reati commessi durante lo scontro civile.
| 1. | Potere esecutivo |
Il potere esecutivo, in seguito alla revisione della Costituzione del 1996, è affidato principalmente al presidente della Repubblica, che viene eletto a suffragio universale e resta in carica per cinque anni; ha ampi poteri e nomina il primo ministro.
| 2. | Potere legislativo |
Il potere legislativo è basato su un Parlamento bicamerale. L’Assemblea nazionale del popolo (al-Majlis al-Sha’abi al-Watani) è composta da 380 membri eletti a suffragio universale ogni quattro anni. Il Consiglio nazionale (al-Majlis al-Umma), chiamato anche Senato, è composto da 144 membri (di cui 48 nominati dal presidente della Repubblica) che restano in carica per sei anni. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età.
| 3. | Potere giudiziario |
Il sistema giudiziario è basato sul diritto francese e islamico (vedi Islam: la shariah e i riti). Prevede un Consiglio costituzionale di nove membri con un singolo mandato di sei anni e diverse Corti supreme, di cui le principali sono quelle di Algeri, Orano e Costantina. La pena di morte è prevista per una serie di reati ordinari e per gli atti di terrorismo, ma il paese sta attuando una moratoria delle esecuzioni.
| 4. | Istituzioni periferiche |
L’Algeria comprende 48 dipartimenti (wilaya); ogni dipartimento è amministrato da un governatore.
| 5. | Difesa |
Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 19 anni di età. Le forze armate contano 137.500 effettivi (2004).
| 6. | Forze politiche |
Non sono ammessi partiti politici la cui ideologia si basi esclusivamente sulla razza, sulla religione, sul sesso e sulla lingua. Attualmente, i maggiori partiti algerini sono: il Fronte di liberazione nazionale (Front pour la libération nationale, FLN; è l’ex partito unico, di tendenza socialista e nazionalista); il Raggruppamento nazionale democratico (Rassemblement national pour la démocratie); il Partito dei lavoratori (Parti des travailleurs); il Raggruppamento per la cultura e la democrazia (Rassemblement pour la culture et la démocratie). Il Fronte islamico di salvezza (Front islamique du salut), dal 1989 principale oppositore del regime algerino, è stato posto fuorilegge e sostituito da altri partiti islamici tra cui il Movimento della società per la pace (Mouvement de la société pour la paix) e il Movimento di rinascita islamica (Mouvement de la renaissance islamique).
| 7. | Storia |
I primi abitanti della regione furono i berberi, tribù di cacciatori e allevatori di bestiame che dall’8000 al 2000 a.C. si stabilirono nell’Hoggar. Nel 1100 a.C. i fenici fondarono Cartagine ed entrarono in conflitto con i romani. Durante le guerre puniche, combattute tra Roma e Cartagine nel III e II secolo a.C., Massinissa, capotribù dei berberi che regnò dal 202 al 148 a.C., si alleò con Roma e fondò il primo regno berbero, la Numidia, che fu conquistata da Giugurta nel 106 a.C. Ben governata da Roma, la Numidia divenne una provincia ricca, le sue città furono fortificate e la prosperità della sua produzione agricola le valse l’appellativo di “granaio di Roma”.
Il declino dell’impero romano cambiò la situazione delle province d’Africa e, nel III secolo d.C., permise l’affermarsi dell’indipendenza regionale e la crescita del movimento dei donatisti, setta cristiana del Nord Africa già avversata dalle autorità di Roma. Nel V secolo i vandali invasero la regione, dando vita a un regno sulle coste nordafricane; nel 534 l’imperatore bizantino Giustiniano sconfisse i vandali e riconquistò la Numidia.
| 1. | I regni islamici |
Successivamente, nel VII secolo, il Nord Africa fu invaso dagli arabi che, dopo aver combattuto la strenua resistenza delle tribù berbere, islamizzarono la regione. La lunga fase del dominio arabo fu turbata dalla lotta interna tra dinastie rivali fino all’affermazione, nell’XI secolo, del dominio della dinastia degli Almoravidi e in seguito degli Almohadi. Durante il regno degli Almohadi, Tlemcen, capitale del regno, fu abbellita con ricche moschee e divenne il principale centro artistico e culturale islamico.
| 2. | L’impero turco-ottomano |
La fine del regno degli Almohadi nel 1269 coincise con l’acuirsi della competitività commerciale tra le città portuali del Mediterraneo; per ottenere la supremazia, Algeri assoldò i corsari, pirati che si impadronivano delle navi mercantili e sequestravano gli equipaggi e i carichi per ottenerne il riscatto.
Nel XVI secolo gli spagnoli conquistarono alcuni porti del territorio nordafricano, tra cui Algeri, e imposero ai musulmani il pagamento di tributi. Ad accorrere in aiuto degli algerini fu Selim I, sultano dell’impero ottomano. La sua flotta, comandata dai corsari Baba’Arug e Khayr al-Din, detti Barbarossa, sconfisse gli spagnoli; nel 1518 Khayr al-Din fu nominato beylerbey, rappresentante del sultano in Algeria.
Algeri godette di ampia autonomia e accrebbe il suo predominio sul Mediterraneo, teatro di una fiorentissima attività piratesca. Nel 1671 il potere passò ai locali giannizzeri.
Alla fine del XVIII secolo ebbe inizio la decadenza di Algeri, soprattutto a causa dell’offensiva militare delle potenze europee, che mirava a porre fine alla pirateria, dichiarata fuori legge da un accordo internazionale. Nel 1815 furono inviate forze navali contro Algeri, l’anno seguente la flotta anglo-olandese distrusse le difese del porto e nel 1830 la città cadde in mano alle armate francesi.
| 3. | La colonizzazione francese |
Nel 1834 l’Algeria divenne un possedimento coloniale francese. Il nuovo regime incontrò l’opposizione degli algerini: l’emiro Abd al-Qadir guidò la resistenza berbera contro i francesi, arrendendosi solo nel 1847. Dopo questa data la Francia iniziò la colonizzazione di tutta la regione e incoraggiò nuovi insediamenti nelle terre confiscate alle popolazioni locali. L’Algeria divenne un dipartimento francese d’oltremare, controllato da una folta colonia di europei che costituivano la classe dirigente del paese; con un grande apporto di capitali dalla madrepatria i coloni modernizzarono l’economia, crearono industrie, banche, scuole, attività commerciali e promossero un’agricoltura strettamente legata alle loro esigenze, privilegiando viti e agrumi destinati all’esportazione verso la Francia.
La popolazione, già privata della propria terra, rimase sostanzialmente svantaggiata rispetto alla classe dominante, anche a causa delle restrizioni imposte dalla dominazione coloniale: gli algerini non potevano riunirsi in pubbliche assemblee, portare armi e nemmeno lasciare le loro case o i villaggi senza speciali permessi. Solo una piccola minoranza della popolazione autoctona, che nel 1930 contava cinque milioni di persone, frequentò le scuole francesi e adottò la cultura europea, ma non fu mai considerata al pari dei colonizzatori. Proprio in seno a questo gruppo, a partire dagli anni Trenta, crebbero e si diffusero sentimenti nazionalisti.
| 4. | Il nazionalismo algerino e la guerra per l’indipendenza |
Il movimento nazionalista algerino fu costituito dopo la prima guerra mondiale da gruppi musulmani di formazione culturale europea che inizialmente si limitarono a chiedere la totale eguaglianza di diritti tra algerini ed europei. Guidato da Ferhat Abbas e Ahmed Messali Hadj, il movimento indusse il governo francese a emanare nel 1936 un provvedimento che equiparava i veterani algerini ai professionisti dell’esercito della madrepatria. L’opposizione, da parte dei deputati delle colonie all’Assemblea nazionale francese, a qualsiasi riforma, rafforzò il movimento nazionalista che durante la seconda guerra mondiale creò il Partito militante antifrancese. Dopo la guerra, l’Algeria venne equiparata al territorio francese e fu istituita la prima Assemblea parlamentare con ugual numero di deputati algerini ed europei (1947). Il provvedimento, che non soddisfece né gli algerini né i coloni, spinse molti militanti nazionalisti alla lotta armata.
Nel marzo 1954 Ahmed Ben Bella, ex sergente dell’esercito francese, costituì, con altri otto cittadini algerini in esilio in Egitto, il primo comitato rivoluzionario del Fronte di liberazione nazionale (FLN). Il 1° novembre dello stesso anno il Fronte diede inizio alla guerra di liberazione contro la Francia con una serie di attacchi contro edifici pubblici, caserme di polizia ed esercito, e installazioni per le telecomunicazioni.
La rivolta sfociò in azioni di guerriglia, che per due anni insanguinarono il paese e costrinsero la Francia a inviarvi più di 400.000 soldati. La tattica della guerriglia riuscì in un primo periodo a disorientare le forze francesi, numericamente superiori. In seguito la repressione della Francia, condotta anche attraverso nuclei terroristici di coloni oltranzisti, fu durissima e ricorse a brutali incursioni nei villaggi e massacri di popolazione civile.
Nel 1956 la guerra raggiunse le città e l’anno seguente culminò nel prolungato scontro di Algeri (la cosiddetta “battaglia di Algeri”), dove le forze della resistenza furono sconfitte tramite una spietata repressione e un ferreo controllo dei quartieri arabi. Gruppi di civili furono deportati in campi di prigionia, furono uccisi tutti coloro che erano sospettati di aver aiutato i guerriglieri e furono chiuse con recinzioni elettrificate le frontiere con Tunisia e Marocco al fine di isolare le forze dell’FLN. Condannata anche dalla NATO per l’intervento armato in Algeria, la Francia non fu in grado di trovare una soluzione politica alla guerra.
Intanto i rapporti tra coloni e madrepatria si andavano deteriorando e una sedizione dei militari e dei coloni di Algeri portò nel maggio 1958 al ritorno del generale Charles De Gaulle, leader della Francia libera durante la seconda guerra mondiale; una volta al potere, De Gaulle annunciò (1959) la sua intenzione di concedere all’Algeria la possibilità di scegliere tra l’integrazione con la Francia e l’indipendenza. I coloni estremisti si ribellarono apertamente a De Gaulle nel 1960 e l’anno seguente un gruppo di generali, che aveva creato l’Organizzazione armata segreta (OAS), tentò, senza successo, di rovesciare le autorità governative francesi di Algeri.
Nel marzo 1962 fu finalmente firmato a Evian, in Francia, l’armistizio tra il governo francese e i rappresentanti del Fronte di liberazione nazionale. Nel giugno dello stesso anno fu indetto il referendum che portò l’Algeria a conseguire l’indipendenza; i coloni lasciarono in massa il paese.
| 5. | L’indipendenza |
A Evian, oltre all’armistizio, fu stipulato tra i due paesi un accordo per regolamentare la restituzione all’Algeria dei territori occupati dalla Francia e l’erogazione di speciali forme di aiuto che risarcissero le devastazioni di otto anni di guerra. In cambio, i rappresentanti del Fronte di liberazione nazionale si impegnarono a garantire diritti civili e protezione ai cittadini europei, che avrebbero avuto tre anni di tempo per scegliere tra la cittadinanza algerina e quella francese. Nonostante le divisioni interne, i leader nazionalisti approvarono, nell’incontro di Tripoli, la risoluzione che proclamava l’Algeria stato indipendente socialista e riconosceva come autorità di governo il Fronte di liberazione nazionale.
Con la proclamazione della repubblica, Houari Boumedienne fu nominato comandante delle Forze armate e nel settembre 1962 Ahmed Ben Bella fu eletto primo presidente dell’Algeria indipendente.
La prima Costituzione, che stabiliva una forma presidenziale di governo, fu approvata nel 1963. Ben Bella governò l’Algeria per tre anni, ma fu deposto nel 1965 dal colpo di stato del generale Boumedienne, ministro della Difesa. Sotto la sua guida il paese si avviò verso un rapido sviluppo economico, favorito dalla nazionalizzazione delle risorse minerarie e petrolifere. Il colonnello, che era stato presidente del Consiglio della rivoluzione e comandante in capo delle Forze armate, affiancò ai membri dell’FLN i comandanti militari che avevano fatto parte del Consiglio della rivoluzione e governò il paese assumendo contemporaneamente le funzioni di presidente della Repubblica, primo ministro e ministro della Difesa.
Eletto ufficialmente presidente della Repubblica nel 1976, Boumedienne promulgò una nuova Costituzione in cui venne ribadito il carattere socialista della politica algerina. Alla sua morte, nel 1978, fu eletto presidente il colonnello Chadli Bendjedid, che governò l’Algeria seguendo la linea politica del suo predecessore. Nel 1984 Bendjedid fu nuovamente eletto presidente.
| 6. | Nuove elezioni e conflitto civile |
Nel 1988 sanguinosi moti popolari contro il governo spinsero Bendjedid a modificare nuovamente l’assetto costituzionale del paese. La nuova Costituzione, approvata da un referendum nel febbraio 1989, sanciva la separazione tra Stato e partito ponendo fine al sistema del partito unico. Alle elezioni comunali e provinciali del 1990 il Fronte islamico di salvezza (FIS) si impose sui candidati dell’FLN.
Nel gennaio 1992, quando fu chiaro che il FIS avrebbe avuto la maggioranza in Parlamento, un gruppo di funzionari civili e di militari costrinse Bendjedid alle dimissioni. Annullate le elezioni, fu dichiarato lo stato di emergenza, sospesa la Costituzione, sciolto il FIS e affidata l’autorità di governo a un Alto consiglio di stato, presieduto da Mohammed Boudiaff. I fondamentalisti islamici risposero compiendo numerosi atti terroristici e il governo mise in atto una dura repressione, processando sommariamente e condannando a morte chiunque fosse anche solo sospettato di sostenere l’opposizione islamista.
Dopo l’assassinio di Boudiaff (giugno 1992), la presidenza dell’Alto consiglio di stato fu affidata a un collettivo di cinque persone con a capo Ali Kafi. Nel marzo 1993 l’Algeria ruppe le relazioni diplomatiche con Iran e Sudan, accusando i due paesi di favorire gli atti di violenza dei fondamentalisti. Questi avviarono una strategia terroristica mirante a destabilizzare la vita sociale, con attentati dinamitardi a mercati, scuole ed edifici pubblici, contro intellettuali, giornalisti, insegnanti, cantanti e poi, sempre più indiscriminatamente, contro tutta la popolazione civile.
| 7. | La diffusione del terrore |
Nel gennaio 1994 l’Alto consiglio cessò la sua funzione di governo e nominò presidente ad interim dell’Algeria il ministro della Difesa Liamine Zeroual, con il proposito di raggiungere una conciliazione nazionale. Diplomatico e militare di carriera che aveva combattuto per l’indipendenza dalla Francia, il generale Zeroual cercò di negoziare la pace con il Fronte islamico e con gli altri gruppi fondamentalisti, ma l’intensificarsi del terrorismo e della violenza lo costrinse nell’ottobre dello stesso anno ad ammettere il fallimento delle sue trattative. Intanto nuove formazioni, ancora più radicali del FIS, erano comparse sulla scena del conflitto algerino; tra queste il GIA (Gruppo islamico armato), la cui attività terroristica provocò migliaia di vittime tra la popolazione civile.
Nel 1995 nuove elezioni confermarono Zeroual. Tuttavia la dubbia trasparenza delle operazioni elettorali acuì la reazione dei fondamentalisti e aggravò lo stato di guerra civile in cui versava il paese. Le vittime erano ormai decine di migliaia, ma una stima precisa era impossibile per il completo controllo sull’informazione da parte del governo; quest’ultimo, d’altra parte, continuava a dichiarare che il fenomeno terroristico era ormai solo “residuale”.
| 8. | Fra terrorismo e repressione |
Tra il 1996 e il 1997 la politica del terrore visse invece il suo maggiore sviluppo: gli abitanti dei villaggi furono brutalmente massacrati a migliaia e la violenza terroristica investì i quartieri urbani, anche quelli posti sotto il controllo dall’esercito; in varie occasioni fu però lo stesso esercito a essere sospettato di una diretta responsabilità nelle stragi. Tra la popolazione civile nacquero “gruppi di autodifesa”, che si resero a loro volta responsabili di episodi di violenza.
Nel giugno 1997 elezioni condotte con il sistema proporzionale assegnarono la vittoria ai partiti vicini al regime (il Raggruppamento nazionale democratico, fondato pochi mesi prima a sostegno della politica del presidente Zeroual, e l’FLN, l’ex partito unico), ma le elezioni si svolsero in un clima di sfiducia e altissimo fu l’astensionismo. Ripresero peraltro le trattative, fortemente ostacolate dall’ala dura del regime algerino, con alcuni gruppi della galassia terrorista fondamentalista; l’AIS (Armata islamica di salvezza), il braccio armato del FIS, annunciò una tregua mentre all’ex leader del FIS Abbas Madani, dopo sei anni di detenzione, furono concessi gli arresti domiciliari.
Nel 1998, tra gennaio e agosto, l’Algeria concesse, prima a una rappresentanza europea, poi a una delegazione dell’ONU guidata dall’ex presidente portoghese Mario Soares, di visitare il paese; le due visite non ebbero alcun esito pratico e il regime algerino denunciò il tentativo di ingerenza degli stati occidentali nelle questioni interne del paese. Per favorire il dialogo con le opposizioni islamiste, venne promulgata una legge che faceva dell’arabo classico la lingua ufficiale algerina; il provvedimento provocò una diffusa protesta tra i berberi. In settembre, in un clima di drammatico scontro tra i vertici del potere, Zeroual annunciò improvvisamente l’anticipazione delle elezioni presidenziali. Nell’aprile 1999, Abdelaziz Bouteflika, sostenuto dall’esercito, dai partiti di governo e dall’ex sindacato unico, fu eletto alla presidenza con il 74% dei suffragi; le elezioni furono tuttavia boicottate dalle opposizioni, i cui candidati si ritirarono per protesta alla vigilia del voto, e largamente disertate dagli algerini.
| 9. | La “concordia nazionale” |
Insediatosi alla presidenza, Bouteflika compì un estremo tentativo di fermare la spirale di violenza avviando delle trattative con il Fronte islamico di salvezza (il cui braccio armato, l’AIS, aveva dichiarato la tregua nel 1997), che condussero all’elaborazione di un progetto di legge volto a concedere un’amnistia ai membri dei gruppi islamici armati.
La legge, detta di “concordia nazionale”, fu approvata dal Parlamento nel luglio 1999 e confermata a settembre da un referendum popolare al quale, secondo le stime ufficiali, partecipò l’85% degli aventi diritto. A usufruire dell’amnistia, proclamata il 14 gennaio 2000, furono tutti i membri dell’AIS, discioltosi ufficialmente il giorno precedente. Il GIA, l’altra potente formazione armata islamista, non partecipò alle trattative né accettò le condizioni di pace, dirigendo in seguito la sua azione terroristica anche contro i membri del FIS.
Nel corso del 2000 le formazioni armate del GIA compirono centinaia di attentati, causando la morte di più di duemila persone e pregiudicando il processo di pacificazione avviato dal presidente Bouteflika. A causa delle aspre lotte ai vertici del potere, nell’estate del 2000 il primo ministro Ahmed Benbitour si dimise dopo soli sette mesi e fu sostituito da Alì Benflis, ex ministro della Giustizia, considerato un riformatore. Sebbene formalmente sostenuto da un ampio spettro di forze, il governo algerino non riuscì né a stabilizzare la situazione politica, né a varare le riforme necessarie alla ripresa dello sviluppo economico. Agli inizi del 2001 si ebbe un’ulteriore recrudescenza del fenomeno terroristico; dopo decine di sanguinosi attentati, in aprile le milizie islamiste attaccarono un reparto dell’esercito, uccidendo quaranta soldati e ferendone gravemente altrettanti.
| 10. | Rivolta in Cabilia |
Nel quadro della profonda crisi economica che aveva spinto più della metà della popolazione sotto la soglia di povertà, alla fine di aprile del 2001 tra i berberi della Cabilia esplose una violenta rivolta, innescata dalla brutale uccisione di un diciottenne per mano della polizia. In seguito alla dura repressione della protesta da parte dell’esercito – che aprì il fuoco sulla folla, causando decine di morti e centinaia di feriti – il moto di ribellione si estese rapidamente dal capoluogo Tizi Ouzou agli altri centri della regione. La lotta delle popolazioni berbere si intensificò e si estese alle altre parti del paese e, in giugno, la marcia di un milione di persone sulla capitale Algeri si concluse con violentissimi scontri. Ad aggravare ulteriormente la situazione, agli inizi dell’estate ripartì l’offensiva terroristica del GIA, causando centinaia di vittime.
Nell’aprile 2002, a un mese dalle elezioni legislative, il Parlamento votò un emendamento alla Costituzione che istituì la lingua berbera come lingua nazionale, ma si trattò di un gesto poco più che simbolico nel processo di riconoscimento dell’identità berbera.
| 11. | Ricerca della stabilità |
Le elezioni politiche del 2002 videro il ritorno in forze del Fronte di liberazione nazionale (FLN), l’ex partito unico, che conquistò – secondo i dati ufficiali contestati dalle opposizioni – circa un terzo dei suffragi e la maggioranza assoluta dei seggi del Parlamento (199 su 389). Il Raggruppamento nazionale democratico, maggioritario nella precedente legislatura, ottenne solo l’8,2% dei suffragi e 47 seggi, superando di poco i due partiti islamisti moderati del Movimento di riforma nazionale e del Movimento della società per la pace (ex Hamas), che conquistarono rispettivamente 43 e 38 seggi. Le elezioni – alle quali partecipò solo il 46% degli aventi diritto e furono boicottate dal Raggruppamento per la cultura e la democrazia e da altri partiti di opposizione – registrarono l’affluenza più bassa dall’indipendenza; in Cabilia, dove non si era ancora spenta la protesta, si recò alle urne meno del 2% degli elettori. Al termine dello scrutinio elettorale Alì Benflis fu confermato nelle sue funzioni di primo ministro e segretario generale dell’FLN.
Agli inizi del 2003, Jacques Chirac compì la prima visita di un capo di stato francese in Algeria dopo l’indipendenza del paese. Salutata con entusiasmo, essa rappresentò soprattutto una dimostrazione di sostegno da parte della Francia, indispensabile nel processo di normalizzazione delle relazioni internazionali perseguito da Bouteflika.
Un nuovo conflitto si aprì all’interno del governo algerino agli inizi del 2004, quando il primo ministro Benflis, intenzionato a non appoggiare la candidatura di Bouteflika nelle imminenti elezioni presidenziali, venne rimpiazzato da Ahmed Ouyahia, primo ministro dal 1995 al 1998 e segretario generale del Raggruppamento nazionale democratico. Per tutta risposta, l’FLN ritirò i suoi rappresentanti dal governo candidando Benflis alle presidenziali. Le elezioni, svoltesi in aprile, si chiusero con la schiacciante vittoria di Bouteflika, che si impose sugli avversari con oltre l’83% dei voti, ma le opposizioni denunciarono numerose irregolarità nelle operazioni di scrutinio.
Nel settembre 2005 l’Algeria si recò alle urne per il referendum sulla “Carta per la pace e la riconciliazione”, una legge rivolta secondo il governo che la propose a chiudere definitivamente il violento scontro civile che aveva insanguinato il paese dal 1992. La Carta sancì di fatto la non perseguibilità dei reati, anche gravi, perpetrati durante lo scontro civile sia dai terroristi islamici sia dalle forze di polizia e dell’esercito alle quali, secondo un documento ufficiale pubblicato pochi mesi prima del referendum, erano da attribuirsi circa 6.000 delle 150.000 vittime dello scontro civile. Secondo i dati ufficiali – contestati da diversi partiti dell’opposizione, che disertarono le urne – il referendum vide un’elevata partecipazione (circa l’80% degli aventi diritto) e venne approvato a larga maggioranza (97%).
| 12. | Sviluppi recenti |
Nel corso del 2006 si rafforza nel paese il fenomeno terroristico. Il Gruppo salafita per la preghiera e il combattimento che nel gennaio 2007 prende il nome di Al Qaeda per il Maghreb islamico, mette a segno una serie di attentati (di cui uno ad Algeri a poca distanza dalla sede del governo) provocando decine di morti e centinaia di feriti.
Nelle elezioni politiche di maggio, precedute da una serie di scontri tra esercito e gruppi terroristici, si conferma al primo posto il Fronte di liberazione nazionale, che perde tuttavia un terzo dei seggi passando da 199 a 136. Al secondo posto si conferma il Raggruppamento nazionale democratico, seguito dagli islamici moderati del Movimento della società per la pace. Il Raggruppamento per la cultura e la democrazia, che aveva boicottato le elezioni del 2002, ottiene 19 seggi.