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Lotta antiparassitaria
1. Introduzione

Lotta antiparassitaria Insieme di interventi ambientali di tipo chimico, biologico e fisico, atti a ridurre l’incidenza dei danni provocati da insetti, funghi patogeni ed erbe infestanti sulle colture e migliorare le rese di queste ultime, sia in termini qualitativi che quantitativi. Quando i diversi sistemi di controllo degli agenti infestanti vengono impiegati congiuntamente, si parla di lotta antiparassitaria integrata.

Mediamente, gli agenti infestanti distruggono ogni anno il 35% di tutte le coltivazioni del pianeta. Anche dopo il raccolto, gli insetti, i microrganismi, i roditori e gli uccelli provocano ancora un 10-20% di perdite, facendo salire il totale al 40-50%. Parallelamente, in molti paesi si assiste a una tendenza alla riduzione dei terreni agricoli in favore dello sviluppo di nuove aree industriali, nonostante una grossa fetta della popolazione mondiale sia gravemente sottoalimentata. La lotta antiparassitaria si rende quindi necessaria per garantire, oltre alla buona qualità dei prodotti, lo sfruttamento intensivo e la produttività dei terreni.

2. Controllo chimico

Prende il nome di pesticida (o fitofarmaco) ogni agente chimico utilizzato nella lotta antiparassitaria. Alcuni di questi composti sono completamente sintetici, mentre altri derivano da sostanze chimiche presenti in natura, potenziate o modificate dall’uomo.

Per quanto riguarda i funghicidi, l’Europa occidentale ne rappresenta il più grande mercato del mondo. Tra le specie di funghi patogeni più temute per le colture, Erisyphe graminis è quella responsabile del mal bianco, che probabilmente rappresenta la principale malattia fungina al mondo: colpisce infatti diversi tipi di piante, dal grano all’orzo alla vite, provocando ogni anno perdite di centinaia di milioni di dollari. In Giappone e nel Sud-Est asiatico, dove il riso è la maggior fonte di cibo, le principali malattie fungine combattute con specifici fungicidi sono il brusone (Pyricularia oryzae) e la ruggine del riso (Pellicularia sasakii).

I diserbanti, di natura diversa a seconda del sistema di coltivazione e delle colture per cui vengono utilizzati, nel complesso rappresentano quasi la metà del valore di tutti i fitofarmaci usati. Gli insetticidi, infine, costituiscono la porzione più piccola del mercato dei fitofarmaci (circa il 28% del totale). Sono i più discussi, soprattutto a causa dei gravissimi danni causati all’ambiente dai primi composti utilizzati, in particolare dal DDT, il cui uso nella maggior parte dei paesi è oggi proibito o sottoposto a severe normative di controllo. Poiché gli insetticidi offrono un minor ritorno economico e sono mal visti dall’opinione pubblica, dopo l’introduzione di una famiglia di composti noti come piretroidi, non sono più stati sviluppati prodotti di particolare interesse. Per questo motivo, gli insetti sono considerati l’obiettivo delle nuove generazioni di biopesticidi.

3. Controllo biologico e fisico

Diversi sono i campi di ricerca delle biotecnologie applicate alla lotta antiparassitaria. Uno di questi, che è anche uno dei più controversi, è la creazione di virus modificati, in grado di colpire in modo mirato particolari specie di insetti dannosi per le colture. Innocui per le altre specie, i virus si autodistruggerebbero, una volta esaurita la loro azione tossica.

Un altro approccio consiste nel sintetizzare alcune sostanze naturali, come i feromoni, che normalmente vengono prodotte dagli insetti per avvertire di un pericolo i conspecifici (gli individui della stessa specie); in questo modo, intere popolazioni di insetti dannosi potrebbero essere tenute lontane dalle colture. Esistono, inoltre, fattori antinutritivi che, irrorati sui campi, impediscono agli insetti di mangiare, fino a farli morire di fame. Ancora, possono essere distribuiti sui campi invertebrati parassiti come i nematodi, per colpire specifici animali infestanti come le lumache, che ne vengono parassitati.

Questi sono solo alcuni esempi dei possibili rimedi antiparassitari di natura biologica che sono attualmente allo studio come agenti di controllo selettivo. Un’altra via da perseguire è quella dell’ingegneria genetica, che permette di selezionare piante resistenti alle malattie e agli insetti, attraverso l’introduzione di geni specifici.

Un sistema più rudimentale ma relativamente efficace di lotta alle infestanti è di natura fisica, e consiste nel semplice interramento delle erbe infestanti, dei semi e dei funghi patogeni legati ai residui delle colture, realizzato con mezzi meccanici.