Vetro
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Vetro
2. Formatura

Allo stato fuso il vetro può essere modellato ricorrendo a metodi differenti: colaggio, soffiatura, pressatura e stiramento.

1. Colaggio

Questo procedimento, di origini antichissime, prevede che il vetro fuso venga versato in uno stampo e lasciato solidificare e raffreddare.

2. Soffiatura

La possibilità di soffiare il vetro per conferirgli la forma desiderata fu scoperta sul finire del I secolo a.C. in Medio Oriente e in particolare lungo la costa fenicia. La tecnica conobbe rapida diffusione e rappresentò fino al XIX secolo il metodo più comune per la produzione di recipienti; è tuttora usata per produrre pezzi pregiati o di forma che non consente la pressatura. Utilizzando un tubo di ferro, detto “canna”, le cui dimensioni possono variare da 10 a 45 mm di diametro e da 125 a 175 cm di lunghezza, l’artigiano preleva dal forno a crogiolo (“padella”) la quantità di vetro fuso sufficiente alla formatura. Poiché il materiale è allo stato pastoso, la porzione prelevata assume l’aspetto di una grossolana goccia, chiamata in vario modo secondo l’uso locale: bolo, pera o, con termine francese usato anche in Italia, paraison. Il bolo appena tolto dalla padella è troppo fluido e tende a colare, per cui viene parzialmente raffreddato facendolo rotolare su una piastra metallica, con la canna in posizione orizzontale: questa operazione serve anche a regolarizzare la superficie del bolo, facendogli assumere una forma pressappoco cilindrica.

A questo punto il soffiatore pone la canna in posizione verticale e comincia a insufflare aria dentro il bolo, che gradualmente si gonfia mentre le pareti dell’oggetto in formazione si assottigliano. L’abilità del soffiatore consiste principalmente nel far coincidere il momento in cui il vetro si solidifica con quello in cui ha insufflato tutta l’aria necessaria a far assumere all’oggetto le dimensioni volute. Per ottenere la forma desiderata è spesso necessario procedere in più tempi, riscaldando fino al punto di plasticità solo la parte dell’oggetto che deve essere ulteriormente allargata.

Talvolta la soffiatura avviene dopo che il bolo è stato introdotto fra le due parti incernierate di uno stampo metallico, così che gonfiandosi il vetro vada ad accostarsi alle sue pareti interne, assumendone la forma. Dopo la soffiatura si può procedere all’aggiunta di altri elementi (manici, piedi, beccucci ecc.), utilizzando piccoli boli che, appoggiati allo stato pastoso sulla superficie solidificata, vi si saldano e possono essere sagomati prima che solidifichino anch’essi.

3. Pressatura

Nell’antichità questo metodo veniva praticato soprattutto per fare aderire perfettamente il vetro allo stampo. Gli artigiani islamici ricorrevano a semplici torchi con cui realizzavano pesi e sigilli. I produttori europei riscoprirono la pressatura sul finire del Settecento e la sfruttarono per fabbricare i tappi dei decantatori e le basi del vasellame a stelo. All’inizio dell’Ottocento negli Stati Uniti ebbe grande sviluppo la pressatura meccanica, processo in cui il bolo veniva introdotto nello stampo e schiacciato da un controstampo che gli conferiva la forma definitiva; stampo e controstampo recavano talvolta decori in rilievo o in cavo da imprimere sul pezzo.

4. Stiramento

In passato il vetro tirato in lastra e in particolare il vetro per specchi veniva prodotto versando il materiale fuso su una tavola di ghisa e appiattendolo mediante un apposito rullo, per poi passare alla fase di lucidatura. I procedimenti più moderni prevedono invece uno stiramento continuo per mezzo di doppi rulli.