Rinascimento (arte)
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Rinascimento (arte)
3. Il Rinascimento in Europa

Nell’Europa settentrionale, nel momento in cui in Italia fiorivano le prime manifestazioni del Rinascimento, era diffuso lo stile del gotico internazionale. In Germania e in Francia, nelle Fiandre e nei Paesi Bassi, la “nuova maniera” rinascimentale fu conosciuta in ritardo e si impose in forme ibride, che risentivano della tradizione locale, soprattutto nella rappresentazione del paesaggio (sempre ricco di particolari) e nella resa della figura umana.

Nei Paesi Bassi l’introduzione della pittura rinascimentale si deve a Jan van Eyck. Il suo stile, come si osserva nella celebre Pala di Gand (terminata nel 1432, St. Bavon, Gand), si fonda su una minuziosa attenzione per il mondo naturale. Van Eyck mise a punto un sistema di prospettiva lineare diverso da quello matematico affermatosi in Italia, più intuitivo, riducendo al minimo l’uso della prospettiva aerea per gli sfondi dei paesaggi. Affascinato dagli oggetti inanimati, dipinse opere dalla complessa iconografia, in cui ogni minimo dettaglio viene descritto con grande precisione e rilievo. Diversamente dalla produzione dei maestri italiani, nei quadri di Van Eyck mancano del tutto i riferimenti alla classicità.

Il fiammingo Rogier van der Weyden, originario di Tournai, nelle Fiandre, si recò invece personalmente in Italia (attorno al 1450), dove i suoi dipinti furono apprezzati ed esercitarono qualche influsso sui protagonisti della scuola ferrarese: Cosmè Tura, Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti. Tratto caratterizzante della sua arte, la carica espressiva dei volti e delle figure (si veda ad esempio la Deposizione del 1435 ca., Museo del Prado, Madrid), sconosciuta alla scuola italiana dell’epoca. Schiacciando il piano prospettico, Van der Weyden ridusse inoltre la tridimensionalità delle figure.

Fra i più importanti pittori fiamminghi della generazione successiva, si ricordano Dierick Bouts e Hugo van der Goes: l’opera più famosa di quest’ultimo è il Trittico Portinari (1476 ca., Galleria degli Uffizi, Firenze), eseguito per un mecenate fiorentino, decisamente lontano dalla pittura toscana contemporanea per l’estremo realismo.

Molto originale fu l’opera di Hieronymus Bosch, pittore che si colloca in posizione di netta indipendenza rispetto alla tradizione fiamminga: il trittico Giardino delle delizie (1505-1510 ca., Prado, Madrid) rappresenta un mondo immaginario e surreale in cui passato, presente e futuro si fondono in immagini da incubo.

Molto fantasiosa è pure l’iconografia elaborata da Pieter Bruegel il Vecchio: in pieno XVI secolo, quando oramai le innovazioni italiane erano accolte e assimilate con entusiasmo in tutt’Europa, Bruegel restò fedele al primo stile fiammingo, con dipinti e incisioni che illustravano, non senza una certa dose di ironia, proverbi e immagini tratti dalla tradizione popolare.

Gli scultori dei Paesi Bassi furono molto meno innovativi dei pittori e conservarono un forte legame con lo stile gotico del secolo precedente; l’architettura infine sembrò non essere affatto influenzata dal Rinascimento.

Anche in Francia le novità artistiche italiane furono accolte con una certa lentezza. Agli inizi del XVI secolo, le idee rinascimentali iniziarono a imporsi grazie alla presenza di molti artisti italiani alla corte di Francesco I. Il sovrano intendeva infatti dar vita a una grande corte, presso il castello di Fontainebleau (55 km a sud-est di Parigi), in grado di rivaleggiare con quelle italiane. Tra i più noti artisti della cosiddetta scuola di Fontainebleau, che affermò temi e soggetti manieristi, furono Rosso Fiorentino, Luca Penni (Firenze 1504 ca. - Parigi 1556) e Francesco Primaticcio, già allievo di Giulio Romano a Mantova.

In Germania la pittura assorbì le nuove tendenze del Rinascimento italiano fondendole efficacemente con la tradizione tardogotica (come si osserva nell’opera di Konrad Witz). L’artista più importante del Rinascimento tedesco fu Albrecht Dürer, pittore e maestro di arti grafiche. Le sue perfette incisioni di soggetto allegorico (quali Melancholia I e San Girolamo nello studio, 1513-14, Louvre, Parigi) diffusero il suo stile in tutta Europa. I ritratti e i dipinti affollati di immagini, ricchi di dettagli e vivacemente colorati, coniugano l’austera magnificenza dello stile italiano a un’intensità espressiva e a una cura dei particolari tipiche dell’arte nordeuropea.

Diversa la parabola artistica di Matthias Grünewald, che proseguì la tradizione medievale aprendosi in seguito, senza passare attraverso i canoni rinascimentali, a toni manieristi. La sua opera più celebre è costituita dalla serie di pale che ornavano l’altare di Isenheim (1512 ca. - 1515 ca., Museo d’Unterlinden, Colmar, Francia), enorme polittico in cui i personaggi sono figure attonite e tormentate in un paesaggio desolato.

In Spagna la pittura non assorbì la lezione del Rinascimento italiano con la stessa originalità di quella dell’Europa del Nord, sebbene mostrasse di trarre ispirazione proprio dall’Italia e dall’Olanda. Per le opere decorative di maggior rilievo, i mecenati spagnoli si affidarono a pittori e scultori stranieri: nel Cinquecento, il primo pittore della corte spagnola di Carlo V era il veneziano Tiziano.

Quanto all’architettura, solo verso la fine del XVI secolo venne realizzata in Spagna una struttura completamente rinascimentale, l’Escorial, fatto costruire da Filippo II presso Madrid. L’austera grandiosità del complesso (composto da un monastero, un seminario, un palazzo e una chiesa) e la totale mancanza di ornamenti segnarono l’inizio di un nuovo stile architettonico spagnolo.