Vista
Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File.
Vista
3. Visione stereoscopica

L’uomo e gli altri animali in grado di mettere a fuoco un oggetto con entrambi gli occhi sono dotati di visione stereoscopica, la quale permette di percepire la profondità del campo visivo. Il principio della visione stereoscopica può essere descritto come il processo visivo che si effettua con l’uso dello stereoscopio, uno strumento che presenta un’immagine ripresa da due angoli visivi leggermente diversi, in modo che gli occhi possano fonderla in una singola immagine tridimensionale.

Nella figura sotto, S e D rappresentano gli occhi e CC una linea (l’oroptera) passante per il punto A di intersezione degli assi ottici SA e DA e parallela alla linea che congiunge gli occhi. Il punto A viene percepito in punti corrispondenti dei due occhi, situati sullo stesso asse. Tuttavia, due punti d e s possono essere posti (sul piano dell’oroptera o al di fuori di esso) in modo tale che gli occhi li percepiscono insieme, come un solo punto B (nella Figura 1, il punto B è più vicino all’occhio rispetto all’oroptera CC, mentre nella Figura 2 è più lontano). Supponiamo ora che, nella Figura 1, venga tracciato un diagramma che rappresenta s e A e un altro d e A. Supponiamo, poi, che il primo si trovi davanti all’occhio sinistro e il secondo davanti al destro. I due assi ottici vengono, così, fatti convergere, in modo tale che l’immagine di A si forma su punti corrispondenti di entrambi gli occhi. Di conseguenza, i punti s e d sembrano fondersi in un singolo punto, situato più vicino o più lontano dall’occhio rispetto ad A. Ciò spiega l’azione dello stereoscopio e anche l’effetto “pseudoscopico” prodotto quando le immagini vengono capovolte. Vedi anche Ottica.