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La produzione letteraria, la tradizione, la fortuna |
Delle numerose composizioni poetiche di Saffo, che vennero raggruppate in nove libri dai grammatici alessandrini in base alla loro struttura metrica, resta piuttosto poco: perlopiù citazioni da altri autori antichi o frammenti di papiri. Ciò è sufficiente tuttavia per identificare la sua lingua nella variante eolica (vedi Lingua greca) e il suo stile nel modello omerico; per capire i generi letterari che le furono più congeniali (tra gli altri: ode, epitalamio, inno), e i contenuti più frequentemente espressi nelle sue poesie. A questo proposito, spiccano l’amore in tutta la sua complessa fenomenologia (dall’innamoramento alla gelosia), gli affetti familiari (per il fratello e la figlia), l’amicizia, la bellezza della natura (celebri alcuni suoi “notturni”), le invocazioni alla divinità (prima fra tutte Afrodite, cui dedica il famoso frammento 1). In tutti i casi, però, ciò che caratterizza in senso innovativo Saffo rispetto alle precedenti esperienze della letteratura greca è la fortissima componente di soggettivismo e autobiografismo: la “cosa più bella” del mondo, come la stessa Saffo dice (frammento 16), non è infatti “né una schiera di fanti, né di cavalieri, né di navi” – cioè i valori “oggettivamente” guerrieri esaltati dalle generazioni precedenti – ma semplicemente “ciò che si ama”. Evidente è il debito verso Saffo della poesia lirica d’ogni tempo, soprattutto quella d’argomento amoroso; per la letteratura greca si possono ricordare Anacreonte, lirico di una generazione successiva, e tutta la poesia erotica d’età ellenistica; per la letteratura latina, Catullo, che si cimentò addirittura nella traduzione di un’ode saffica (frammento 31), ma anche Orazio e tutta la successiva esperienza dell’elegia romana. Dell’eco avuta su Leopardi già si è detto; la celebre strofa saffica, che sarebbe stata inventata proprio da Saffo, fu inoltre tra le più imitate dalla metrica barbara di Giosue Carducci.
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