Rabelais, François
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Rabelais, François
2. L’opera letteraria

Gli orribili e spaventevoli fatti e prodezze del celeberrimo Pantagruel, re dei Dipsodi (1532), la prima grande opera di Rabelais, è la storia di un giovane gigante di forza straordinaria e inesauribili appetiti, tratta da un libro anonimo allora in circolazione, intitolato Le grandi e inestimabili cronache del grande ed enorme gigante Gargantua. Il volume di Rabelais fu pubblicato con lo pseudonimo anagrammatico di Alcofribas Nasier.

Seguì, nel 1534, La vita inestimabile del grande Gargantua, padre di Pantagruel, che in seguito, nella disposizione dell’opera complessiva comunemente chiamata in italiano Gargantua e Pantagruel, sarebbe stata anteposta a quella scritta in precedenza. Il grande successo dei due libri non li sottrasse alla censura della Sorbona, che li giudicò osceni ed eretici.

Dopo due viaggi a Roma fra il 1534 e il 1535, Rabelais si trasferì prima a Montpellier, dove insegnò, e poi, nel 1540, a Parigi, lavorando al Terzo libro dei fatti e detti eroici del buon Pantagruel. Riuscì a pubblicarlo nel 1546 grazie al favore di re Francesco I, che aveva apprezzato i volumi precedenti. Nel 1552 fu stampato il Quarto libro dei fatti e detti eroici del buon Pantagruel.

La morte del re nel 1547, tuttavia, aveva scatenato una reazione contro la libertà di pensiero, tanto che in quello stesso anno lo scrittore dovette fuggire a Metz. Dopo un terzo soggiorno a Roma, Rabelais fu nominato curato di Meudon, dove visse tranquillamente il resto della sua vita.

La sanguigna comicità di Rabelais, affidata non soltanto alle situazioni ma anche alle invenzioni lessicali, è mescolata a una satira sociale pungente, ad acute intuizioni politiche e a una profonda saggezza pedagogica. Vicino a Erasmo da Rotterdam per lo spirito umanista e risolutamente antidogmatico, riuscì a dare voce alle istanze filosofiche e politiche dei suoi contemporanei.