| Trova nell'articolo | Filippo V il Macedone | Articolo |
Filippo V il Macedone (238 ca. - 179 a.C.), re di Macedonia (221-179 a.C.), figlio di re Demetrio II, salì al trono alla morte del suo tutore, Antigono Dosone. Si guadagnò dapprima la fama in una guerra (220-217 a.C.) nella quale, assieme alla Lega achea, sconfisse un'alleanza formata dalla Lega etolica, da Sparta e dall'Elide. Si alleò poi con Demetrio di Faro, principe illirico nemico di Roma. I successi del generale cartaginese Annibale in Italia convinsero Filippo a concludere un'alleanza con Cartagine (215 a.C.) nella speranza di assicurarsi i possedimenti romani in Illiria: ciò però accese un lungo conflitto con Roma, conosciuto come guerra macedone, che alla fine impose la dominazione romana in Grecia. Vedi Roma antica (età repubblicana).
La prima guerra macedone (215-205 a.C.) si concluse senza alcun vantaggio sostanziale per i due contendenti. La seconda terminò con la battaglia di Cinoscefale (197 a.C.), nella quale Filippo fu sconfitto dal generale romano Tito Quinzio Flaminino e fu obbligato a rinunciare alle sue conquiste, cedere la flotta, pagare un'indennità e consegnare un certo numero di ostaggi; la Macedonia divenne alleata di Roma e soggetta al controllo di quest'ultima.
Filippo allora si dedicò alla ricostruzione del suo regno. Riorganizzò le finanze, aprì alcune miniere e migliorò le difese delle frontiere settentrionali. Il continuo intervento di Roma contro la Macedonia, a seguito dei reclami degli stati vicini, persuase Filippo che i romani volessero annettersi il suo regno. Così nel 184-183 a.C., e nuovamente nel 181, egli cercò, con scarso successo, di estendere il suo dominio nei Balcani.