Sifilide
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Sifilide
3. Sintomi
1. Stadio primario

Lo stadio primario della sifilide è caratterizzato da una piccola lesione del diametro di 1 cm a forma di nodulo, detta sifiloma iniziale o ulcera dura, che non causa dolore e compare sul punto di infezione (in genere, i genitali, labbra e lingua) da tre a sei settimane dopo il contagio. Essa produce secrezioni estremamente infettive; in genere, il sifiloma scompare spontaneamente.

2. Stadio secondario

Lo stadio secondario ha inizio circa sei settimane dopo la scomparsa della lesione primaria; esso è caratterizzato da un’eruzione cutanea (cioè la comparsa di piccole macchie rosee, chiamate sifilodermi) che si estende su diverse aree del corpo e talvolta da sintomi diversi come cefalea, febbre e linfoadenopatia (malattia dei linfonodi che si trovano nel sistema linfatico); anche queste manifestazioni scompaiono spontaneamente dopo qualche settimana.

3. Stadio terziario

Nonostante la malattia entri in uno stadio latente che può durare anche anni, le spirochete che continuano ad albergare nell’organismo possono in ogni momento dare inizio allo stadio terziario o finale della sifilide. Quest’ultimo può coinvolgere il fegato, la cute (nella quale si formano le cosiddette gomme luetiche, cioè noduli che tendono a rammollirsi), le ossa (le ossa piatte vengono colpite da gomme che le deformano e le rammoliscono; le ossa lunghe diventano ipertrofiche, cioè le loro cellule si moltiplicano in modo anormale), le articolazioni, il cuore, i vasi sanguigni e il cervello.

Quando le spirochete colpiscono il sistema nervoso (si parla in tal caso di neurosifilide), possono produrre una forma di paralisi, chiamata tabe dorsale o atassia locomotoria (che determina difficoltà nei movimenti) oltre che una vera e propria malattia mentale (paralisi progressiva).

4. Sifilide congenita

L’infezione del feto per via materna in fase precoce dello sviluppo e in assenza di trattamento comporta in genere aborto, o parto prematuro o un’elevata mortalità dei neonati. A seconda della terapia seguita dalla madre, dallo stadio della gravidanza in cui avviene l’infezione, dall’adeguatezza delle cure alla madre e della capacità di risposta immunitaria del feto, il neonato può contrarre la sifilide in forma silente (circa un terzo dei casi), e sviluppare dopo anni i primi sintomi, oppure manifestare già alla nascita tipici segni che comprendono alterazioni ossee (le cosiddette tibie “a sciabola”, bozze frontali e naso incavato), ingrossamento del fegato e della milza (epatosplenomegalia), rash cutaneo, anemia; anche ritardo mentale, possibile meningite acuta, convulsioni e paralisi. Nella forma tardiva possono comparire tre sintomi detti “triade di Hutchinson”, ovvero denti appuntiti, sordità e cheratite interstiziale.