| Empirismo | Articolo | ||||
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| 3. | Le origini dell’empirismo |
Comunemente si designa con il termine “empirismo” una corrente filosofica dell’età moderna, fiorita soprattutto in Gran Bretagna, che si contrappose al razionalismo sul terreno del problema gnoseologico, sebbene non senza risentire dell’impronta soggettivistica impressa a questo problema dall’indagine del filosofo razionalista francese Cartesio.
Tuttavia, anche nei sistemi filosofici dell’antichità si sono ravvisate soluzioni di tipo empiristico: Aristotele, ad esempio, rivendica contro la teoria platonica delle idee la funzione positiva dell’esperienza sensibile, che richiede nondimeno di integrarsi con il pensiero razionale; Epicuro dal canto suo sostiene una forma integrale di empirismo, per il quale l’esperienza sensibile è alla base di ogni atto conoscitivo, così come evidenti motivi di tipo empiristico sono presenti nelle correnti dello scetticismo antico.
Il nominalismo medievale raggiunge nella filosofia di Guglielmo di Occam una chiara prospettiva empiristica, che esclude l’esistenza di strutture universali e di essenze necessarie: solo la conoscenza intuitiva e sensibile delle cose singolari ha valore di scienza.