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Protesi
1. Introduzione

Protesi In medicina, elemento artificiale che viene applicato per sostituire un organo la cui funzionalità sia irrimediabilmente compromessa da una lesione, dovuta a un trauma o a una patologia, o da una malformazione congenita. La medicina protesica, ossia la branca che si occupa della messa a punto di tali elementi, ha conosciuto un periodo di grande sviluppo alla fine delle due guerre mondiali, a causa del gran numero di reduci mutilati che necessitavano di arti artificiali. Un ulteriore impulso è stato dato a questa disciplina dalla crescente affermazione della bioingegneria che, attraverso il continuo studio delle interazioni tra apparecchi e materiali artificiali con il corpo umano, ha permesso la progettazione di protesi di grande efficienza e compatibilità con i tessuti dei pazienti.

2. Tipi di protesi

Le protesi possono essere interne o esterne, a seconda che esse siano collocate all’interno degli organi o siano visibili dall’esterno. Sono esempi di protesi interne: le protesi delle anche, impiegate in sostituzione della testa del femore; le “protesi di Starr”, sostituti delle valvole cardiache; le protesi acustiche, da collocare all’interno del condotto uditivo; le protesi mammarie, che possono sostituire una mammella asportata a seguito di cancro, oppure essere impiantate durante interventi di chirurgia estetica. Sono allo studio le protesi retiniche, formate da minuscoli processori che dovrebbero ripristinare la funzione visiva nei soggetti con nervo ottico integro. Tra le protesi esterne, vi sono gli arti artificiali e le protesi dentarie (vedi Odontoiatria).

3. Materiali protesici

I materiali impiegati per la realizzazione delle protesi sono molto diversi tra loro, in base al tipo di protesi e alla funzione che essa deve svolgere; tutti sono però accomunati dal fatto di possedere un elevato grado di biocompatibilità, ovvero di non determinare gravi fenomeni di rigetto da parte dell’organismo in cui la protesi viene impiantata. Per le protesi interne si fa ricorso a leghe metalliche e materiali come il titanio (ad esempio, nelle protesi dell’anca), il teflon®, il polietilene o altre materie plastiche (arterie e vene artificiali), il silicone (utilizzato negli interventi di mastoplastica, ossia per la ricostruzione del seno), alcune resine acriliche, materiali ceramici, metalli preziosi come oro e argento (utilizzati nell’ortodonzia).

4. Protesi degli arti

Un caso particolare è rappresentato dagli arti artificiali, ai quali, oltre che una buona capacità di svolgere le funzioni degli arti sostituiti, si richiedono anche buone caratteristiche estetiche; ciò allo scopo di migliorare, nel soggetto portatore di protesi, l’adattamento all’uso di questo elemento artificiale e l’immagine psicologica che il paziente ha di sé. Nel periodo precedente la prima guerra mondiale gli arti artificiali erano realizzati perlopiù in legno; le protesi di cuoio rinforzato con fasce di metallo erano un’alternativa possibile, ma tendevano a perdere la forma e la stabilità. Con l’introduzione delle materie plastiche e delle fibre di carbonio si è iniziato a produrre arti artificiali più leggeri e robusti. Parallelamente, le protesi possono essere rivestite di polimeri sintetici che conferiscono alla superficie dell’arto un aspetto simile a quello della pelle.

Rispetto agli arti inferiori, la progettazione e la realizzazione di quelli superiori pone problemi maggiori, dovuti in gran parte alla difficoltà di ricostruire la complessità e la capacità di presa delle articolazioni della mano. Esistono protesi capaci di riprodurre in modo soddisfacente i movimenti delle mani, ma esse sono costituite da pinze e ganci, e difficilmente vengono accettate dai pazienti. Le protesi che riproducono la forma e il colore delle mani, d’altra parte, sono spesso poco flessibili e funzionali. In alcuni casi, gli arti artificiali superiori possono essere dotati di piccoli motori a batteria per facilitare il movimento delle articolazioni.

5. Protesi acustiche

Questo tipo di protesi, che si rivolge a chi ha problemi all’udito, consiste di un dispositivo elettronico che amplifica i suoni. Gli apparecchi acustici sono costituiti dagli stessi componenti fondamentali che formano un normale impianto di amplificazione: l’unica differenza consiste nel fatto che tutti i componenti sono miniaturizzati e che il suono amplificato è trasmesso direttamente nell’orecchio del portatore.

Il microfono, l’amplificatore, il ricevitore e la batteria di un apparecchio acustico sono racchiusi in un’intelaiatura che può essere posta dietro l’orecchio, sopra di esso o sulla stanghetta degli occhiali. Il suono amplificato viene condotto dal ricevitore al condotto uditivo attraverso un tubicino. Il dispositivo si trova quasi completamente inserito all’interno del condotto uditivo e solo una piccola parte rimane sporgente.

Per i soggetti con difficoltà uditive gravi è necessario un amplificatore più potente, che viene di solito tenuto nel taschino della camicia; un filo collega l’amplificatore al ricevitore posto nell’orecchio. La maggior parte degli apparecchi acustici è dotata di comandi regolabili; i più sofisticati dispongono anche di microfoni direzionali. Se la perdita uditiva è dovuta a una malformazione del condotto uditivo o a un danno alla funzione dell’orecchio medio, è possibile fissare, con una fascia, un piccolo vibratore sull’osso mastoide posto dietro l’orecchio, in modo tale che la vibrazione venga trasmessa dalle ossa del cranio all’orecchio interno.

Un impianto di concezione più recente, detto “impianto cocleare”, è disponibile per le persone affette da sordità profonda o totale, ma con il nervo acustico funzionante. Il dispositivo è costituito da un microfono posto vicino all’orecchio, che riceve e trasmette i segnali acustici a un microprocessore. Questo trasforma i segnali acustici in segnali elettrici, che a loro volta vengono inviati a un trasmettitore posto dietro l’orecchio, e da qui a un ricevitore, localizzato, mediante un intervento chirurgico, sotto la pelle. Il ricevitore trasmette, infine, i segnali a un certo numero di elettrodi, inseriti nella coclea dell’orecchio interno, i quali stimolano direttamente il nervo acustico.