| Cartesio | Articolo | ||||
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| 2. | Il problema del metodo |
La filosofia era paragonata da Cartesio a un albero, di cui le radici sono la metafisica, il tronco è la fisica, e i rami sono tutte le altre scienze, che si riducono a tre discipline principali, cioè la medicina, la meccanica e l’etica. Formulando una radicale critica del sapere tradizionale fondato sul principio di autorità (in primo luogo sulla filosofia di Aristotele) e sulla persuasività della tradizione, egli decise di elaborare un nuovo metodo d’indagine, che consentisse di distinguere il vero dal falso in ogni campo della conoscenza, non meno che nella vita pratica. Tale metodo venne ricercato nella matematica, la quale unisce il criterio dell’evidenza intuitiva con il rigore della deduzione.
| 1. | Le regole del conoscere |
Su tali basi, Cartesio enunciò quattro fondamentali regole euristiche: l’“evidenza” (cioè la chiarezza e la distinzione di ogni contenuto del pensiero), l’“analisi” (per la quale ogni problema va risolto nelle parti più semplici), la “sintesi” (per la quale si passa dalle conoscenze più semplici a quelle più complesse), l’“enumerazione” (cioè la revisione del processo compiuto con l’analisi e la sintesi).
Per via dell’importanza assegnata alla ragione nella fondazione dell’intero sapere, e per il ruolo subordinato assegnato all’esperienza, Cartesio è considerato l’inauguratore del razionalismo nella filosofia moderna.
| 2. | Il dubbio metodico |
Cartesio avanzò anche l’esigenza di dare una giustificazione del suo metodo, così come di tutte le conoscenze che, nel campo della matematica non meno che nel campo della fisica, potevano essere ottenute attraverso di esso. A tal fine egli ritenne indispensabile dubitare di ogni conoscenza comunemente accettata, fino a giungere a un principio sul quale il dubbio non fosse possibile. In quanto si avvale del dubbio in modo sistematico, questa posizione può apparire vicina al pensiero degli scettici, ma in realtà da esso si distacca perché il dubbio mantiene, nella filosofia cartesiana, un carattere “metodico”, vale a dire non è fine a se stesso, ma è un procedimento finalizzato alla ricerca di un fondamento incontrovertibile di tutto il sapere.
| 3. | Il cogito |
Il fondamento veniva identificato nella certezza che l’io ha di sé e della sua esistenza in quanto pensante. Cartesio constatò, infatti, di poter dubitare di tutto, tranne che della propria esistenza: poiché all’atto stesso del pensare occorreva un soggetto pensante, egli stesso doveva esistere per poter pensare. Questa certezza fondamentale è fissata nella celebre formulazione: “Cogito, ergo sum” (“Io penso, dunque esisto”).
Partendo dal principio che il pensiero possiede in se stesso la garanzia della propria esistenza, Cartesio concluse che attributo essenziale dell’io o del soggetto che pensa è il pensiero stesso: “Io non sono, dunque, per parlar con precisione, se non una cosa che pensa, e cioè uno spirito, un intelletto o una ragione”. Tale conclusione fu ampiamente criticata, nel corso del Seicento, dai maggiori esponenti dell’empirismo, in particolare da Thomas Hobbes e Pierre Gassendi.
| 4. | Le idee |
Cartesio distinse poi tutte le idee che contraddistinguono l’attività pensante in tre gruppi: le “idee innate” (quelle che sembrano connaturate alla mente: ad esempio, le evidenze a priori della matematica), le “idee avventizie” (quelle che sembrano venute dal di fuori, vale a dire le idee delle cose sensibili), le “idee fattizie” (quelle formate dal soggetto pensante, come le idee di esseri immaginari).
Ponendo l’idea di Dio nel primo gruppo (come idea di una sostanza infinita, onnisciente e onnipotente), Cartesio elaborò una triplice dimostrazione della sua esistenza, riconducendola al fatto che ciascun uomo è privo delle perfezioni che quell’idea rappresenta; alla constatazione che l’uomo non è autore del proprio essere; e infine all’argomento ontologico, o a priori, che risaliva a sant’Anselmo.
| 5. | Il dualismo cartesiano: res cogitans e res extensa |
Cartesio proseguì nella sua riflessione sostenendo che Dio aveva creato due ordini di sostanze: la sostanza pensante (res cogitans) e la sostanza estesa (res extensa). Quest’ultima si identifica con la materia, la cui caratteristica essenziale è quella di occupare una determinata estensione spaziale; pertanto, se la sostanza pensante si conforma alle leggi del pensiero, la sostanza estesa si conforma alle leggi meccaniche della fisica. Ne nasceva il problema di conciliare l’anima, in quanto spirituale e inestesa, con il corpo, in quanto realtà materiale ed estesa. La bipartizione della realtà nelle due sostanze, quella fisica e quella mentale, è nota come dualismo cartesiano e ha influenzato straordinariamente la filosofia moderna.
| 6. | La morale provvisoria |
Nell’ambito della filosofia cartesiana, le questioni di etica non sono svolte con la stessa ampiezza delle questioni della scienza e della metafisica. Nel Discorso sul metodo, tuttavia, Cartesio enunciò tre massime di una “morale provvisoria”, relative al comportamento pratico da mantenere nella fase dell’esercizio del dubbio metodico. Da un lato egli esprimeva l’intento di “serbar fede alla religione nella quale Dio mi ha fatto la grazia di essere educato sin dall’infanzia”, dall’altro riprendeva altre due massime improntate allo stoicismo. In seguito, si misurò nuovamente con il problema etico nel trattato Le passioni dell’anima (1649).