Marx, Karl
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Marx, Karl
4. La critica dell’economia capitalista

Dopo la pubblicazione del Manifesto scoppiarono le rivoluzioni in Francia e in Germania: il governo belga, temendo l’avanzata dell’onda rivoluzionaria, bandì Marx, che tornò a Parigi e poi nuovamente a Colonia, dove fondò e diresse il periodico comunista “Neue Rheinische Zeitung” (Nuova gazzetta renana) e si dedicò all’attivismo politico. Nel 1849 fu arrestato e processato con l’accusa di incitamento all’insurrezione armata; fu assolto, ma costretto a lasciare il paese e a chiudere il giornale. Nel medesimo anno venne nuovamente espulso dalla Francia; si trasferì quindi a Londra, dove rimase fino alla morte.

In Inghilterra Marx collaborò con quotidiani sia europei sia americani, come il “New York Tribune”, con articoli sugli eventi politici e sociali, e scrisse Il Capitale (vol. 1, 1867; voll. 2 e 3, a cura di Engels e pubblicati postumi nel 1885 e 1894), un’analisi sistematica e storica dei meccanismi di produzione e di distribuzione della ricchezza entro il sistema capitalistico, effettuata con l’intento di enuclearne le contraddizioni e di individuare le tendenze economiche che conducono al superamento di questo sistema. In questa opera Marx presenta la teoria dello sfruttamento della classe operaia da parte dei capitalisti: questi ultimi pagherebbero agli operai solo una parte del valore prodotto nel ciclo di produzione delle merci, realizzando un “plusvalore” frutto del “pluslavoro” estorto all’operaio.