Letteratura africana
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Letteratura africana
3. La letteratura scritta
1. La letteratura nelle lingue autoctone

Molte popolazioni africane, che pure conobbero la scrittura molto presto, hanno sempre considerato la letteratura scritta secondaria rispetto alla tradizione orale. I primi esempi di letteratura scritta comparvero in Africa settentrionale, la cui civiltà ha tuttavia un legame più profondo con le culture europea e medio-orientale che con il resto del continente. Per questo motivo le prime opere letterarie della zona a nord del Sahara, come gli scritti di sant'Agostino e dello storico islamico Ibn Khaldun (XIV secolo), sono più prossime alla letteratura latina e alla letteratura araba.

Buona parte della letteratura dell'Africa occidentale è stata influenzata, sia nella forma sia nel contenuto, dagli scritti islamici (vedi Islam), nella versione trasmessa dai nordafricani. Le prime opere narrative a noi note sono gli scritti di eruditi islamici del XVI secolo come il sudanese Abd al-Rahman al-Sadi, autore di una storia del Sudan redatta secondo lo stile delle storie arabe, e il ghanese Mahmud Kati, che trascrisse le tradizioni orali degli imperi sudanesi del Ghana, Mali e Songhai.

Essenzialmente religiosa, la prima poesia scritta dell'Africa occidentale rifletteva, nelle sue espressioni migliori, la prossimità con la poesia araba preislamica e con le opere religiose nordafricane. Tra i poeti più famosi si ricorda Abdullah ibn Muhammed Fudi, che visse tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo.

La letteratura scritta dell'Africa orientale possiede una storia altrettanto antica e rivela anch'essa l'influenza dei modelli arabi. La prima opera conosciuta, ancorché anonima, è la storia della città-stato di Kilwa Kisiwani, scritta attorno al 1520 in arabo. In seguito apparvero versioni in lingua swahili della storia di altre città-stato e 'poesie-messaggio', che veicolano insegnamenti morali o religiosi. La prima opera originale in swahili che si sia conservata è il poema epico La storia di Tambuka (1728).

La poesia swahili deriva in larga misura da quella araba: gli autori swahili di opere epiche presero a prestito le tradizioni romantiche nate attorno alla figura del profeta Maometto e le elaborarono con grande libertà affinché rispondessero al gusto del pubblico di ascoltatori e lettori. Alla fine del XIX secolo la poesia swahili si affrancò dai modelli arabi; a questo periodo risalgono le opere più famose: il poema religioso Il risveglio dell'anima di Sayyid Abdallah bin Nasir, nel quale la caduta della città-stato di Pate diventa simbolo della vanità della vita terrena, e il poema epico Epopea di Liyongo Fumo, scritto da Muhammad bin Abubakar nel 1913.

2. La letteratura nelle lingue coloniali

Lo sviluppo di una letteratura scritta, sia nelle lingue autoctone sia soprattutto nelle lingue dei colonizzatori (inglese, francese e portoghese), nell’Africa subsahariana si ebbe dopo la colonizzazione e la costituzione delle missioni europee e delle scuole di stato.

2.1. L'Africa meridionale

La letteratura dell’Africa meridionale è quasi interamente rappresentata dagli scrittori sudafricani, che a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo diedero alle stampe opere nelle lingue autoctone, in afrikaans o in inglese. Tema principale di questa letteratura è quello del colonialismo, della segregazione razziale e dell’apartheid. Vedi anche Letteratura sudafricana.

In Zimbabwe si sono affermati Charles Mungoshi (1947), con Waiting for the Rain (1975), romanzo intimista sulla necessità di scoprire il proprio mondo interiore; Dambudzo Marechera (1952-1987), autore di The House of Hunger (1979), Black Sunlight (1980), censurato in patria, e Mindblast (1984); Chenjerai Hove (1956), autore di Bones (1988), che parla della guerra per l’indipendenza e del fardello di dolore e sofferenze che ha portato con sé.

2.2. L'Africa occidentale

La poesia è stato il genere più frequentato dagli autori africani che hanno scritto in francese. Léopold Sédar Senghor, poeta e primo presidente del Senegal, elaborò il concetto di négritude ('negritudine') destinato a esercitare un'autorevole influenza sul pensiero degli intellettuali di lingua francese. Il movimento che a esso si ispirò negli anni Trenta e Quaranta del Novecento fu portavoce della protesta contro la politica francese di assimilazione e a favore di una riaffermazione dei valori della cultura africana. Vi aderirono, tra gli altri, i poeti Birago Diop (1906-1989) e David Diop (1927-1960).

La narrativa iniziò ad assumere un’importanza decisiva negli anni Cinquanta, in concomitanza con le lotte per l’indipendenza. L’esperienza coloniale fu a lungo tema centrale delle opere degli scrittori africani di lingua francese, annoverati tra gli scrittori di maggior talento del continente. La capacità di analisi psicologica è un tratto distintivo di Camara Laye (1928-1980), della Guinea, il cui capolavoro è il romanzo autobiografico Un bambino nero (1953). Del Camerun sono Mongo Beti (1932-2001) e Ferdinand Oyono (1929), romanzieri dalla satira efficace e penetrante, mentre tra i massimi rappresentanti della produzione senegalese è Ousmane Sembène (1923), regista (Campo Thiaroye, 1987) oltre che narratore (in Italia è comparso, tra gli altri volumi, La nera di…, che raccoglie alcuni dei suoi racconti). L’Africa postcoloniale e i suoi problemi, infine, sono al centro della produzione narrativa dell’ivoriano Ahmadou Kourouma, che in romanzi come I soli delle indipendenze (1968), Aspettando il voto delle bestie selvagge (1998) e Allah non è mica obbligato (2000) denunciò la corruzione della nuova classe politica africana e la deriva verso i regimi dittatoriali.

La prima opera narrativa in lingua inglese fu l’autobiografia di Olaudah Equiano (1745-1801 ca.), pubblicata in Gran Bretagna nel 1789 con lo pseudonimo di Gustavus Vassa: è il racconto di come, ancora bambino, l’autore fu rapito dalla regione del Benin, in Nigeria, per essere condotto come schiavo negli Stati Uniti, e di come poi riuscì ad affrancarsi dalla condizione di schiavitù. In realtà, però, la letteratura dell'Africa occidentale in inglese non produsse opere di rilievo fino agli anni Quaranta del XX secolo. Ricca, in particolare, è la produzione degli scrittori nigeriani, fra i quali si distinguono Amos Tutuola, Chinua Achebe e Ben Okri. Il primo ottenne fama internazionale con la pubblicazione del romanzo Il bevitore di vino di palma (1952). Il secondo esaminò la minaccia che la civiltà occidentale rappresenta per i valori africani tradizionali in uno dei suoi primi romanzi, Il crollo (1958), e denunciò la corruzione politica nella satira Un uomo del popolo (1966), ambientata in un non nominato paese africano. Okri si fece conoscere al di fuori dell'Africa con il suo terzo romanzo, La via della fame (1991).

Il poeta e drammaturgo nigeriano Wole Soyinka, premio Nobel per la letteratura nel 1986, scrive in inglese, ma trae ispirazione dai miti yoruba. Critico schietto del regime militare nigeriano, è autore di numerose poesie, opere teatrali e del romanzo Gli interpreti (1965), analisi satirica della Nigeria moderna e delle sue antiche tradizioni. I miti e le situazioni sociali nigeriane diventano uno strumento di provocazione nelle mani del poeta e drammaturgo nigeriano John Pepper Clark (1935).

È considerato tra i migliori poeti africani lo scrittore del Ghana Kofi Awoonor (1935), le cui opere mettono in luce i conflitti della vita e la sinistra presenza della morte. Il suo connazionale Ayi Kwei Armah (1939) ha narrato la fine del regime del presidente del Ghana Kwame Nkrumah nel romanzo The Beautiful Ones Are Not Yet Born (1968).

Tra gli scrittori di lingua portoghese affermatisi in Angola si ricordano, oltre a Pedro Félix Machado, autore del più antico romanzo africano in portoghese (Scénas de Africa, 1880), Luandino Vieira (1935) e Pepetela (1941). Tra i poeti angolani si ricorda il leader politico Agostinho Neto, che nelle sue opere fornì una sintesi della filosofia bantu.

2.3. L'Africa orientale

La letteratura contemporanea dell'Africa orientale comprende importanti opere autobiografiche, come quelle dei kenyani R. Mugo Gatheru (1925), Josiah Kariuki (1929-1975) e Ngugi wa Thiong'o. Il malgascio Jean Joseph Rabéarivelo (1903-1937), che scriveva in francese, è considerato tra i più grandi poeti africani; se nella poesia degli esordi ricalcò i motivi del simbolismo francese, in seguito riutilizzò la tradizione della ballata popolare del Madagascar. Shaaban Robert, del Tanganica (l'attuale Tanzania), fu il più significativo poeta e saggista swahili dell'Africa orientale. La sua opera più nota, Essere creduti (1951), analizza la situazione politica del Tanganica in un'allegoria ispirata ai Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift. Tra gli scrittori delle ultime generazioni si sono segnalati i mozambicani di lingua portoghese Mia Couto, Albino Magaia e Ungulani Ba Ka Khosa, autore di Ualalapi (1987), un racconto storico nel quale si rievoca l'impero di Gaza, un grande impero del Mozambico precoloniale che tenne lungamente testa all'invasione portoghese.