Esistenzialismo
Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File.
Esistenzialismo
4. Il problema della scelta

L’esistenzialismo degli anni Trenta del Novecento deve largamente le sue origini a una lettura e a un fraintendimento di Essere e tempo di Martin Heidegger. Tale opera del 1927, che si proponeva in verità di riportare in auge il problema dell’essere sulla base di un’originale ripresa del metodo fenomenologico di Husserl, si apriva con una “analitica esistenziale”, che metteva al centro i temi dell’alternativa fra “autenticità” e “inautenticità” dell’esistenza umana, dell’“essere gettato” dell’uomo nel mondo, dell’angoscia, dell’“essere per la morte”.

Dalla filosofia di Heidegger Jean-Paul Sartre mutuò la concezione secondo cui l’esistenza precede l’essenza. Il tema più importante della sua prospettiva esistenzialista è quello della “scelta” come libertà fondamentale dell’uomo, il quale non possiede una natura o un’essenza prestabilita. La scelta è quindi centrale e inevitabile per l’esistenza umana: persino il rifiuto di scegliere è una scelta. La libertà di scelta comporta un impegno, poiché la libertà individuale di creare il proprio percorso implica l’accettazione del rischio e delle responsabilità che ne derivano.

Sartre diede per primo il nome “esistenzialismo” alla propria filosofia, divenendo in Francia la figura di spicco del movimento, che si affermò a livello internazionale dopo la seconda guerra mondiale. La filosofia di Sartre è esplicitamente atea e pessimista: gli esseri umani aspirano a fondare la vita su una base razionale, benché ne siano incapaci; ne fanno così una “futile passione”. Sartre, tuttavia, concepì il proprio esistenzialismo come una forma di umanesimo che dava rilievo alla libertà dell’uomo, alla possibilità di scelta e alla responsabilità, e cercava inoltre di conciliare le sue tesi con l’analisi marxista della società e della storia.

Di diverso orientamento è l’esistenzialismo del filosofo e scrittore francese Gabriel Marcel (1889-1973), nel quale il tema dell’alternativa umana fra “essere” e “avere” si apre a un riconoscimento del sacro e di Dio. In Italia i maggiori pensatori esistenzialisti sono stati Nicola Abbagnano, Enzo Paci e Luigi Pareyson, impegnati a contrastare l’egemonia del neoidealismo di Croce e Gentile nella cultura italiana del primo Novecento.