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Epigramma Breve componimento poetico. Originariamente aveva funzione commemorativa, sepolcrale o encomiastica ed era inciso su pietre tombali, statue o tavolette votive. Il primo autore di epigrammi (dal greco epigraphein, “scrivere sopra”) fu Simonide di Ceo, cui è attribuito quello dedicato ai caduti delle Termopili ('O pellegrino, riferisci a Sparta che noi siamo morti qui per obbedire alle sue leggi'). A partire dal III secolo a.C., secondo le indicazioni della poesia alessandrina e del suo maggiore esponente, Callimaco, le caratteristiche principali dell'epigramma furono, oltre alla brevità, la leggerezza dei contenuti e la minuziosa cura stilistica, dissimulata però dietro un'apparente semplicità. La più ampia raccolta di epigrammi greci, dall'ellenismo fino al VI secolo d.C., è l'Antologia palatina.
Nella poesia classica la forma metrica più frequentemente usata per l'epigramma era il distico elegiaco. Tra i latini, in età imperiale, il genere assunse i toni vivaci, a volte caricaturali, che ha conservato nelle letterature moderne. In particolare, Marziale rese l’epigramma ancor più incisivo grazie alla fulminante battuta finale che di solito concludeva il breve componimento. La produzione epigrammatica latina giunse fino al IV secolo d.C. con poeti pagani come Claudiano, o cristiani come Prudenzio e Paolino da Nola, che se ne servirono per descrivere luoghi di culto o reliquie.
In Italia, dopo il periodo umanistico e rinascimentale, nel quale era particolarmente di moda (vi si distinsero, fra gli altri, Giovanni Pontano e Jacopo Sannazaro), il genere epigrammatico continuò a essere praticato fino al XVIII secolo, la sua stagione più fiorente, quando vi si dedicò anche Vittorio Alfieri.
A partire dal Rinascimento, l'epigramma fu coltivato in tutte le letterature europee. Fra gli autori inglesi più importanti si citano John Donne, Ben Jonson, John Dryden, Jonathan Swift, Alexander Pope, Samuel Coleridge e Oscar Wilde. In Francia scrissero epigrammi memorabili sia Voltaire sia Nicolas Boileau-Despréaux, così come Gotthold Lessing in Germania.
Un genere letterario che per la sua essenzialità è molto simile all'epigramma è quello degli haiku giapponesi, consistenti in tre versi di 5, 7 e 5 sillabe. Per estensione, il termine epigramma è passato nell'uso comune a indicare aforismi e, più in generale, brevi detti popolari particolarmente caustici.