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Eschilo
1. Introduzione

Eschilo (Eleusi 525 ca. - Gela 456 a.C.), tragediografo greco, con Sofocle ed Euripide massimo autore di tragedie della letteratura greca.

Di origine aristocratica, si appassionò al teatro in giovane età esordendo come attore. Partecipò alle guerre persiane combattendo nelle battaglie di Maratona nel 490 a.C., Salamina nel 480 a.C. e, probabilmente, Platea. Compì due viaggi (secondo alcune fonti tre) in Sicilia, dove morì.

2. Le tragedie

Le sue tragedie, la prima delle quali fu rappresentata intorno al 500 a.C., si presentano come trilogie unite da un tema comune; tale soluzione gli consentì di realizzare articolate trattazioni di complesse vicende mitologiche e storiche. Settantatre sono i titoli tramandati, ma solo sette le opere conservate.

La sua tragedia più antica, Le supplici, costituiva la prima parte di una trilogia (le altre due, Gli egiziani e le Danaidi, sono andate perdute) che narrava le vicende di Danao, re di Argo, e delle sue cinquanta figlie, in fuga dall'Egitto. I persiani, rappresentata nel 472, è una tragedia storica sulla battaglia di Salamina. I sette contro Tebe, ultima parte della trilogia di cui facevano parte anche Laio ed Edipo, scritta nel 467 a.C., rappresenta la contesa per il trono di Tebe tra Eteocle e Polinice, i due figli di Edipo, che si conclude con la loro uccisione reciproca. Il Prometeo incatenato (di incerta datazione) narra la punizione inflitta da Zeus a Prometeo, reo di avere sottratto il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini e incatenato quindi a una rupe del Caucaso dove un'aquila gli divora il fegato che continua a riformarsi.

Le restanti tre tragedie conservate, Agamennone, Coefore ed Eumenidi, scritte nel 458 a.C., compongono l'Orestea. La prima mette in scena il ritorno a casa di Agamennone, vincitore nella guerra di Troia, e la sua terribile morte per mano dell'infedele moglie Clitennestra. Nella seconda, Oreste, il figlio del re assassinato, vendica il padre uccidendo la propria madre e l'amante Egisto. Nelle Eumenidi le Erinni, dee vendicatrici, perseguitano Oreste, che ne sarà liberato dal tribunale dell'Areopago grazie all'intercessione di Atena.

3. La drammaturgia eschilea

A Eschilo si deve l'introduzione del secondo attore sulla scena, che rese più efficace il contrasto drammatico. Dal punto di vista linguistico, l'impiego di un grande numero di neologismi rese la sua opera fortemente innovativa.

Attraverso l'analisi dell'opera di Eschilo è possibile rilevare l'evoluzione della sua tecnica drammaturgica. Nelle Supplici e nei Persiani la struttura drammatica appare ancora elementare e statica, e il coro, in una certa misura protagonista delle vicende in esse trattate, mantiene una notevole rilevanza. Nelle tragedie che seguirono, l'importanza del coro viene progressivamente ridimensionata a favore dei singoli personaggi, che acquisiscono profondità e sfumature sempre più sottili. Il confronto col lavoro di Sofocle nell'ambito degli agoni drammatici portò Eschilo a introdurre nelle sue opere più tarde il terzo attore, arricchendone così le trame e vivacizzandone l'andamento. Si ritiene inoltre che abbia avuto un ruolo importante nello sviluppo dei costumi degli attori, introducendo l'uso delle maschere e dei coturni.