| Eschilo | Articolo | ||||
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| 2. | Le tragedie |
Le sue tragedie, la prima delle quali fu rappresentata intorno al 500 a.C., si presentano come trilogie unite da un tema comune; tale soluzione gli consentì di realizzare articolate trattazioni di complesse vicende mitologiche e storiche. Settantatre sono i titoli tramandati, ma solo sette le opere conservate.
La sua tragedia più antica, Le supplici, costituiva la prima parte di una trilogia (le altre due, Gli egiziani e le Danaidi, sono andate perdute) che narrava le vicende di Danao, re di Argo, e delle sue cinquanta figlie, in fuga dall'Egitto. I persiani, rappresentata nel 472, è una tragedia storica sulla battaglia di Salamina. I sette contro Tebe, ultima parte della trilogia di cui facevano parte anche Laio ed Edipo, scritta nel 467 a.C., rappresenta la contesa per il trono di Tebe tra Eteocle e Polinice, i due figli di Edipo, che si conclude con la loro uccisione reciproca. Il Prometeo incatenato (di incerta datazione) narra la punizione inflitta da Zeus a Prometeo, reo di avere sottratto il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini e incatenato quindi a una rupe del Caucaso dove un'aquila gli divora il fegato che continua a riformarsi.
Le restanti tre tragedie conservate, Agamennone, Coefore ed Eumenidi, scritte nel 458 a.C., compongono l'Orestea. La prima mette in scena il ritorno a casa di Agamennone, vincitore nella guerra di Troia, e la sua terribile morte per mano dell'infedele moglie Clitennestra. Nella seconda, Oreste, il figlio del re assassinato, vendica il padre uccidendo la propria madre e l'amante Egisto. Nelle Eumenidi le Erinni, dee vendicatrici, perseguitano Oreste, che ne sarà liberato dal tribunale dell'Areopago grazie all'intercessione di Atena.