| Tacito, Publio Cornelio | Articolo | ||||
| Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File. | |||||
| 2. | Le opere |
Viene quasi concordemente attribuito a Tacito il Dialogus de oratoribus, prezioso documento sull'eloquenza passata e contemporanea, scritto (probabilmente dopo il 98) in uno stile fluido e armonioso, decisamente diverso da quello rapido e incisivo delle altre sue opere. Nel 98 uscirono le due monografie Agricola e Germania: la prima è una biografia del suocero, Gneo Giulio Agricola, celebre generale ed esperto uomo politico; la seconda è un trattato sui costumi dei germani, la cui civiltà incontaminata, paragonata alla corruzione e ai vizi dell'impero, aveva suscitato la profonda ammirazione dell'autore.
I suoi due capolavori, le Historiae (che narrano gli avvenimenti dal 69 al 96) e gli Annales (che coprono il periodo dal 14 all'inizio del 69) non ci sono purtroppo giunti integralmente. Tacito vi svolge un'analisi spietata del funzionamento della macchina imperiale romana, del contrasto tra l'arbitrio dei principi e la libertà, del servilismo dell'aristocrazia e dei delitti efferati compiuti in nome della ragion di stato. In queste opere emergono i tratti più tipici dell'arte tacitiana: il severo moralismo, la nostalgia per la repubblica, il fosco pessimismo sui destini di Roma, il penetrante interesse psicologico e lo stile inconfondibile.
La grandezza di Tacito come storico sta nelle sue analisi psicologiche e nella vividezza dei personaggi descritti, oltre che in un'efficace combinazione di concisione e vivacità stilistiche; egli esaltò gli ideali della Roma repubblicana, tracciando un ritratto severamente critico di molti imperatori romani.