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Diritti e libertà civili
1. Introduzione

Diritti e libertà civili Principi fondamentali su cui si regge ogni società democratica. I diritti civili sono in sostanza doveri ai quali lo stato deve adempiere per la tutela dei propri cittadini, garantendo loro un'eguale protezione giuridica ed eguali opportunità e, più in generale, garantendo loro una partecipazione attiva alla vita pubblica indipendentemente da razza, religione o sesso.

Le libertà civili delimitano invece la sfera d'interferenza dello stato nella vita dei cittadini. Tra le garanzie fondamentali delle libertà civili vi sono il diritto alla libertà di parola e di religione, e la garanzia di un giusto processo. Poiché i diritti civili promuovono l'uguaglianza e le libertà civili proteggono la libertà, diritti e libertà interagiscono e talvolta confliggono: per questo il compito di una società è quello di fare in modo che i diritti e le libertà di un individuo non interferiscano o limitino i diritti e le libertà di un altro individuo o della collettività.

2. Il mondo antico

La concezione secondo cui ogni uomo possiede diritti e libertà inalienabili è parte della storia della democrazia e viene affermata già dai filosofi greci. Socrate, ad esempio, scelse di morire piuttosto che rinunciare alla libertà di esprimere il proprio pensiero. In seguito, i filosofi stoici formularono una dottrina dei diritti dell'individuo, basata sulla teoria del diritto naturale, che venne diffusa a Roma da Cicerone.

Durante l'età medievale i concetti di diritto e libertà civili non si imposero nelle società gerarchiche feudali: le teorie di san Tommaso d'Aquino contengono tuttavia il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali e la prima formulazione di una dottrina della disobbedienza civile, che consiste nel resistere ai poteri iniqui.

3. Dal Medioevo all'età moderna

L’affermazione dei diritti e delle libertà civili fu ostacolata per molti secoli dalla persistenza di dottrine che riconoscevano al potere temporale una diretta investitura divina (vedi Diritto divino) o che assegnavano al sovrano un’autorità illimitata, non sottoposta ad alcun tipo di controllo. La prima limitazione del potere del sovrano fu introdotta in Inghilterra con la Magna Charta del 1215. La Magna Charta non introdusse la democrazia o l'uguaglianza; fu una sorta di contratto tra il re e la nobiltà, che definiva i loro rapporti e stabiliva il principio secondo il quale anche il re era sottoposto a una legge e non era invece al di sopra di essa.

Nel continente europeo il conflitto tra autorità e libertà si manifestò in materia religiosa. Durante la Riforma protestante una questione centrale fu quella della libertà di culto. La persecuzione delle eresie e i tribunali dell'Inquisizione, soprattutto in Spagna, furono il simbolo dell'intolleranza religiosa: solo alla fine del XVIII secolo l'ideale della tolleranza in materia di fede si affermò nella civiltà occidentale.

Per effetto delle rivoluzioni (inglese, americana e francese) gli ideali di libertà furono incorporati nella struttura dello stato. In Inghilterra l'esito della lotta tra il Parlamento (che allora non era un'istituzione democratica nel senso moderno) e la monarchia degli Stuart portò al successo della Gloriosa Rivoluzione del 1688. L'ultimo re della famiglia Stuart, Giacomo II, fu deposto dopo un tentativo di restaurare la monarchia assoluta. Gli succedette Guglielmo III d'Orange-Nassau che nel 1689 accettò il Bill of Rights. Ciò garantì un governo costituzionale e portò all'elaborazione della dottrina della supremazia assoluta del Parlamento nazionale, poiché i poteri della monarchia vennero gradualmente limitati dalla legge e dalla consuetudine. Il sistema della monarchia costituzionale fu elaborato dal filosofo inglese John Locke, i cui scritti influenzarono profondamente i pensatori delle colonie americane e gli altri esponenti del pensiero liberale del secolo successivo.

4. La diffusione delle libertà civili

I coloni inglesi importarono i concetti di potere sovrano limitato e libertà individuale nel Nuovo Mondo: i primi coloni erano esuli a causa delle persecuzioni religiose. Prima la Guerra d'indipendenza americana, poi quella francese furono ispirate dagli scritti che ponevano i fondamenti delle moderne ideologie liberali. Tra questi, le opere degli illuministi francesi Voltaire e Jean-Jacques Rousseau, del filosofo italiano Cesare Beccaria, del filosofo inglese Jeremy Bentham, dello scrittore angloamericano Thomas Paine e dello statista americano Thomas Jefferson. La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino in Francia e il Bill of Rights (contenuto nella Costituzione degli Stati Uniti) diedero una sistemazione formale ai principi liberali che informano le moderne democrazie.

5. I diritti umani in Europa

La Convenzione europea per i diritti umani firmata nel 1950 istituì in Europa una Corte e una Commissione. La Convenzione delinea i diritti fondamentali e contemporaneamente prevede che l'esercizio di un diritto possa essere sospeso da uno stato: ad esempio, il diritto alla libertà di parola deve lasciare spazio alla difesa della reputazione. L'indeterminatezza con la quale è stata redatta la Convenzione lascia molta libertà d'interpretazione e la Corte europea per i diritti umani ha sostenuto che uno stato firmatario ha un 'margine di apprezzamento' per decidere se la limitazione di un diritto rientri tra le ipotesi consentite. I cittadini che vogliono rivendicare un diritto sancito dalla Convenzione devono farsi valere davanti alla Commissione di Strasburgo.

Come strumento di attuazione dei diritti ciò presenta molti inconvenienti. I costi per avere una risposta dalla Commissione sono molto elevati e i ritardi cospicui: accade frequentemente che ci vogliano più di cinque anni per avere una risposta definitiva e ciò soltanto dopo la pronuncia di un tribunale interno. Inoltre, la pronuncia della Commissione non è assolutamente vincolante per il governo.

Gli Accordi di Helsinki del 1975, con i quali gli stati dell'Europa occidentale riconobbero le frontiere delle nazioni dell'Est europeo fissate alla fine della seconda guerra mondiale, ebbero ripercussioni sui diritti civili e sulle libertà in tutti i paesi che gravitavano intorno all'Unione Sovietica. L'Atto finale di Helsinki conteneva una lista dei diritti e delle libertà civili inalienabili; queste furono concesse almeno sulla carta dagli stati del blocco sovietico. L'accordo di rispettare 'libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di fede' fu accolto appassionatamente dai cittadini di questi regimi. In breve tempo si formarono movimenti, come Charta 77, che contribuirono a determinare il crollo dei regimi comunisti dell'Europa dell'Est. La Costituzione italiana, nella sua prima parte, riconosce i diritti della persona e del cittadino.

6. Questioni internazionali

Un trattato internazionale a difesa dei diritti e delle libertà civili è contenuto nell'Atto costitutivo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, che nel 1948 adottò la Dichiarazione universale dei diritti umani. Questi documenti non sono comunque vincolanti per gli stati e non ci sono strumenti per attuarli. In generale, gli stati sono decisamente contrari all'intervento internazionale in questioni che considerano di diritto interno e i governi sovente non possono o non vogliono intervenire, con il rischio di compromettere le politiche di collaborazione e le relazioni commerciali. Molte organizzazioni, tra cui Amnesty International, promuovono azioni di inchiesta sulle violazioni dei diritti civili, purtroppo in costante crescita, non solo nei paesi sotto regimi autoritari ma anche in paesi che si definiscono o che sono riconosciuti come democratici dalla comunità internazionale.