Homo sapiens
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Homo sapiens
4. Caratteristiche distintive di Homo sapiens

Le principali caratteristiche strutturali che distinguono Homo sapiens dai primati affini quali scimpanzé, oranghi e gorilla (scimmie antropomorfe) sono la postura eretta, la locomozione bipede e lo straordinario sviluppo della massa cerebrale. Tali caratteristiche, nel corso dell’evoluzione, hanno via via consentito all’uomo di acquisire capacità e schemi comportamentali premianti, primi fra tutti l’uso delle mani per la presa e la manipolazione degli utensili e il linguaggio, che ne hanno fatto la specie dominante sulla Terra.

1. Caratteristiche strutturali e fisiologiche

L’acquisizione della postura eretta e della locomozione bipede, che nella linea evolutiva dell’uomo risale al tempo dei primi australopiteci, è stata possibile grazie a una serie di adattamenti strutturali che tuttora si riscontrano nell’apparato scheletrico umano: in primo luogo, la colonna vertebrale presenta una caratteristica forma a S, che sposta il centro di gravità del corpo direttamente sull'area di appoggio dei piedi, conferendo stabilità ed equilibrio nella posizione eretta. Inoltre, il bacino è più ampio che negli altri primati antropomorfi, l'articolazione del ginocchio si blocca nella posizione di massima estensione e il piede non è prensile, ma specializzato nell’appoggio e nella deambulazione plantigrada.

Il bipedismo, in realtà, non è un’esclusiva della specie umana: lo si osserva anche in altri antropoidi; tutte le specie non umane, tuttavia, possiedono una colonna vertebrale diritta o arcuata che, non consentendo una stazione perfettamente eretta, impone l’uso delle mani per sostenere parte del peso del corpo durante la locomozione. Nell’uomo, l’acquisizione del bipedismo completo è stata importante nella misura in cui ha consentito la specializzazione delle mani per altri usi, quali la presa e la manipolazione fine degli oggetti. Il dettaglio strutturale più importante di questo perfezionamento risiede nella forma allungata del pollice, che può ruotare liberamente ed è completamente opponibile alle altre dita.

2. Lo sviluppo del cervello e l’acquisizione del linguaggio

Il cervello di Homo sapiens, grande in media 1400 cm³, ha un volume quasi doppio rispetto a quello dei primi esseri umani che producevano utensili litici. Tale aumento di dimensioni, avvenuto nell'arco di circa due milioni di anni, è stato accompagnato da un adeguato incremento della capacità e della forma del cranio: mentre nei primi ominidi questo era relativamente piccolo, costituito da ossa massicce e caratterizzato da arcate sopraccigliari prominenti e da fronte e mento sfuggenti, in Homo sapiens ha acquisito una forma arrotondata, con ossa facciali più sottili, conformate in modo da risultare disposte approssimativamente su un piano frontale.

L’aumento di dimensioni del cervello ha consentito il graduale sviluppo di un’altra delle caratteristiche distintive di Homo sapiens, vale a dire il linguaggio. In particolare, i requisiti fisiologici necessari all’acquisizione di questa facoltà si sono affermati in associazione all'espansione e alla specializzazione di una regione della corteccia cerebrale, chiamata area di Broca, adibita al controllo fine dei movimenti delle labbra e della lingua.

3. Conseguenze dell’aumento della massa cerebrale

Il graduale aumento delle dimensioni del cranio ha imposto via via altre modificazioni anatomiche e fisiologiche nella specie umana, non ultimi un allargamento del bacino della femmina e un periodo di gestazione relativamente più breve rispetto a quello di altri primati, per consentire un più agevole passaggio del nascituro attraverso il canale del parto. Infatti, mentre i piccoli di Australopithecus nascevano con una capacità cranica pari al 50% di quella degli adulti, e gli scimpanzé, oggi, nascono con una capacità cranica pari al 65% di quella definitiva, i neonati dell'uomo moderno hanno un volume cranico pari al 25% di quello degli adulti. Questo implica che nella fase di sviluppo postnatale, i piccoli dell’uomo rimangono immaturi e indifesi per un periodo di tempo più lungo, durante il quale dipendono totalmente dalle cure parentali e dalle stimolazioni degli adulti.

All’aumento delle dimensioni del cervello si deve anche, naturalmente, l’evoluzione del comportamento umano: in particolare, rispetto alle specie meno evolute, capaci solo di risposte istintive e stereotipate, l’uomo ha acquisito nel corso dell’evoluzione la capacità di sovraimporre, agli schemi comportamentali fissi, modelli di comportamento appreso (vedi Etologia). Tra le innumerevoli conseguenze di tale conquista, l’uomo è divenuto capace di affrontare anche le variazioni ambientali con reazioni comportamentali rapide e specifiche, garantendo alla specie una straordinaria adattabilità agli habitat più disparati e quindi una sua diffusione pressoché ubiquitaria sul pianeta.