Suicidio
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Suicidio
3. Il suicidio come fenomeno sociale

Nel 1897 il sociologo francese Emile Durkheim propose di analizzare il suicidio come fenomeno sociale oltre che come atto individuale, e lo classificò in tre tipologie (suicidio egoistico, altruistico e anomico), ciascuna delle quali determinata da precisi fattori. Il primo tipo sarebbe motivato da un eccesso di individualismo: la persona si sente estranea al suo gruppo, e il dislivello fra i propri desideri e la loro possibilità di realizzazione nell’ambito della società diventa a poco a poco incolmabile. Il suicidio altruistico è invece motivato da un eccesso di integrazione: l’individuo si annulla completamente all’interno del gruppo. Gli esempi di questo tipo sono la vedova indiana o il kamikaze giapponese, oppure ancora, nella società occidentale, un capitano di vascello a cui il codice di comportamento impedisce di sopravvivere al naufragio della nave o l’imprenditore che non vuole affrontare le conseguenze di un fallimento negli affari.

Il suicidio anomico è caratteristico della società moderna. La sua frequenza tende ad aumentare in periodi di crisi economica o, inaspettatamente, in fasi di estrema prosperità, a causa della mancanza di riferimenti, norme e valori socialmente condivisi. Dal punto di vista psicologico questo tipo di suicidio è motivato generalmente dalle delusioni e dalle frustrazioni causate all’individuo dai propri rapporti sociali.