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Turkmenistan
1. Introduzione

Turkmenistan (nome ufficiale Türkmenistan), stato dell’Asia centroccidentale, confinante a nord con il Kazakistan e l’Uzbekistan, a est con l’Uzbekistan e l’Afghanistan, a sud con l’Afghanistan e l’Iran; è bagnato a ovest dal mar Caspio. Ex repubblica dell’URSS, di cui costituiva la parte più meridionale, è attualmente membro della Comunità di stati indipendenti (CSI). Il paese ha una superficie complessiva di 488.100 km²; la capitale è Ašgabat.

2. Territorio

Il territorio del Turkmenistan è caratterizzato da una distesa di vaste pianure (il cosiddetto Bassopiano Turanico), situate a circa 500 metri sopra il livello del mare e corrispondenti per la maggior parte all’area desertica del Karakum. Nell’area centrosettentrionale, a 81 m sotto il livello del mare, si trova la depressione dell’Akdzhak, mentre nella sezione meridionale del paese e lungo i confini orientali si innalzano le elevate catene montuose del Kopet-Dağ e del Paropamiso, che comprendono vette superiori ai 3.000 metri. La costa bagnata dal mar Caspio è piatta e sabbiosa.

1. Idrografia

Il paese presenta un numero assai limitato di corsi d’acqua, molti dei quali, scendendo dai rilievi, si disperdono nei territori aridi e sabbiosi; gli unici due fiumi permanenti sono l’Amudarja, che segna parte del confine con l’Uzbekistan, e il Murgab, che ha le sue sorgenti in Afghanistan. Per l’irrigazione e la raccolta dell’acqua potabile è stata creata una rete di canali, di cui fa parte anche il canale di Karakum (uno dei più lunghi del mondo), che convoglia le acque dell’Amudarja verso le regioni meridionali del paese.

2. Clima

Il clima è di tipo desertico continentale, con inverni freddi ed estati molto calde; la temperatura media diurna nel mese di gennaio è compresa tra i 6 °C e i 5 °C, quella di luglio tra i 27 °C e i 32 °C. La media annua delle precipitazioni è bassa, compresa tra i 76 e i 398 mm; in gran parte del paese, tuttavia, è inferiore ai 150 mm.

3. Flora e fauna

La vegetazione è rarefatta nella parte desertica del paese, dove sopravvivono solo le erbacee e i cespugli più resistenti alla siccità. Le vallate montane meridionali ospitano viti selvatiche, fichi e una parte degli originari boschi di castagni; i pendii sono coperti da ginepri e pistacchi. Tra i mammiferi, la fauna montana include il caracal (o lince del deserto), la capra selvatica, il ghepardo e il leopardo delle nevi; nelle aree desertiche vivono la gazzella, la volpe, il gatto selvatico; diffusi anche lo sciacallo, il cinghiale e il cervo. Abbondanti i rettili, le tartarughe e gli uccelli; le rive del Caspio sono popolate, durante l’inverno, da numerose specie migratorie, tra cui anatre, oche e cigni.

4. Problemi e tutela dell’ambiente

Il Turkmenistan soffre di seri problemi ambientali, derivanti da decenni di gestione sovietica orientata a una industrializzazione su larga scala. L’irrigazione estensiva e l’utilizzo di pesticidi nelle piantagioni di cotone ha pesantemente degradato il suolo, causando una grave desertificazione e la contaminazione delle acque.

La qualità dell’acqua nel Turkmenistan settentrionale è alquanto migliorata dall’apertura, avvenuta nel 1995, di un nuovo impianto per la depurazione delle acque presso Dašhovuz. Nonostante ciò, solo il 72% (2004) della popolazione ha accesso all’acqua potabile. Il governo ha dichiarato protetto il 4,1% (2007) della superficie totale del paese. Nel 1999 il Parco nazionale storico e culturale dell’antica città di Merv, sulla Via della Seta, è entrato a far parte dei World Heritage Sites.

Il paese ha sottoscritto accordi internazionali sull’ambiente in materia di biodiversità, cambiamento climatico, desertificazione, smaltimento dei rifiuti nocivi e protezione dell’ozonosfera.

3. Popolazione

Con una popolazione di 5.179.571 abitanti e una densità media di 11 unità per km² (2008), il Turkmenistan è la meno popolata delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. I principali insediamenti si trovano lungo fiumi, canali e corsi d’acqua. Nonostante il Turkmenistan sia una delle repubbliche dell’Asia centrale con il più alto tasso di urbanizzazione – 46% (2005) – più della metà della popolazione continua a vivere nelle zone rurali del paese.

Etnicamente molto omogenea, la popolazione del paese è composta per il 73% da turkmeni (o turcomanni), un’etnia di lingua turca e di religione musulmana sunnita. Nel paese risiedono inoltre minoranze russe (circa 10%), uzbeke (9%) ed esigui gruppi di kazaki, tatari, ucraini, azeri e armeni. Contrariamente a quanto è accaduto nelle altre ex repubbliche dell’Unione Sovietica, il governo turkmeno non ha perseguito una politica di repressione nei confronti delle minoranze etniche, evitando così le massicce migrazioni che si sono verificate negli altri stati nel corso degli anni Novanta del Novecento.

1. Lingua e religione

Lingua ufficiale del paese è il turkmeno o turcomanno (un idioma appartenente al ramo turco delle lingue altaiche). Per decreto del governo sovietico, nel 1929 la tradizionale grafia araba venne sostituita dai caratteri latini, a loro volta rimpiazzati, nel 1940, da un alfabeto cirillico modificato. Nei primi anni Novanta il governo annunciò un graduale ritorno all’uso dei caratteri latini. Tuttora diffusa è la lingua russa, parlata da un quarto dei turkmeni. Religione predominante è l’islamismo, perlopiù di orientamento sunnita (85% della popolazione), seguito dal sufismo. Le minoranze russa, armena e ucraina seguono il cristianesimo ortodosso.

2. Istruzione

L’istruzione è obbligatoria fino ai 14 anni d’età; la gran parte degli studenti frequenta però la scuola fino a 17 anni. Ottimo, anche per il retaggio sovietico che tanta enfasi poneva sull’educazione, il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta, che è del 99,7% (1995). Il principale istituto di istruzione superiore del paese è l’Università Statale del Turkmenistan (fondata nel 1950), con sede ad Ašgabat.

3. Città principali

La capitale, Ašgabat (574.000 abitanti), situata nelle vicinanze del canale di Karakum, è la principale città del paese. Altri centri di rilievo sono Čardžev (o Cärjew) e Dašhovuz.

4. Economia

L’economia del paese, già debole (era la repubblica più povera dell’URSS), ha subito pesanti conseguenze per la dissoluzione dell’Unione Sovietica e per la fine dei rapporti commerciali privilegiati con le altre ex repubbliche socialiste; la crisi è stata in parte determinata anche dal mancato pagamento del gas naturale che il Turkmenistan continua a fornire alle ex repubbliche sovietiche, suoi principali partner commerciali. Il governo turkmeno ha preferito non alterare le strutture economiche dell’epoca sovietica: ha infatti continuato a mantenere il controllo su quasi tutte le attività produttive e ha attuato una politica di liberalizzazione assai prudente, contravvenendo al programma economico annunciato nel 1994, che prevedeva la privatizzazione delle piccole aziende entro la fine del 1995. La legge che regolava la privatizzazione della terra, approvata dal Parlamento, non ha ancora visto un’applicazione effettiva. Nel 2006 il prodotto interno lordo era di 10.496 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 2.142,40 dollari USA.

1. Agricoltura e allevamento

Il settore trainante dell’economia turkmena è l’agricoltura, che contribuisce per il 19,9% (2004) alla formazione del PIL, occupando il 49% della forza lavoro. La coltura principale è il cotone (che costituisce circa un terzo della produzione agricola complessiva ed è una voce forte delle esportazioni), seguito da frumento e frutta. Alle attività agricole si affianca l’allevamento, soprattutto di cavalli, cammelli e montoni.

2. Risorse minerarie e industria

Il Turkmenistan dispone di considerevoli risorse minerarie (zolfo, sale, carbone, rame), di ingenti riserve di gas naturale (situate perlopiù lungo la costa del Caspio) e di importanti giacimenti di petrolio, il cui sfruttamento è stato rallentato dalle dispute sorte con la Russia a causa delle quote di esportazione e della costruzione di un nuovo oleodotto. L’industria, settore in cui è impegnato il 20% (1991) della popolazione attiva, contribuisce per il 40,8% (2004) alla formazione del PIL; le principali imprese operano nel campo tessile e alimentare. Discreta la produzione di tappeti.

3. Commercio e finanza

Le esportazioni sono costituite per l’81% (2000) da combustibili, in primo luogo gas naturale. Nel 2000 il valore totale delle esportazioni fu di 2.506 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 1.786 milioni di $ USA. Il governo ha incoraggiato la costituzione di società a capitale misto per incrementare la ricerca, lo sviluppo e l’esportazione del gas naturale, inaugurando un nuovo gasdotto nel 1997. L’isolamento del paese non ha mai favorito i commerci; si segnala l’apertura, nel 1996, di una linea ferroviaria che collega il Turkmenistan all’Iran e quindi all’oceano Indiano. Nel novembre 1993 il paese ha introdotto il manat, la nuova valuta che ha sostituito il rublo russo.

5. Ordinamento dello stato

Già membro dell’Unione Sovietica, il paese è indipendente dal 29 ottobre 1991 e nel dicembre dello stesso anno ha aderito alla Comunità di stati indipendenti (CSI). Il sistema istituzionale e politico ereditato dal sistema sovietico è rimasto pressoché intatto, assumendo però tratti personalistici e autocratici con Saparmurad Niyazov, dal 1991 al 2006 primo e unico presidente del nuovo stato.

Secondo la Costituzione del 1992, il paese è una repubblica presidenziale a partito unico (il Partito democratico del Turkmenistan, erede del Partito comunista). Il presidente, che è anche capo del governo, viene eletto a suffragio universale ogni cinque anni; Niyazov nel 1999 fu però nominato presidente a vita. L’Assemblea legislativa (Mejlis) è costituita da 50 membri eletti a suffragio universale ogni cinque anni. La pena di morte è stata abolita nel 1999.

6. Storia

Nel corso della sua storia il Turkmenistan, parte dell’ampia regione del Turkestan, fu più volte invaso da persiani, macedoni e arabi, che vi diffusero la religione islamica tra il VII e l’VIII secolo.

1. Una storia di dominazioni

La regione venne popolata nei secoli IX e X da popolazioni turche provenienti dall’Asia centrale (vedi Turcomanni), che solo intorno al XV secolo iniziarono a costituirsi come gruppo distinto, senza tuttavia dar vita a nessuna entità politica.

Dominata dall’impero mongolo di Gengis Khan nel XIII secolo e dall’impero di Tamerlano nel XIV secolo, tra il XVII e il XIX secolo la regione fu contesa dallo scià di Persia, dal canato di Khiva e dai signori feudali afghani. Nel 1879 fallì un primo tentativo russo di appropriarsi della regione, che cadde tuttavia nel 1881, dopo violentissimi combattimenti che causarono circa 150.000 morti, sotto il dominio dell’impero russo.

2. La repubblica socialista

Nel 1916, durante la prima guerra mondiale, un composito movimento nazionalista turkmeno tentò invano di rovesciare l’autorità imperiale. Dopo la rivoluzione russa dell’ottobre 1917 i nazionalisti turkmeni si opposero alle armate bolsceviche, ma nel 1918 la regione fu annessa alla Repubblica autonoma socialista sovietica del Turkestan.

Durante la guerra civile seguita alla rivoluzione, con l’aiuto delle forze britanniche e delle Armate bianche i nazionalisti turkmeni riuscirono ancora a contrastare i bolscevichi e per un breve periodo a istituire uno stato indipendente, ma furono di nuovo sconfitti e la regione fu annessa nuovamente alla Repubblica del Turkestan. Nel 1924, nel quadro della revisione amministrativa dell’Asia centrale, divenne quindi repubblica autonoma con il nome di Repubblica socialista sovietica del Turkmenistan; nel 1925 entrò a far parte dell’URSS.

La resistenza turkmena alle autorità sovietiche durò tuttavia ancora a lungo e fu sconfitta solo nel 1936 grazie a una durissima repressione e a massicce deportazioni, che colpirono in particolare le classi dirigenti politiche e religiose. Nella seconda metà del Novecento il paese visse un intenso sviluppo industriale e agricolo, incentrato nei settori degli idrocarburi e del cotone.

3. Indipendenza e autoritarismo

Nell’ottobre del 1991, in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, il Turkmenistan proclamò l’indipendenza e nel 1992 divenne membro delle Nazioni Unite. La struttura politica rimase tuttavia praticamente intatta e il potere ben saldo nelle mani del presidente Saparmurad Niyazov, già segretario del Partito comunista. Questi impose al paese un regime autocratico, basato sul culto della personalità, non concedendo nessuno spazio alle opposizioni né procurando di assicurare alla società turkmena livelli minimi di libertà sociale e politica; nel 1994 Niyazov ottenne il prolungamento del suo mandato fino al 2002.

Proclamata la neutralità, Niyazov recise i legami con la Russia, cercando in seguito di esportare il gas naturale (di cui il paese è potenzialmente uno dei maggiori produttori al mondo) verso i mercati europei e asiatici. Fatto oggetto di severe critiche da parte dei paesi occidentali per le violazioni dei diritti umani nel paese, a partire dal 1999 Niyazov si riavvicinò alla Russia. Nello stesso anno si fece nominare presidente a vita, annunciando il ritiro dalla vita politica al compimento dei settant’anni (2010). Con il pretesto di preservare la tradizione turkmena dalle influenze occidentali, Niyazov colpì ogni espressione non allineata alla cultura di regime, chiudendo università, conservatori, biblioteche, librerie e compagnie di teatro e di balletto.

Nel 2002, dopo un oscuro un attentato (attribuito all’opposizione in esilio dell’Unione delle forze democratiche del Turkmenistan, ma da questa considerato una montatura dello stesso regime), Niyazov accentuò ulteriormente la repressione e i tratti autoritari e personalistici del suo governo. Nello stesso anno fece cambiare i nomi dei mesi, dedicandone uno a se stesso, uno alla madre e uno alla sua opera Ruhnama (“Il libro dell’anima”), la quale, pubblicata in due tomi tra il 2001 e il 2004, diventò la condizione necessaria non solo per avanzare di carriera nell’amministrazione statale, ma anche per superare gli esami nella scuola e ottenere licenze di commercio.

Nel 2005, entrati in contrasto con il presidente, diversi alti esponenti del governo e dello stato furono accusati di corruzione e condannati a severissime pene detentive.

4. Sviluppi recenti

Il presidente Niyazov muore improvvisamente nel dicembre del 2006, ufficialmente per arresto cardiaco. Al suo posto viene eletto nel febbraio 2007 Kurbanguly Berdymukhamedov. In maggio è destituito il potente capo della guardia presidenziale Akmurad Redjepov.

Il cambio di potere favorisce una tenue apertura del severo regime turkmeno, che si manifesta nella riapertura delle università e nella ripresa delle trasmissioni televisive russe nel paese.