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Governo
1. Introduzione

Governo Insieme delle istituzioni che partecipano all’attività di direzione politica di uno stato; in questo significato il termine è spesso sostituito dall’espressione “forma di governo” o da quella, più generica, di “regime politico”.

In un’accezione più ristretta, governo è lo specifico organo costituzionale – formato da un presidente del Consiglio dei ministri, o primo ministro, e dai ministri – che concentra gran parte del potere di indirizzo politico oltre che di esecuzione delle decisioni pubbliche; in questo significato alcune lingue,come l’inglese, utilizzano il termine cabinet (“gabinetto”).

2. Cenni storici

L’idea di governo, strettamente connessa a quella di regime politico, ha origini antiche; forme di governo diverse si ebbero già nell’antico Egitto, tra i sumeri, in Assiria, in Persia, in Cina, in Macedonia, ad Atene, a Sparta, a Corinto.

La riflessione sulla forma di governo in Occidente cominciò con Platone e con Aristotele, la cui tripartizione (monarchia, aristocrazia e democrazia) ha influenzato tutto il pensiero politico occidentale. Già i filosofi greci avevano individuato le possibili degenerazioni delle tre forme: del regime monarchico nella tirannia, dell’aristocrazia in oligarchia e della democrazia in olocrazia (cioè nell’esercizio del potere da parte del popolo nella sua totalità). Il regime dove il potere politico è detenuto invece dai capi religiosi, come nei primi califfati islamici, è detto teocrazia.

Le basi di una dottrina costituzionale, diventata poi l’impianto di quella moderna, secondo cui la carta fondamentale dello stato stabilisce i modi e i limiti della sovranità statale di fronte ai quali anche il regime di governo deve adeguarsi, furono gettate durante la Roma imperiale. Sotto il Sacro romano impero e durante il Medioevo prevalse invece una concezione della sovranità frammentata, facente capo all’imperatore (incoronato però dal papa) e discendente in modo piramidale fino ai sudditi, ma senza istituzioni di controllo o di garanzia. L’idea della sovranità dal basso, per consenso tacito o esplicito dei governati, riemerse in piccole comunità cittadine come quelle rafforzatesi nella Lega anseatica o nei Comuni italiani.

In Europa, dal XVI secolo in poi, lo sviluppo economico, i frutti della Riforma e il crollo del predominio cattolico nella politica contribuirono alla nascita degli stati nazionali. Essi iniziarono a stabilirsi come monarchie dinastiche e assolute, la cui sovranità risiedeva interamente nella persona del sovrano: la dottrina dell’assolutismo è ben sintetizzata nel famoso motto di Luigi XIV re di Francia, “l’état, c’est moi” (“lo stato sono io”).

Altri punti di svolta che portarono invece a un sempre maggiore controllo parlamentare sulla corona furono la Gloriosa Rivoluzione inglese del 1688, la guerra d’indipendenza americana, iniziata nel 1775, e la Rivoluzione francese, a partire dal 1789; nello stesso periodo si affermano nella pratica politica le concezioni sull’origine della sovranità dal basso, sul contratto sociale e sulla legittimazione consensuale della sovranità.

Il principio di autodeterminazione, il suffragio universale (vedi Movimento per il suffragio femminile) e le garanzie costituzionali, affermatisi a partire dalla seconda metà del XIX secolo, sono ora, almeno formalmente, presenti in quasi tutti i regimi vigenti. Essi non garantiscono tuttavia uniformità tra i regimi di governo oggi esistenti, hanno anzi offerto la base a regimi inediti come la prima dittatura del proletariato realizzata nell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, né sono esenti da gravi difetti quali il problema della revisione costituzionale, l’effettivo controllo dell’elettorato sugli eletti, la validità della coincidenza tra stato e nazione, spesso problematica e fonte di conflitti.

3. Tipi di governo
1. Governi monarchici e repubblicani

I governi si dividono innanzitutto in monarchici e repubblicani. Questa distinzione, tuttavia, con l’instaurarsi delle monarchie costituzionali ha perso parte del suo rilievo, mentre nel dibattito tra gli studiosi del XX secolo crescente importanza è stata attribuita alla distinzione tra governi democratici e dittatoriali.

2. Governi accentrati o federali

Secondo un altro criterio i governi possono essere centralisti o federali. I paesi federali, come gli Stati Uniti d’America o la Confederazione Elvetica, comprendono unioni di stati in cui l’autorità di un governo centrale è costituzionalmente limitata dai poteri delle unità che la costituiscono.

3. Governi parlamentari, presidenziali e semipresidenziali

Per quanto riguarda i rapporti tra le istituzioni statali, si distinguono i governi parlamentari, presidenziali e semipresidenziali. Nei governi parlamentari (ad esempio, in Italia, Gran Bretagna, India, Canada) il potere esecutivo è subordinato al potere legislativo, nel senso che l’esecutivo (il Consiglio dei ministri o il cabinet britannico) per poter governare deve godere della fiducia della maggioranza del Parlamento. Il potere di indirizzo politico fa capo all’esecutivo e alla maggioranza che lo appoggia.

Nei governi presidenziali (come gli Stati Uniti) il potere di indirizzo politico spetta al presidente, che è insieme capo dello stato e capo del governo ed è eletto direttamente dal corpo elettorale. L’esecutivo non dipende dalla fiducia del Parlamento né il presidente ha il potere di sciogliere le camere, per cui il principio della divisione dei poteri è strettamente applicato. Il potere legislativo esercita però il proprio controllo sugli atti dell’esecutivo attraverso le commissioni parlamentari.

Nei sistemi semipresidenziali (come la Francia) il capo dello stato è eletto direttamente dal popolo e detiene importanti poteri di direzione politica, ma è prevista anche la figura del capo del governo, che è condizionato dalla fiducia del Parlamento.

4. Il governo italiano

Nell’attuale ordinamento costituzionale italiano, pur fortemente caratterizzato in senso parlamentare, l’esecutivo è il principale artefice della politica nazionale.

Il governo è composto dal presidente del Consiglio dei ministri e dai ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Deve avere la fiducia delle due camere, votata in modo palese per appello nominale. Il presidente del Consiglio dirige l’attività del governo e ne risponde davanti al Parlamento. È designato dal presidente della Repubblica che nomina, su sua proposta, i ministri. I ministri sono posti a capo di ciascuno dei settori in cui si divide l’amministrazione centrale dello stato, i ministeri (interni, affari esteri, difesa, giustizia, economia e finanze ecc.). Ma vi sono anche ministri che svolgono importanti incarichi politici senza essere a capo di nessun dicastero (ministri senza portafoglio). I ministri sono coadiuvati da sottosegretari, che non intervengono alle riunioni del governo.

Il Parlamento può sempre discutere la condotta del governo e riesaminare la possibilità di conservargli la fiducia. Talvolta è però il governo che ponendo la “questione di fiducia” e quindi, in assenza di coalizione alternativa, minacciando lo scioglimento anticipato delle camere, costringe il Parlamento ad approvare leggi coerenti con i propri obiettivi politici.

In casi urgenti, quando non è possibile aspettare una deliberazione del Parlamento, il governo può adottare di propria iniziativa decreti legge che hanno forza immediata di legge ma la perdono se non sono ratificati dal Parlamento entro il termine di 60 giorni dalla loro emanazione. In altri casi il governo è preventivamente autorizzato dal Parlamento a legiferare mediante i cosiddetti decreti legislativi.

Il decreto legislativo n. 300 del 1999, emanato in attuazione della legge delega n. 59 del 1997, che trasferiva al governo il compito di legiferare in merito al riordino della pubblica amministrazione, ha riformato alcuni aspetti dell’organizzazione del governo. Tra gli effetti più importanti di tale riforma vi sono l’accorpamento di alcuni ministeri, significativamente ridotti dal punto di vista numerico a partire dall’insediamento, nel giugno 2001, del governo guidato da Silvio Berlusconi, e la creazione di agenzie, ossia di nuovi organismi amministrativi che esercitano attività di supporto ai ministeri.