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Scipione Emiliano, Publio Cornelio

Scipione Emiliano, Publio Cornelio (185 ca. - 129 a.C.), generale e politico romano. Adottato da Publio Cornelio Scipione, figlio di Scipione l’Africano, partecipò alle campagne militari in Macedonia, nel 151 si recò in Spagna e nel 149 prese parte all'assedio di Cartagine. Due anni dopo Scipione venne eletto console e fu investito del comando supremo delle forze impegnate contro i cartaginesi. Presa Cartagine, tornò a Roma per celebrare il trionfo, assumendo anch’egli il soprannome di 'Africano'. Ricoprì la carica di censore per alcuni anni e nel 134 fu nuovamente eletto console: gli venne affidato il compito di recarsi in Spagna per combattere contro Numanzia, che cadde dopo nove mesi di assedio. Fu portavoce della volontà dell'aristocrazia romana contro le riforme agrarie proposte dai Gracchi (vedi Tiberio e Caio Gracco). Morì dopo aver pronunciato un discorso in senato, forse ucciso da nemici politici.

Intorno a lui si radunò il cosiddetto “circolo degli Scipioni” che raccoglieva autori come il poeta satirico Lucilio, il commediografo Terenzio, il tragediografo Pacuvio e lo storico greco Polibio. L’intento del circolo letterario era quello di costituire un punto di mediazione estetica tra la nuova cultura ellenistica e i valori tradizionali della civiltà romana.