| Apprendimento | Articolo | ||||
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| 2. | Teorie sull’apprendimento |
| 1. | Il comportamentismo |
Le prime teorie sull’apprendimento furono elaborate all’interno della psicologia comportamentista, nata nella prima metà del XX secolo e fondata sull’assunto di base che la psicologia deve limitarsi a studiare i comportamenti osservabili, in quanto ciò che avviene all’interno della mente è inconoscibile. Dunque, i comportamentisti studiano l’apprendimento esclusivamente in termini di modificazioni comportamentali. Essi affermano l’esistenza di leggi universali che regolano sia l’apprendimento umano sia quello animale.
In particolare, John Broadus Watson sostiene che l’apprendimento sarebbe basato sul processo di “condizionamento classico”: sulla base di quanto scoperto dal fisiologo russo Ivan Pavlov, se a uno stimolo incondizionato (ad esempio la vista e il profumo del cibo), che normalmente produce un certo riflesso incondizionato (ad esempio la salivazione del soggetto cui viene mostrato il cibo), si associa ripetutamente uno stimolo neutro (ad esempio un suono), si ottiene presto che alla sola presentazione dello stimolo neutro (il suono) il soggetto manifesta la risposta (la salivazione) normalmente associata solo allo stimolo incondizionato (il cibo). In altre parole, il riflesso incondizionato diventa risposta condizionata, o appresa. Ciò spiega come il soggetto apprende ad associare a stimoli nuovi una risposta che già gli appartiene, ma non come apprende a dare nuove risposte.
Burrhus Frederic Skinner continuò gli studi sul condizionamento operante di E.L. Thorndike, che aveva studiato l’apprendimento negli animali ed era giunto alla conclusione che essi imparano per prove ed errori: mettendo alla prova, alla cieca, una possibile soluzione dopo l’altra finché non si trova quella appropriata. Thorndike riteneva che l’effetto di soddisfacimento prodotto dalla risposta giusta rendesse una sua successiva attuazione molto più probabile. Skinner riteneva che l’accento messo da Thorndike sulla natura piacevole di un effetto fosse un pregiudizio mentale. Secondo Skinner esistono due tipi di comportamento: il comportamento rispondente, formato dalle risposte riflesse da uno stimolo, causate da collegamenti neurali innati (condizionamento classico); il comportamento operante, che è volontario e rappresenta la maggior parte del comportamento umano. I comportamenti operanti non sono indotti dagli stimoli che li precedono, ma da quelli che li seguono e che sono conseguenza del comportamento stesso. Skinner dimostrò che quando una risposta era seguita da un certo risultato, era più facile che si ripetesse di nuovo. Chiamò questo processo “condizionamento operante”.
Il verificarsi di una risposta e di un esito che rende la risposta più probabile è detto rinforzo. Gli eventi, che hanno l’effetto di diminuire le probabilità che un comportamento si verifichi di nuovo, vengono chiamati punizioni. Si segnalano due tipi di rinforzi: i rinforzi positivi sono dei fatti che seguono un comportamento aumentandone la probabilità; ad esempio ottenere del cibo, delle lodi o delle manifestazioni di affetto. Se si verifica, invece, l’eliminazione di uno stimolo spiacevole, come una scossa elettrica o un rumore molto forte, si rafforza il comportamento che l’ha preceduta; questi stimoli vengono chiamati rinforzi negativi. Il condizionamento operante permette non soltanto di variare la frequenza con cui si manifestano alcuni comportamenti, ma anche di determinare la manifestazione di comportamenti nuovi. Questo si ottiene con il modellaggio, un metodo consistente nel rinforzare gradualmente i comportamenti che si avvicinano al comportamento voluto.
| 2. | L’apprendimento sociale |
Un approccio diverso al problema è rappresentato dalle teorie dell’apprendimento sociale. Attorno al 1970 Albert Bandura introdusse il concetto di “apprendimento osservativo”: il soggetto apprende per imitazione comportamenti che ha modo di osservare in altre persone. Questo processo di modellamento avviene in riferimento a persone e comportamenti che, per varie ragioni, appaiono attraenti al soggetto che li osserva, li imita e in questo modo apprende. Le persone e i comportamenti imitati vengono detti modelli. Se l’osservatore è un bambino i modelli possono essere altri bambini, genitori, insegnanti, parenti, ma anche personaggi televisivi, del mondo dello sport, protagonisti dei fumetti o dei cartoni animati. La punizione o il rinforzo del comportamento della persona presa a modello ha sull’osservatore lo stesso effetto che ha sul modello stesso. L’osservatore non ha bisogno di essere rinforzato direttamente per imitare.
Secondo Lev Vygotskij l’apprendimento avviene all’interno e grazie alle interrelazioni fra il bambino e le persone che lo circondano. Apprendimento e sviluppo sono collegati fin dai primi giorni di vita del bambino. Per Vygotskij esistono due livelli di sviluppo nel bambino. Il primo è il livello dello sviluppo effettivo del bambino, cioè il grado di sviluppo delle funzioni psico-intellettive già raggiunto. Con l’aiuto dell’adulto il bambino può fare molto di più di quanto possa fare con le sue capacità in modo autonomo. Ciò che il bambino fa con la guida degli adulti, in seguito sarà in grado di farlo da solo. Questa capacità potenziale di apprendimento viene detta “area di sviluppo potenziale”. Le funzioni psico-intellettive compaiono prima nelle attività sociali e nell’interazione con gli altri, in un secondo tempo nelle attività individuali, come caratteristiche interne del pensiero del bambino. L’apprendimento dà origine all’area di sviluppo potenziale, cioè stimola nel bambino dei processi di sviluppo all’interno delle interrelazioni con gli altri, che in seguito vengono assimilate e diventano acquisizioni interne del bambino. In questa prospettiva l’apprendimento precede e causa lo sviluppo psichico.
| 3. | L’epistemologia genetica |
Una prospettiva diversa viene proposta da Jean Piaget, che sostiene che sarebbe lo sviluppo biologicamente determinato delle strutture intellettive a consentire un rapporto sempre più adeguato con la realtà, e quindi l’apprendimento.
| 4. | Il cognitivismo |
A partire dal 1980 circa, la teoria cognitivista propone un ulteriore punto di vista sull’apprendimento. A differenza del comportamentismo, il cognitivismo è fortemente interessato ai processi mentali, tanto da affermare che un cambiamento a livello comportamentale è sempre connesso e spiegabile in base a un cambiamento a livello cognitivo. In quest’ottica, l’apprendimento sarebbe il risultato della complessa interazione tra fattori interni ed esterni, e in particolare dei processi mentali attraverso cui vengono elaborati gli input esterni.
L’apprendimento non consisterebbe quindi nel semplice trasferimento dell’informazione esterna all’interno, ma sarebbe piuttosto il risultato di una sua complessa trasformazione a livello cognitivo. Il soggetto è dunque un attivo costruttore delle sue conoscenze. Questa concezione dell’apprendimento come processo costruttivo attivo prevede inoltre che l’acquisizione di nuove conoscenze produca una modificazione di quelle già possedute. Ogni volta che il soggetto impara qualcosa di nuovo modifica le sue strutture concettuali: riorganizza le sue conoscenze ma anche le procedure atte a padroneggiarle e a utilizzarle. Quest’ultimo aspetto è oggetto di studio soprattutto del recente filone di ricerca sull’apprendimento in età adulta.