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Peirce, Charles Sanders
1. Introduzione

Peirce, Charles Sanders (Cambridge, Massachusetts 1839 - Milford 1914), filosofo, logico e scienziato statunitense. Compiuti gli studi alla Harvard University, dal 1861 lavorò per il servizio geodetico degli Stati Uniti e, tra il 1864 e il 1884, tenne corsi di logica presso la Johns Hopkins University, incentrando le sue ricerche sugli sviluppi dell'algebra booleana.

Le sue opere, riunite nei Collected Papers of Ch. S. Peirce (Raccolta di scritti di Ch.S. Peirce), pubblicate a partire dal 1931, sono tuttora in fase di pubblicazione da parte del Peirce Project della Harvard University.

2. Semiotica

Peirce è noto soprattutto per i suoi contributi alla logica e all'epistemologia e per la sua teoria del segno, o semiotica. Per segno Peirce intende qualsiasi atto che consenta una comunicazione. Ogni segno comporta da un lato un riferimento all'oggetto, che costituisce il significato del segno, dall'altro un riferimento all'interpretante, cioè a colui che è in grado di comprenderlo. Ad esempio il termine 'cane' è in grado di indicare un certo animale, solo se vi è una persona che, sentendo questa parola, è in grado di coglierne il significato. Ora però l'interpretante, secondo Peirce, non va inteso tanto come una mente che capisce i segni, quanto come un segno esso stesso, il cui oggetto è costituito dal segno interpretato e che rimanda a sua volta a un altro interpretante. Ad esempio colui che ha compreso, nel corso di un dialogo, il significato della parola 'cane', esternerà questa comprensione mediante parole o con gesti: il suo pensiero non è cioè un evento puramente mentale, ma un fatto linguistico, ovvero è un segno che si inserisce in una trama di scambi comunicativi. Da ciò deriva che la relazione segnica, secondo Peirce, è una 'semiosi infinita', nella quale segno, significato e interpretante sono vicendevolmente implicati.

3. Logica

La semiotica era intesa da Peirce come una parte della logica. Nell'ambito di quest'ultima, il maggior contributo di Peirce consiste nella teoria della 'abduzione'. Egli distingueva infatti tre ragionamenti: la 'deduzione', l''induzione' e l''abduzione'. Mentre la prima, che ha il suo modello classico nel sillogismo, consiste nel passare da un principio generale a conclusioni particolari, e la seconda nel passaggio inverso da proposizioni particolari a conclusioni universali, la terza forma di ragionamento deriva dall'effetto la causa probabile. L'abduzione consente pertanto, di fronte a un certo problema, di risalire a un'ipotesi di soluzione. Un esempio di abduzione può essere il seguente ragionamento: 'se qui vi è della cenere, ci deve essere stato anche un fuoco'. In questo modo l'abduzione svolge un'importante funzione euristica.

4. Pragmaticismo

Peirce designò dapprima la sua filosofia pragmatismo, ma per distinguerla in seguito dall'impiego che di questo termine aveva fatto William James, egli ricorse allora al termine, 'abbastanza brutto da non essere rubato', di 'pragmaticismo'. Il concetto basilare del pragmaticismo di Peirce è quello di 'credenza', che egli derivava da Hume e che espose in due saggi: Il fissarsi della credenza (1877) e Come rendere chiare le nostre idee (1878). Secondo Peirce il significato di una credenza, cioè di un'opinione consolidata e condivisa, è determinato dalle sue conseguenze pratiche, vale a dire dalle azioni che è capace di produrre. In questo senso una conoscenza non era intesa da Peirce come una rappresentazione o un'idea, nel senso del termine che risale a Cartesio, ma come una regola d'azione, capace di fissarsi in un'abitudine.

Peirce influenzò direttamente il pensiero di William James e fu all'origine dell'indirizzo inaugurato da John Dewey e denominato 'strumentalismo'; ma lo stile di pensiero di Peirce ha lasciato una traccia profonda anche su gran parte della ricerca filosofica del Novecento, in particolare nella semiotica, di cui fu uno dei fondatori.