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Bulgaria
1. Introduzione

Bulgaria (nome ufficiale Republika Bălgarija, Repubblica Bulgara), stato dell’Europa sudorientale situato nella sezione orientale della penisola balcanica. Confina a nord con la Romania, a ovest con la Serbia e la Repubblica di Macedonia, a sud con la Turchia e la Grecia; si affaccia a est sul Mar Nero. La superficie totale è di 110.994 km²; il paese ha un’estensione costiera di 354 km. La capitale è Sofia.

2. Territorio

Il territorio della Bulgaria può essere suddiviso in tre regioni fisiche: la pianura del Danubio, la catena montuosa dei Balcani e il massiccio dei Rodopi.

Estesa nell’estremo nord del paese, la pianura danubiana, estremamente fertile, occupa circa un terzo del territorio bulgaro. Fra il basso corso del Danubio e il Mar Nero si estende la pianura fertile della Dobrugia. Gran parte della restante superficie territoriale è montuosa o collinare. Due sono le catene montuose che attraversano il paese da ovest a est: nel nord, la catena dei Balcani che si estende dalla Serbia al Mar Nero e digrada a settentrione verso la pianura del Danubio; nel sud, i monti Rodopi, vasto massiccio irregolare che segna il confine con la Grecia ed è separato dalla catena dei Balcani dalla fertile valle del fiume Marizza. All’estremità occidentale dei Rodopi si trovano il massiccio del Rila, la cui cima più elevata è il monte Musala (2.925 m), e altre piccole catene montuose che segnano i confini con Grecia e Turchia.

1. Idrografia

Il fiume principale è il Danubio, che segna il confine con la Romania e raccoglie in Bulgaria le acque di numerosi affluenti tra cui l’Iskŭr e lo Jantra. Il fiume Marizza, che segna per un breve tratto il confine tra Bulgaria e Grecia, nasce dai monti Rila e sfocia nel mar Egeo. Importanti sono anche il Kamchija, che sfocia nel Mar Nero e, nella zona sudorientale, la Struma e la Mesta, che sfociano nell’Egeo.

2. Clima

Il clima della Bulgaria è continentale; nella regione dei Balcani le estati sono più calde e gli inverni molto più rigidi e ventosi rispetto agli altri paesi europei posti alla stessa latitudine. Solo nelle vallate a sud-ovest del massiccio dei Rodopi (bacino della Marizza, valli della Struma e della Mesta) prevale un clima di tipo mediterraneo, con estati calde e secche e inverni miti e umidi. La temperatura media annua è di 12,8 °C; la media delle precipitazioni è di circa 600 mm annui, con estremi che vanno dai 190 mm della regione nordorientale ai 2.000 mm della zona dei monti Rila.

3. Flora e fauna

Circa un terzo del territorio bulgaro è coperto da foreste, perlopiù di conifere, in particolar modo nella catena dei Balcani, estremamente boscosa. Sul massiccio dei Rodopi crescono anche faggi e querce. La fauna selvatica (orso, lupo, volpe, alce, gatto selvatico) popola le zone montuose del paese.

4. Problemi e tutela dell’ambiente

L’elevato livello di emissioni industriali e dei gas di scarico delle automobili è responsabile del forte inquinamento atmosferico cui è soggetta la Bulgaria. La contaminazione dell’aria, principale causa del fenomeno delle piogge acide, ha determinato la defoliazione di una vasta porzione delle foreste bulgare. Queste conoscono un forte degrado anche a causa dell’eccessivo sfruttamento per la pastorizia. Di rilievo anche l’inquinamento delle acque: gran parte dei principali fiumi sono inquinati e l’inquinamento marino lungo le coste del Mar Nero, in special modo nei pressi delle due maggiori città industriali, Varna e Burgas, rischia di diventare una seria minaccia per il turismo dell’area. Va inoltre ricordato che scarsi e inadeguati sono gli impianti di depurazione per le acque di scarico industriali. A partire dagli anni Novanta l’Unione Europea ha fornito alla Bulgaria aiuti finanziari volti a favorire la conservazione ambientale. Il paese include nove World Heritage Site, tra cui il Monastero di Rila e il Parco nazionale Pirin, il più grande del paese. Nel nord si trova il Parco nazionale Rusenski Lom.

Il governo bulgaro ha sottoscritto accordi internazionali sull’ambiente concernenti l’inquinamento atmosferico, la biodiversità, i cambiamenti del clima, le specie a rischio di estinzione, le scorie radioattive, l’abolizione dei test nucleari, la protezione dell’ozonosfera e le zone umide.

3. Popolazione

La popolazione della Bulgaria è di 7.262.675 abitanti (2008) con una densità media di 66 persone per km². I bulgari costituiscono l’85,3% della popolazione, mentre i turchi rappresentano la principale minoranza etnica presente nel paese (8,5%). Esistono inoltre minoranze di rom (2,6%), macedoni (2,5%), armeni, greci e russi. Dal 1990 a oggi il paese ha registrato un incremento demografico negativo (-0,81% nel 2008), dovuto sia ai recenti rivolgimenti politici, economici e sociali sia alla massiccia emigrazione della minoranza turca, vittima dalla fine degli anni Ottanta di discriminazioni da parte delle autorità bulgare. Nel 2005 la popolazione urbana costituiva il 71% della popolazione totale.

1. Lingua e religione

Lingua ufficiale è il bulgaro, parlato dal 90% della popolazione. Dopo diversi anni di una controversia politico-linguistica tra la Bulgaria e la Repubblica ex Iugoslava di Macedonia, la Bulgaria ha riconosciuto nel febbraio 1999 la lingua macedone, precedentemente considerata una semplice variante del bulgaro.

La fine delle restrizioni imposte dal governo comunista ha permesso a gran parte della popolazione di accostarsi alla religione. Attualmente, l’85% della popolazione è seguace della Chiesa ortodossa bulgara; sono inoltre presenti minoranze di musulmani (13%, prevalentemente turchi), cattolici romani, protestanti ed ebrei.

2. Istruzione e cultura

L’istruzione primaria è gratuita e obbligatoria dai sette ai quindici anni di età. L’insegnamento secondario privilegia gli istituti tecnici e professionali, che preparano prevalentemente personale specializzato nei diversi comparti dell’industria. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è pari al 98,8% (2005). Il paese conta una trentina di istituti di istruzione superiore, tra i quali l’Università di Sofia (1888), la più antica del paese, l’Accademia bulgara di Scienze (1869) e l’Accademia di Medicina (1972), sempre nella capitale.

Tra le principali istituzioni culturali si ricordano la Biblioteca nazionale Kyrill e Methodius e la Biblioteca centrale dell’Accademia bulgara di Scienze, a Sofia; la Biblioteca nazionale Ivan Vazov di Plovdiv; il Museo nazionale di storia naturale (1889), il Museo archeologico e il Museo etnografico, a Sofia.

La Bulgaria, dove significative furono le influenze bizantine, greche e russe, fu il centro principale della cultura slava per tutto il X e l’XI secolo. L’espressione principale di questa ricchezza culturale è rappresentata dalla letteratura bulgara.

Anche nelle arti figurative il paese ha dato i natali a personaggi di spicco, quali lo scultore Ivan Lazarov, il pittore Vladimir Dimitrov, l’incisore di acqueforti Peter Moroz e il noto esponente della Land Art, Christo.

Particolarmente rilevanti dal punto di vista architettonico sono i monasteri e le chiese: la più antica fra queste è quella di San Giorgio, a Sofia, costruita sulle basi di un tempio pagano. Si ricordano inoltre la più moderna cattedrale Alexandr Nevskij e la chiesa di Boyana, nei pressi della capitale, decorata con affreschi del XIII secolo e divenuta World Heritage Site nel 1979. Al IX secolo risale il monastero di Rila e all’XI secolo quello di Bachkovo, a sud di Plovdiv.

In campo musicale molto significative sono la tradizione popolare e quella religiosa, legata alla Chiesa ortodossa, in particolare per quanto riguarda i canti, accompagnati da strumenti tipici come la gaida (una sorta di zampogna), il kaval (flauto dritto di legno), la gadulka (simile al violino). Particolarmenre rinomate e apprezzate a livello internazionale sono le danze popolari e folcloristiche bulgare, tra cui si ricordano la ruchenitsa e il vrapcheto. Un discreto sviluppo hanno anche la musica moderna e quella operistica. Vedi anche Le Mystère des voix bulgares; Cinema dell’Est europeo.

4. Divisioni amministrative e città principali

La Bulgaria è divisa in 28 province (oblasti, sing. oblast): Sofia Capitale, Sofia Regione, Burgas, Varna, Plovdiv, Ruse, Haskovo, Lovech, Montana, Sliven, Yambol, Dobrich, Silistra, Shumen, Gabrovo, Pleven, Vidin, Vratsa, Veliko Tarnovo, Pazardjik, Smolyan, Razgrad, Targovishte, Blagoevgrad, Pernik, Kardjali, Kjustendil, Stara Zagora.

Oltre a Sofia, capitale nonché maggiore polo culturale del paese, altri centri urbani di rilievo sono la città industriale di Plovdiv, Varna, sede del principale porto marittimo, Burgas, sull’omonimo golfo del Mar Nero e Ruse, primo porto fluviale bulgaro.

5. Economia

Paese essenzialmente agricolo fino al 1947, la Bulgaria fu rapidamente industrializzata durante il regime comunista, che provvide a nazionalizzare tutti i mezzi di produzione. Solo dopo il crollo del sistema pianificato sovietico il governo bulgaro ha emanato una serie di provvedimenti economici riguardanti la privatizzazione delle industrie e la liberalizzazione dei prezzi, provvedimenti che dal 1992 hanno portato gradualmente il paese ad attuare un’economia di mercato.

Nel 2006 il prodotto interno lordo del paese ammontava a 31.483 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 4.092,60 dollari. Nel 2004 il tasso di disoccupazione era del 12,1%.

1. Agricoltura e allevamento

Nel 2006 l’agricoltura contribuiva per l’8,5% alla formazione del PIL e occupava il 9% della forza lavoro. Con la fine del sistema della collettivizzazione (1992) il governo bulgaro ha restituito agli agricoltori i terreni coltivabili precedentemente appartenenti alle fattorie statali. Le principali colture sono frumento, mais e tabacco. Discreti sono i quantitativi di segale, orzo, avena, cotone, uva, pomodori, patate, barbabietole da zucchero e cavoli. Di antica tradizione è la coltivazione delle rose, esportate in tutto l’Occidente. L’allevamento di ovini e caprini, diffuso anche grazie alla vasta estensione dei pascoli, favorisce la produzione di generi lattiero-caseari.

2. Risorse forestali e pesca

Di un certo rilievo per l’economia sono inoltre lo sfruttamento delle risorse forestali (perlopiù legname da costruzione) e la pesca (in gran parte sgombri).

3. Risorse energetiche e minerarie

Nel 2003 il fabbisogno energetico del paese era coperto da centrali alimentate a combustibile per il 52,1%, da centrali idroelettriche per il 5,8% e, in misura che è andata crescendo negli ultimi anni, da centrali nucleari (42,1%); installati nella zona di Kozloduy (la prima centrale nucleare risale al 1974), i 4 reattori sono ora giudicati ad alto rischio dalla comunità internazionale, che ne richiede l’ammodernamento o la chiusura.

La Bulgaria dispone di modeste risorse minerarie. La principale di queste è il carbone, di cui più della metà viene utilizzato a scopi industriali. I giacimenti di petrolio, scoperti nel 1951, garantiscono annualmente 365.250 barili di greggio (2004); vengono inoltre estratti rame, zinco, piombo, manganese, gas naturale e ferro.

4. Industria

Il settore industriale contribuiva, nel 2006, al 31,4% del PIL e occupava il 34% della forza lavoro. Oltre ai tradizionali settori dell’industria della profumeria (la Bulgaria è uno dei primi produttori al mondo di distillato di essenza di rose) e tessile, hanno conosciuto notevole sviluppo le industrie chimica, alimentare, siderurgica, metallurgica, meccanica (ancora in parte dipendenti dall’importazione delle materie prime) e calzaturiera, nonché la lavorazione del tabacco. Per decenni asse portante dell’industria bulgara è stata l’industria pesante, ancora oggi trainante. Attualmente in fase di sviluppo sono il settore della progettazione, costruzione e assemblaggio di apparecchiature elettriche e quello della raffinazione dei minerali grezzi. In sostanziale crescita anche la produzione di materiali da costruzione.

5. Commercio e finanza

Nel 2003 il valore totale delle esportazioni fu di 7.540 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 10.901 milioni di $ USA. I principali partner commerciali della Bulgaria sono i paesi in precedenza uniti nell’ex Unione Sovietica e quelli dell’Unione Europea (con al primo posto la Germania), verso cui vengono esportati macchinari agricoli, generi alimentari, tabacco, metalli non ferrosi, ferro, cuoio e tessuti. Le importazioni riguardano soprattutto petrolio, gas naturale, mezzi di trasporto, acciaio, cellulosa e legname.

L’unità monetaria è il lev, suddiviso in 100 stotinki. La Banca nazionale di Bulgaria è la banca centrale del paese.

6. Trasporti e vie di comunicazione

Il sistema dei trasporti si avvale di 4.163 km di rete ferroviaria e di 44.033 km di rete stradale (dei quali il 99% è asfaltato). Per facilitare i collegamenti tra Bulgaria e Romania e favorire nel contempo i rapporti commerciali con il resto dell’Europa, nel 1954 è stato costruito sul Danubio il ponte Ruse-Giurgiu che consente il transito sia ferroviario che stradale tra i due paesi. Fondamentale via di comunicazione è il Danubio, lungo il quale si svolge gran parte del traffico merci e passeggeri diretto nei porti fluviali di Ruse, Loveč, Lom e Montana. Il traffico è rilevante anche nel Mar Nero, i cui porti principali sono Varna, Burgas e Nessebar. Le stazioni balneari del litorale bulgaro sono in questi ultimi decenni meta di un numero sempre crescente di turisti. In espansione sono i servizi aerei, forniti dalla compagnia di bandiera Balkan Bulgarian Airlines, che assicura i collegamenti interni e internazionali.

6. Ordinamento dello stato

Indipendente dal 1908 dopo il lungo dominio ottomano, la Bulgaria è stata sottoposta in seguito a vari regimi dittatoriali, di cui l’ultimo, quello comunista, è crollato nel 1989. Nel 1991 è stata approvata la nuova Costituzione che ha dato vita a una repubblica parlamentare. Dal 1° gennaio 2007 il paese è parte dell’Unione Europea.

1. Potere esecutivo

Il presidente è eletto a suffragio universale per un termine di cinque anni e il suo mandato è rinnovabile una sola volta. Egli nomina il capo del governo, che è di norma il leader del partito di maggioranza.

2. Potere legislativo

Il potere legislativo poggia su un Parlamento monocamerale, l’Assemblea nazionale (Narodno Sabranie), composta da 240 membri eletti con sistema proporzionale per un termine di quattro anni. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età.

3. Potere giudiziario

Il sistema giudiziario prevede una Corte suprema, il cui presidente è nominato dal capo dello stato, e una Corte costituzionale. La pena di morte è stata abolita nel 1999.

4. Istituzioni periferiche

La Bulgaria comprende 28 province.

5. Difesa

Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 19 anni di età. Nel 2004 le forze armate contavano 51.000 effettivi.

6. Forze politiche

Dall’introduzione del multipartitismo, nel 1990, nel paese sono comparse svariate formazioni politiche, dalle caratteristiche a volte poco definibili. Tra le maggiori forze politiche presenti nell’attuale Parlamento vi sono il Partito socialista (Bălgarska socialističeska partija); il Movimento nazionale Simeone II (Nacionalno dviženie Simeon Vtori; populisti); l’Unione delle forze democratiche (Săjuz na demokratičnite sili; conservatori); il Partito socialdemocratico (Partija bălgarski socialdemokrati) e il Movimento per i diritti e la libertà (Dviženie za Prava i Svobodi), espressione della minoranza turca.

7. Storia

Il territorio dell’attuale Bulgaria, abitato da popolazioni tracico-illiriche, già parte dell’impero romano nelle province della Tracia e della Mesia, fu invaso nel VI secolo d.C. da popolazioni slave e nel VII secolo dai bulgari, di origine turca, che si impadronirono della Bassa Mesia, allora provincia dell’impero bizantino. Alla fine dell’VIII secolo i bulgari estesero i propri possedimenti e fondarono uno stato militarmente molto potente, governato dall’803 all’814 da Khan Krum, le cui armate sconfissero le forze bizantine nell’811, arrivando ad assediare Costantinopoli (odierna Istanbul) nell’813.

I successori di Krum si impadronirono di gran parte della Macedonia e della Serbia, riconquistata dai serbi nell’860 in seguito alla sconfitta di Boris I. Quattro anni dopo Boris I, sotto l’influenza dell’imperatore bizantino Michele III, impose ai suoi sudditi di convertirsi al cristianesimo, che divenne la religione ufficiale del regno. Riconosciuta dapprima la supremazia del papato (866), il sovrano bulgaro, dopo il rifiuto di papa Adriano II di creare una sede arcivescovile in Bulgaria, nell’870 si staccò dalla Chiesa di Roma per aderire a quella ortodossa orientale.

1. Il primo impero bulgaro

Durante il regno di Simeone, figlio di Boris I, la Bulgaria divenne lo stato più potente dell’Europa orientale. Tra il IX e il X secolo, Simeone amministrò saggiamente il regno e conquistò nuovi territori, sconfiggendo i magiari e i bizantini. Nel 925 si proclamò imperatore di Grecia e Bulgaria e nel 926 conquistò la Serbia, divenendo uno dei sovrani più potenti d’Europa. Il suo regno fu caratterizzato da un grande sviluppo culturale, dovuto al diffondersi della dottrina cristiana a opera dei discepoli di Cirillo e Metodio, “gli apostoli degli slavi”. In questo periodo venne adottato l’alfabeto cirillico e comparve per la prima volta la forma scritta della lingua slava.

Nella seconda metà del X secolo ebbe inizio la decadenza del primo impero bulgaro, causata dalle invasioni dei magiari e dei russi, che nel 969 conquistarono la capitale e fecero prigioniera la famiglia reale. Nel 970 l’imperatore bizantino Giovanni I Zimiscè, allarmato dall’avanzata dei russi nell’Europa sudorientale, intervenne nel conflitto, riuscendo a sconfiggere i russi e ad annettere al proprio impero le regioni orientali della Bulgaria (972). L’impero bulgaro, governato dal 976 dallo zar Samuele, fu ridotto alla sola regione occidentale del paese fino al 1014, quando l’imperatore bizantino Basilio II sconfisse definitivamente le armate di Samuele, impadronendosi di tutta la Bulgaria.

2. Il secondo impero e la dominazione turca

Nel 1185 i bulgari, guidati da Ivan e Pietro Asen, si ribellarono al dominio bizantino e ristabilirono la propria sovranità sulla regione compresa tra i Balcani e il Danubio. All’inizio del XIII secolo, governati dalla dinastia degli Asen, i bulgari riconquistarono anche gran parte dei territori della Serbia e della Macedonia occidentale. Nel 1204, durante il regno di Giovanni II Kalojan (1197-1207), riconobbero per un breve periodo l’autorità della Chiesa di Roma, abbandonandola definitivamente nel 1234. Governati da Giovanni III Asen (che regnò dal 1218 al 1241), i bulgari riconquistarono la Tracia occidentale, tutta la Macedonia e parte dell’Albania.

Alla morte di Giovanni III Asen l’impero tornò però a disgregarsi sotto gli attacchi di mongoli, bizantini, magiari e serbi; questi ultimi si impadronirono quindi della Bulgaria facendone una loro provincia nel 1330. I turchi ottomani, che nel 1360 avevano invaso la valle della Marizza, sottomisero l’intera Bulgaria nel 1396, dando vita a una dominazione che sarebbe durata cinque secoli, nonostante i numerosi tentativi di ribellione.

Tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX il risveglio dell’identità bulgara, promosso e sostenuto da esponenti della cultura letteraria del paese, diede vita ai primi movimenti nazionalisti che, nel 1876, sfociarono in un’ulteriore ribellione stroncata brutalmente dai turchi. L’efferatezza della repressione turca fornì ai russi, animati da un sentimento panslavo e desiderosi di espandere il loro dominio fino al Mediterraneo, il pretesto per intervenire (1877). Sconfitti, i turchi sottoscrissero il trattato di Santo Stefano (marzo 1878), che prevedeva la costituzione di una Grande Bulgaria comprendente gran parte della Macedonia e un accesso all’Egeo. Il congresso di Berlino, svoltosi nel luglio dello stesso anno, ridimensionò tuttavia l’estensione territoriale della Bulgaria, cui venne sottratta la Rumelia orientale, dichiarata provincia autonoma sotto la tutela turca.

3. L’indipendenza

Nel 1879, Alessandro di Battenberg, nipote dello zar Alessandro II di Russia, fu proclamato primo principe di Bulgaria; nel 1885 al principato venne annessa anche la Rumelia orientale, nel frattempo ribellatasi ai turchi. In seguito ai contrasti interni e all’ostilità dello zar, nel 1886 Alessandro di Battenberg fu costretto ad abdicare. Nel 1887 venne quindi incoronato il principe Ferdinando di Sassonia-Coburgo-Gotha; quest’ultimo, approfittando dell’instabilità politica della Turchia, dichiarò la Bulgaria regno indipendente e si proclamò imperatore con il nome di Ferdinando I (1908), regnando fino al 1918.

4. Le guerre dei Balcani e la prima guerra mondiale

Nella primavera del 1912, con l’obiettivo di acquisire i territori previsti dall’accordo di Santo Stefano, la Bulgaria si unì alla Serbia, alla Grecia e al Montenegro nella prima Guerra balcanica contro la Turchia. I dissensi intervenuti tra gli alleati per la spartizione dei territori conquistati all’impero ottomano provocarono la seconda Guerra balcanica (1913), in seguito alla quale la Bulgaria, sconfitta, perse gran parte delle acquisizioni in Macedonia a favore della Serbia e la Dobrugia a favore della Romania. Schieratasi al fianco degli Imperi Centrali nella prima guerra mondiale, la Bulgaria venne nuovamente sconfitta e, nel settembre 1918, costretta a sottoscrivere un armistizio con gli Alleati. A Ferdinando I, che abdicò nell’ottobre dello stesso anno, succedette il figlio Boris III. Con il trattato di Neuilly del 27 novembre 1919, la Bulgaria venne privata della Tracia egea, costretta a pagare i danni di guerra e a ridurre i propri armamenti.

5. Il regime dittatoriale filofascista

Nell’ottobre del 1919, il leader dell’Unione agraria Aleksandr Stambolijsky venne eletto alla guida di un governo di coalizione. Stambolijsky inaugurò una linea riformista di stampo autoritario (limitata redistribuzione delle terre, lotta contro i monopoli, ridefinizione dei rapporti tra Stato e Chiesa), cercando di ristabilire, con la rinuncia alle rivendicazioni territoriali, relazioni amichevoli con i paesi vicini. Stambolijsky si inimicò così l’esercito, la borghesia cittadina, la Chiesa e i partiti conservatori, e nel giugno del 1923 venne rovesciato e barbaramente ucciso durante un colpo di stato. Il suo successore alla guida del governo, Aleksander Tsankov avviò una severa repressione contro l’Unione agraria e il Partito comunista, instaurando un regime filofascista. Il paese ebbe tuttavia una vita agitata, funestata da attentati e violenze. Nel 1935, in seguito a un tentativo di colpo di stato (maggio 1934), Boris III instaurò una dittatura personale di segno marcatamente fascista.

6. La seconda guerra mondiale

Caduta nella sfera di influenza tedesca e italiana, nel marzo del 1940 la Bulgaria aderì al Patto tripartito. Nel successivo dicembre ottenne dalla Romania la Dobrugia meridionale. Nel marzo 1941 dichiarò guerra alla Iugoslavia e alla Grecia, occupando la Macedonia, la Tracia e i distretti greci di Florina e Kastoria. Pochi mesi dopo dichiarò guerra a Stati Uniti e Gran Bretagna. Sebbene alleati della Germania nazista, Boris III e il suo governo si opposero alla politica di sterminio condotta contro gli ebrei (vedi Shoah).

A Boris III, morto in circostanze misteriose nell’agosto 1943, successe Simeone II, appena seienne. Alla guida del paese si insediò un consiglio di reggenza filotedesco, che venne rovesciato nel maggio 1944 dalle forze partigiane comuniste e agrarie. Occupata dalla truppe sovietiche a settembre, a ottobre la Bulgaria firmò l’armistizio con l’URSS, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, ritirandosi dai territori sottratti alla Grecia e alla Iugoslavia.

Con le elezioni del 18 novembre 1945, vinte con l’85% dei voti dal Fronte della patria, dominato dai comunisti, la Bulgaria cadde sotto la sfera d’influenza sovietica.

7. Il regime comunista

Il referendum istituzionale del settembre 1946 mise fine alla monarchia. Nell’ottobre dello stesso anno venne adottata una nuova Costituzione e a novembre, in seguito a nuove elezioni, Georgj Dimitrov, figura chiave dell’Internazionale comunista, assunse la guida del governo.

In base al trattato di Parigi (10 febbraio 1947) la Bulgaria conservò la Dobrugia meridionale, ma fu condannata a gravose riparazioni di guerra nei confronti di Iugoslavia e Grecia e a smilitarizzare gran parte della linea di confine con quest’ultima. Nel dicembre 1947 fu adottata una nuova Costituzione, direttamente ispirata a quella sovietica. Negli ultimi mesi del 1947 il regime comunista lanciò una severa epurazione, che colpì gli agrari, e in particolare il leader Nikola Petkov – accusato di spionaggio e condannato a morte al culmine di un processo farsa – ma anche molti comunisti dissidenti.

Nel 1948 la Bulgaria si allineò all’Unione Sovietica nella rottura delle relazioni con la Iugoslavia di Tito e in seguito limitò le relazioni diplomatiche con Grecia e Turchia. Nello stesso anno vennero avviate la collettivizzazione della campagne e la nazionalizzazione dell’industria (1947). Nella prima metà degli anni Cinquanta, Vulko Chrvenkov fu alla guida di un governo di stretta osservanza staliniana. Nel 1953 furono emanate misure per impedire ai cittadini di lasciare il paese e per dar corso al programma di assimilazione degli oltre 800.000 turchi della repubblica.

Sotto la lunga leadership di Todor Živkov, segretario del Partito comunista dal 1954 e poi primo ministro (1962-1971) e capo di stato (1971-1989), il regime comunista bulgaro si distinse per la chiusura e l’autoritarismo. Membro del Consiglio di mutua assistenza economica (COMECON) e del patto di Varsavia, la Bulgaria fu tra gli alleati più fedeli dell’URSS, dai cui aiuti dipese per realizzare il suo programma di industrializzazione.

Živkov fu tra i leader comunisti più restii ad accogliere i fermenti di democratizzazione che percorsero l’Europa dell’Est a partire dagli anni Settanta. Ritenuta responsabile della crisi economica ed esposta alle polemiche seguite all’assassinio del dissidente Georgi Markov (giornalista della BBC avvelenato a Londra) e all’attentato al papa Giovanni Paolo II (per cui si sospettò un coinvolgimento dei servizi segreti del paese), la nomenklatura bulgara ricorse al sentimento nazionalista per tentare di recuperare il consenso. Nel 1984 inasprì i provvedimenti contro la minoranza turca, provocandone il malcontento.

Alla fine del 1989 un complotto di alcuni riformatori pose fine alla lunga era di Živkov, che fu destituito dalla carica di presidente ed espulso dal Partito comunista (nel 1992 fu condannato per corruzione a diversi anni di prigione). La guida del paese passò a Peter Mladenov, già ministro degli Esteri, che restituì ai turchi i diritti civili. Nel luglio 1990, dopo le prime elezioni libere vinte dagli ex comunisti del Partito socialista, Mladenov venne sostituito da Želyu Želev. Alla fine dell’anno, in un contesto di forte conflittualità sociale, cadde il primo governo socialista.

8. La democrazia

Nel 1991, emendata la Costituzione, si svolsero le elezioni parlamentari, che videro prevalere la coalizione conservatrice dell’Unione delle forze democratiche (UDF). Le elezioni presidenziali del 1992 confermarono Želev alla presidenza. Il programma di profonda ristrutturazione economica lanciato dall’UDF provocò la chiusura di molti impianti industriali, andando incontro alle forti resistenze dei sindacati e delle opposizioni. Nuove elezioni svoltesi nel dicembre del 1994 portarono alla riconquista del governo da parte del Partito socialista di Žan Videnov, la cui politica non ottenne tuttavia risultati soddisfacenti.

Nel 1996 le opposizioni conservatrici si aggiudicarono la presidenza con Petar Stoïanov, riconquistando anche il governo nelle elezioni anticipate svoltesi dell’aprile del 1997 dopo una vasta ondata di manifestazioni popolari. Il nuovo primo ministro Ivan Kostov concordò con il Fondo monetario internazionale (FMI) una severa riforma economica, che comprendeva una privatizzazione a tappeto delle indebitatissime imprese statali e un consistente taglio della spesa pubblica. Nel 1998 il governo avviò anche un programma di restituzione delle proprietà nazionalizzate dai comunisti nel dopoguerra.

Dopo diversi anni di controversia politico-linguistica con la Repubblica ex Iugoslava di Macedonia, la Bulgaria riconobbe nel febbraio 1999 la lingua macedone, precedentemente considerata una semplice variante del bulgaro. Durante la crisi del Kosovo (1999), nonostante un’opinione pubblica fortemente ostile all’intervento della NATO, il governo bulgaro sostenne l’operazione militare condotta contro la Serbia. A un lieve miglioramento della situazione economica non corrispose una riforma della politica e dell’amministrazione pubblica, la cui azione rimase fortemente condizionata dalla corruzione e dal clientelismo.

Con le elezioni del giugno 2001 si affacciò sulla scena politica bulgara una nuova formazione politica creata dall’ex re Simeone II, rientrato in patria dopo un lunghissimo esilio. Partito dallo spiccato carattere populista, il Movimento nazionale Simeone II riuscì a imporsi sulle due forze che avevano retto il paese dalla caduta del regime comunista, mancando per un solo seggio la maggioranza assoluta del Parlamento. La situazione politica del paese restò tuttavia instabile. Pochi mesi dopo l’insediamento del governo, la protesta riempì le strade della capitale Sofia e nello stesso mese, per la prima volta dalla caduta del regime comunista, i socialisti conquistarono la presidenza con Georgi Parvanov.

Invitata a entrare nella NATO nel 2002, l’anno successivo la Bulgaria sostenne l’offensiva anglo-americana in Iraq con un piccolo contingente di 400 uomini. Nel marzo 2004, con una cerimonia alla Casa Bianca, il paese entrò ufficialmente nell’Alleanza atlantica. La persistenza di problemi economici e politici rinviò invece al 2007 l’ingresso nell’Unione Europea.

9. Sviluppi recenti

Sotto il governo di Simeone II il paese compie consistenti passi verso l’economia di mercato, riducendo il debito pubblico e tenendo sotto controllo l’inflazione. Le riforme, in parte bloccate da forti interessi corporativi, non portano tuttavia a un visibile miglioramento delle condizioni della popolazione. Le elezioni legislative del giugno 2005, segnate da un’altissima astensione (54%), registrano il successo dei socialisti, il cui giovane leader Sergey Staniev è costretto a formare tuttavia un governo di coalizione con il Movimento nazionale Simeone II e il Movimento per i diritti e la libertà (espressione della minoranza turca). Le elezioni registrano anche la forte affermazione (9% dei voti e 22 seggi) del partito di estrema destra Ataka (“Attacco”). A dicembre il governo ritira il contingente militare inviato nel 2003 in Iraq.

Nell’ottobre del 2006 Georgi Parvanov è riconfermato alla presidenza.

Il 1° gennaio 2007 la Bulgaria entra, insieme con la Romania, nell’Unione Europea.