| Trova nell'articolo | Georgia | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Georgia (nome ufficiale Sak’art’velo, Georgia), stato dell’Asia occidentale. Situato nella regione transcaucasica, è delimitato a ovest dal Mar Nero e confina a nord con la Russia e a sud con l’Azerbaigian, l’Armenia e la Turchia. Già repubblica dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS), la Georgia comprende nel suo territorio le due repubbliche autonome di Abhasia e Ajaria, e la provincia autonoma dell’Ossezia Meridionale. La superficie complessiva è di 69.700 km² e l’estensione costiera è di 310 km. La capitale è Tbilisi.
| 2. | Territorio |
Il paesaggio georgiano è dominato da aspre catene montuose, per più di un terzo ricoperte di boschi. Gran parte del confine settentrionale della repubblica è formato dai rilievi dei monti del Caucaso, in cui si trova il monte Šhara (5.200 m), la massima elevazione del paese; i monti del Piccolo Caucaso, situati nella regione meridionale, raramente superano i 3.000 metri di altezza. La zona compresa tra le due catene montuose presenta un’altitudine molto meno elevata, specialmente nelle valli dei fiumi e lungo le coste del Mar Nero, dove le elevazioni raggiungono al massimo i 100 metri. Numerosi corsi d’acqua attraversano la fertile pianura costiera della Colchide, affacciata sul Mar Nero, dove sfocia uno dei fiumi più grandi del paese, il Rioni; in direzione opposta scorre invece il Kura, che nasce in Turchia e attraversa Georgia e Azerbaigian prima di sfociare nel mar Caspio.
Il clima della Georgia è caratterizzato da marcate variazioni regionali: umido e subtropicale nella pianura della Colchide, diventa gradatamente più continentale sui monti della regione orientale del paese. Alle differenti fasce climatiche corrispondono diversi tipi di flora e di fauna; nelle pianure e sulle colline intensamente coltivate è quasi del tutto scomparsa la fauna originaria, mentre la marmotta grigia, lo stambecco e il camoscio si trovano nelle zone alpine e, nei boschi, vivono il lupo, la volpe, il capriolo e il tasso.
| 1. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Come la gran parte delle repubbliche nate dal crollo dell’URSS, la Georgia è oggi afflitta da gravi problemi di inquinamento, eredità del modello economico sovietico basato sull’industria pesante. La cattiva qualità dell’aria è un problema in molte città, particolarmente a Rustavi, sede di una grande acciaieria e altre industrie metallurgiche. Il Mar Nero, una risorsa turistica di prim’ordine per la Georgia, risente di gravi problemi legati all’inquinamento agricolo e industriale; anche il fiume Kura, nella cui valle sorge la capitale, è fortemente inquinato. L’impiego di pesticidi e di fertilizzanti è alla base di un preoccupante degrado dei suoli. Della superficie totale della Georgia, il 39,6% (2005) è coperto da foreste, e il 4% (2007) è protetto. Nel 2004, 43 specie di mammiferi, invertebrati, rettili, uccelli e pesci sono state dichiarate a rischio.
Il governo ha sottoscritto accordi internazionali sull’ambiente in materia di inquinamento atmosferico, biodiversità, desertificazione, specie a rischio d’estinzione, protezione dell’ozonosfera e zone umide. Il paese possiede tre World Heritage Sites tra cui la regione caucasica dell’Alto Svaneti, un ampio scenario montano caratterizzato da villaggi medievali.
| 3. | Popolazione |
Nel 2008 la Georgia aveva 4.630.841 abitanti, con una densità media di 66 unità per km². Nel 2008 la speranza di vita alla nascita era di 76,5 anni. Il 49% degli abitanti vive in insediamenti rurali. La popolazione, formata da gruppi etnici diversi, è composta principalmente da georgiani (70%), armeni (8,1%), russi (6,3%), azeri (5,7%), osseti, greci e abhasi.
La lingua ufficiale è il georgiano, appartenente al gruppo delle lingue caucasiche; in tutto il paese è inoltre comune l’uso della lingua russa e di alcuni idiomi propri delle minoranze etniche. La religione principale è il cristianesimo ortodosso; nel paese sono presenti comunità ebraiche e gruppi di musulmani, specialmente azeri, curdi e adzhari (appartenenti al gruppo etnico dei georgiani, che si convertirono all’Islam durante la dominazione turca).
Il 51% della popolazione vive in centri urbani. Tbilisi, la capitale, è il maggiore centro del paese; altre città importanti sono Kutaisi, situata sull’alto corso del Rioni, Batumi, capoluogo dell’Ajaria, Sokhumi, capoluogo dell’Abhasia, e Rustavi, città satellite di Tbilisi e sede di importanti industrie metallurgiche.
| 4. | Economia |
La Georgia, regione essenzialmente agricola, è stata a lungo la più prospera delle repubbliche dell’Unione Sovietica; dopo l’indipendenza (1991), la situazione economica del paese ha subito un brusco deterioramento, soprattutto a causa dei conflitti etnici che hanno gettato nel caos ampie porzioni di territorio.
Nell’economia georgiana hanno un ruolo rilevante l’agricoltura e la silvicoltura; la bonifica del bassopiano della foce del Rioni ha permesso lo sfruttamento di una zona costiera molto fertile, in cui sono coltivati tè, agrumi e cereali; importanti sono inoltre le coltivazioni di tabacco e uva e l’allevamento del baco da seta e del bestiame. La disponibilità di energia elettrica, di risorse minerarie (manganese, ferro, molibdeno e oro) e di giacimenti di carbone e petrolio hanno notevolmente contribuito alla crescita industriale della Georgia, nel cui territorio si trovano anche cave di marmo, alabastro e diatomite. L’industria fornisce principalmente ferro e acciaio, cemento, veicoli a motore e prodotti tessili. Il turismo, concentrato sulle coste del Mar Nero, costituiva un’importante risorsa economica, ma recentemente i conflitti interni e le tensioni etniche hanno ridotto drasticamente le attività del settore. Dal 1993 l’unità monetaria è il lari. Nel 2006 il prodotto interno lordo è stato di 7.744 milioni di dollari USA, equivalenti a 1.746,90 dollari USA pro capite.
| 5. | Ordinamento dello stato |
Fino al 1991, anno della proclamazione dell’indipendenza, la Georgia era una delle repubbliche costituenti l’Unione Sovietica (URSS). Dal 1992 il paese è sprofondato in un grave conflitto etnico e civile, tuttora irrisolto. Nel 1995 è stata adottata una nuova Costituzione e un sistema presidenziale. La Georgia fa parte della Comunità di stati indipendenti (CSI) e sul suo territorio sono presenti forze militari russe. Il paese, al centro di interessi geopolitici di difficile conciliazione, dal 2002 ospita anche basi militari statunitensi.
| 1. | Potere esecutivo |
Il presidente, eletto a suffragio universale ogni cinque anni, è anche capo del governo ed è coadiuvato nelle sue funzioni esecutive dal primo ministro.
| 2. | Potere legislativo |
Il potere legislativo è affidato a un Parlamento unicamerale (chiamato anche Consiglio supremo) composto da 235 membri eletti ogni quattro anni, di cui 150 con sistema proporzionale, 75 con il sistema uninominale e dieci in rappresentanza dei profughi dell’Abhasia.
| 3. | Potere giudiziario |
Il potere giudiziario comprende una Corte suprema (eletta dal Parlamento su suggerimento del presidente della repubblica) e una Corte costituzionale. La pena di morte è stata abolita nel 1997.
| 4. | Forze politiche |
A partire dall’indipendenza, la vita politica georgiana è stata afflitta da instabilità e conflitti. Dopo la cosiddetta “rivoluzione delle rose”, che nel 2003 costrinse alle dimissioni il presidente Eduard Shevardnadze, si è affermato il partito filoccidentale Movimento nazionale del nuovo presidente Mikhail Saakashvili.
| 6. | Storia |
Popolata sin dal Paleolitico, la Georgia corrisponde alle due regioni storiche della Colchide (affacciata sulle coste orientali del Mar Nero) e dell’Iberia. Conosciuta nell’antichità per le ricche miniere e per l’intensa attività metallurgica (attestata già nel terzo millennio a.C.), la Colchide fu raggiunta dai greci, che vi fondarono le prime colonie nel VI secolo a.C.; conquistata da Pompeo Magno, nel I secolo a.C. cadde sotto il dominio di Roma.
| 1. | Dalla diffusione del cristianesimo al dominio russo |
L’Iberia subì prima l’influenza dei parti, poi quella persiana; nel IV secolo conobbe la diffusione del cristianesimo, favorita dalla presenza di scuole e monasteri; agli inizi del VI secolo, la chiesa georgiana, come quella armena, si separò da Roma dando vita a una chiesa separata.
Contesa tra persiani e impero bizantino, la Georgia fu conquistata nel VII secolo dagli arabi (contro i quali nel IX secolo si sviluppò un forte movimento nazionale) e nell’XI secolo dai turchi selgiuchidi. All’inizio del XII secolo il re David II riuscì a sconfiggere i turchi e a costituire uno stato unitario, che fu rafforzato alla fine dello stesso secolo dalla regina Tamara. Le invasioni dei mongoli nel XIII-XIV secolo indebolirono il regno e la Georgia passò prima sotto il dominio della Persia e poi dell’impero ottomano; con la presa di Costantinopoli da parte degli ottomani (1453), la Georgia si ritrovò del tutto isolata dal resto del mondo cristiano.
A partire dal XVII secolo la Georgia chiese protezione alla Russia, subendone la crescente influenza. Diventata protettorato di Mosca nel 1783, nel 1801, in seguito all’abdicazione dell’ultimo re georgiano, la Georgia fu annessa formalmente all’impero russo. Sotto il dominio degli zar il paese conobbe un notevole potenziamento della sua economia, che si accompagnò alla perdita di influenza sia della lingua georgiana sia della chiesa autoctona, che venne soppressa. Nel contempo gli zar promossero l’insediamento di coloni russi nella regione, che diventò l’avamposto dell’offensiva zarista contro le ribelli popolazioni del Caucaso. Insofferente al dominio zarista, la Georgia conobbe nella seconda metà del XIX secolo lo sviluppo di fermenti nazionalisti e marxisti e fu uno dei principali focolai della rivoluzione del 1905.
| 2. | Il regime sovietico |
Nel 1918, all’indomani della rivoluzione russa, la Georgia fu un caposaldo dei menscevichi, che vi instaurarono una precaria repubblica democratica. Segnata da gravi difficoltà, l’esperienza durò fino al 1921, quando la Georgia venne occupata dalle forze dell’Armata Rossa e incorporata nell’Unione Sovietica. Nel 1922 il paese fu unito con Armenia e Azerbaigian nella Federazione delle repubbliche socialiste sovietiche transcaucasiche, ma continuò a opporsi risolutamente all’ordinamento sovietico; nel 1924 una sollevazione venne repressa nel sangue dall’Armata Rossa. Nel 1936, disciolta la Federazione, la Georgia divenne una delle repubbliche dell’URSS.
Negli anni Trenta e Quaranta, risoluto a stabilire un ferreo controllo sulle riluttanti popolazioni caucasiche, Stalin tollerò il nazionalismo in Georgia e promosse molti georgiani ai ranghi più elevati del Partito comunista e dello stato sovietico. Dopo la seconda guerra mondiale, la Georgia divenne una delle più floride repubbliche sovietiche, ma anche una delle più corrotte. Negli anni Sessanta, nel tentativo di arginare la corruzione e il crescente nazionalismo, Mosca affidò a Eduard Shevardnadze prima il ministero degli Interni georgiano (1964), poi la guida del Partito comunista della repubblica (1972). Shevardnadze attuò una politica misurata, rivolta a contenere i fermenti nazionalistici, senza tuttavia reprimerli, e si fece a sua volta paladino della lingua e della cultura nazionale georgiana, guadagnandosi in breve tempo un vasto potere e una fama di riformatore.
Il movimento nazionalista georgiano trasse nuovo impulso dalla perestrojka avviata nel 1985 da Michail Gorbaciov (di cui Shevardnadze fu uno dei principali collaboratori), scontrandosi però con le contemporanee istanze separatiste sorte in seno alle popolazioni abhase e ossete. Nell’aprile del 1989, la protesta contro il declassamento delle lingue abhasa e osseta venne repressa nel sangue dalle autorità georgiane, causando una ventina di vittime (in gran parte donne e adolescenti) e l’intensificarsi del conflitto etnico in tutto il paese. Nel 1990, in risposta alla proclamazione dell’indipendenza da parte dell’Ossezia meridionale, il Soviet supremo georgiano soppresse lo statuto di autonomia della provincia. Ne seguirono violentissimi scontri, cessati solo nel giugno 1992 in seguito a un accordo stipulato dai rappresentanti della Georgia, della Russia, della Repubblica dell’Ossezia Settentrionale e dell’Ossezia meridionale, da cui erano tuttavia fuggite decine di migliaia di persone.
| 3. | Indipendenza e conflitto etnico |
Nell’aprile 1991 la Georgia dichiarò la propria indipendenza dall’Unione Sovietica. Nel successivo mese di maggio, Zviad Gamsakhurdia, un letterato nazionalista, tra i più acerrimi oppositore del regime sovietico, fu eletto alla presidenza della repubblica. La presidenza di Gamsakhurdia tuttavia fu breve; fatto segno da accuse di autoritarismo e corruzione, fu rovesciato con un colpo di stato nel gennaio 1992; in marzo il suo posto venne preso da Shevardnadze, richiamato da Mosca, che a novembre venne formalmente eletto alla guida dello stato. Gamsakhurdia tentò più volte inutilmente di riconquistare con le armi Tbilisi; la sua morte, avvenuta in circostanze oscure, venne annunciata dalle autorità georgiane nel gennaio 1994.
Nel luglio 1992, la proclamazione dell’indipendenza dell’Abhasia provocò un nuovo violento conflitto. Dopo un iniziale successo dell’esercito georgiano, appoggiato dai russi, nell’ottobre 1993 le forze ribelli abhase sferrarono un’efficace controffensiva, cui seguì una sistematica pulizia etnica che costrinse più di 200.000 georgiani ad abbandonare la provincia secessionista. Nello stesso mese la Georgia, per assicurarsi il sostegno militare russo, aderì alla Comunita di stati indipendenti (CSI).
| 4. | Avvicinamento all’Occidente |
Nel febbraio 1994, il governo georgiano rafforzò la cooperazione con la Russia, concedendole l’uso di tre basi militari; ad aprile, una tregua pose temporaneamente fine al conflitto in Abhasia. Nel corso dello stesso anno, facendo leva sul ruolo geopolitico del paese, all’incrocio di importanti rotte petrolifere, Shevardnadze si rivolse alle potenze occidentali per ottenere aiuti economici; aderendo in contropartita al programma Partnership for Peace della NATO, Shevardnadze stabilì una prima distanza da Mosca.
Nell’agosto 1995 la Georgia adottò una nuova Costituzione, diventando una repubblica presidenziale. Scampato a un attentato nello stesso mese, Shevardnadze fu rieletto a novembre alla presidenza conquistando nel contempo una schiacciante maggioranza nel Parlamento. Grazie agli aiuti della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, l’economia del paese riprese a marciare.
Con il patrocinio di Mosca, nell’agosto 1997 Tbilisi firmò una dichiarazione di pace con i separatisti abhasi, concedendo alla provincia un’ampia autonomia, ma la tregua resse solo per pochi mesi. Scampato nel febbraio 1998 a un nuovo attentato, Shevardnadze accusò la Russia di esserne l’ispiratrice. In maggio i ribelli abhasi lanciarono una nuova offensiva contro le forze georgiane, riconquistando cospicue parti dei territori contesi della provincia.
Nel 1999 la Georgia divenne membro del Consiglio d’Europa. Lo stesso anno il governo georgiano firmò un accordo di cooperazione con la Turchia, l’Azerbaigian e il Kazakistan per la costruzione di un oleodotto strategico; l’accordo, mirato a diminuire la dipendenza economica dalla Russia, costituì un ulteriore raffreddamento delle relazioni tra Tbilisi e Mosca, la quale conservò tuttavia un importante ruolo politico-militare nella controversia che opponeva la Georgia all’Abhasia.
Nell’ottobre 1999 il partito di Shevardnadze, l’Unione dei cittadini per la Georgia, si aggiudicò le elezioni legislative riaffermando il controllo sul Parlamento georgiano. Le elezioni presidenziali dell’aprile 2000, vinte da Shevardnadze, furono contrassegnate da molte irregolarità, suscitando aspre polemiche nel paese. In giugno il paese aderì all’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO). In agosto, un primo contingente militare russo di 5000 soldati si ritirò dal paese.
Nel marzo del 2001, l’annuncio di elezioni locali in Abhasia causò una nuova crisi tra il governo centrale e la provincia. Nei mesi successivi le trattative con i nazionalisti abhasi portarono alla firma di un nuovo accordo, in seguito al quale le Nazioni Unite estesero il mandato della missione UNOMIG (United Nations Observer Mission in Georgia), operante dal 1993. La situazione politica interna georgiana andò tuttavia peggiorando di mese in mese, raggiungendo il culmine nel novembre del 2001, quando Shevardnadze rimosse l’intero governo. Nella primavera del 2002, causando un ulteriore strappo nelle relazioni con Mosca, il presidente georgiano firmò un accordo con Washington, accogliendo nel paese un primo contingente militare statunitense con il compito ufficiale di contrastare la penetrazione del terrorismo di matrice islamica tra i secessionisti abhasi.
| 5. | La “rivoluzione delle rose” |
Nel novembre 2003, al culmine di una grave crisi economica, il paese venne chiamato alle urne per il rinnovo della quota uninominale dei seggi del Parlamento. Lo scrutinio, svoltosi in un clima di irregolarità, fu oggetto di nuove critiche delle opposizioni, che invitarono la popolazione a scendere in piazza e richiedere le dimissioni di Shevardnadze. La protesta, chiamata anche “rivoluzione delle rose”, proseguì per quindici giorni fino al 23 novembre, quando, sottoposto a forti pressioni interne e internazionali, Shevardnadze fu costretto a dimettersi.
Le nuove elezioni presidenziali, svoltesi nel gennaio 2004, videro la vittoria di Mikhail Saakashvili, leader del Movimento nazionale, il principale partito dell’opposizione, con il 96,3% dei suffragi. Sostenuto dagli Stati Uniti e risolutamente filoccidentale, il Movimento nazionale si aggiudicò anche le elezioni per il rinnovo della quota proporzionale del Parlamento del marzo 2004, conquistando, con 135 dei 235 seggi, l’ampia maggioranza del Parlamento. Nello stesso mese, per contrastare un tentativo di secessione attuato dal leader locale Aslan Abashidze, Saakashvili ordinò il blocco economico della repubblica autonoma di Ajaria, assumendo in seguito il governo della provincia. A giugno si intensificò anche il conflitto con l’Ossezia meridionale e ad agosto le forze dell’esercito georgiano si scontrarono con quelle della provincia ribelle. Nel gennaio 2005 il presidente Saakashvili propose un nuovo accordo di autonomia alla provincia, che venne tuttavia respinto dalla leadership indipendentista osseta, che ribadì la richiesta di piena indipendenza.
Nel febbraio 2005, al primo ministro Zurab Zhvania, morto, apparentemente per una fuga di gas, in un appartamento di Tblisi, successe il ministro delle Finanze Zurab Noghaideli. A maggio la Georgia accolse la visita del presidente statunitense George W. Bush. Nello stesso mese il governo di Tblisi sottoscrisse un accordo con quello di Mosca per il ritiro completo delle truppe russe dal paese entro il 2008.
| 6. | Contrasti con la Russia |
A partire dal gennaio 2006, le relazioni tra Georgia e Russia subirono un ulteriore degrado. Dopo l’interruzione della fornitura di gas ed elettricità dovuta a un sabotaggio delle linee (attribuito a Mosca dal governo di Tblisi), nella primavera la Russia sospese l’importazione di vino e acqua minerale dalla Georgia accampando pretesti igienici. A luglio il governo georgiano chiese il ritiro delle truppe russe del contingente di pace delle Nazioni Unite nell’Ossezia meridionale; nello stesso mese venne formalmente inaugurato l’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan. A settembre, in seguito all’arresto di un cittadino russo accusato di spionaggio da parte delle autorità di Tblisi, Mosca sospese alcune linee di trasporto tra i due paesi ed espulse migliaia di immigrati georgiani; a ottobre richiamò il suo ambasciatore a Tblisi, interrompendo tutte le linee di comunicazione: stradali, ferroviarie, telefoniche e postali. In Russia si sollevò nel contempo una campagna razzista contro gli immigrati georgiani, molti dei quali lasciarono il paese. A novembre, infine, la compagnia russa GAZPROM annunciò il raddoppio del prezzo delle forniture di gas alla Georgia, i cui effetti negativi furono tuttavia evitati grazie a un accordo con l’Azerbaigian.
Nel settembre 2006 la Georgia intensificò i suoi rapporti con la NATO, impegnandosi a realizzare le riforme in vista di un definitivo ingresso nell’alleanza.
| 7. | Sviluppi recenti |
Nell’autunno del 2007, le gravi accuse di corruzione e di violazione dei diritti umani rivolte dall’ex ministro della Difesa al presidente Saakashvili sollevano un’ondata di proteste in tutto il paese. A novembre viene dichiarato lo stato d’emergenza.
Nel gennaio 2008 Saakashvili viene confermato alla presidenza in elezioni anticipate la cui regolarità è contestata dalle opposizioni.