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Pretore romano

Pretore romano Magistrato dell'antica Roma. L’appellativo di pretore (da praetor, “colui che marcia avanti”) era in origine attribuito ai comandanti degli eserciti forniti dalle tribù dei ramni, dei tizii e dei luceri. Il titolo passò poi a designare i consoli fino al 367 a.C., quando le leggi Licinie Sestie stabilirono che l'autorità suprema dello stato competeva ai due consoli (uno dei quali doveva essere plebeo), e venne creata la pretura come carica separata per le cause civili, inizialmente aperta solo ai patrizi. Normalmente la durata della carica era annuale e l'età richiesta trent'anni. Dal 337 a.C. poterono accedervi anche i plebei e la pretura divenne il primo gradino per il consolato. Il pretore urbano, che era in realtà un terzo console ed era accompagnato da sei littori, presiedeva tutte le controversie tra i cittadini di Roma, mentre il pretore peregrinus fu incaricato, dal 242 a.C., di condurre i processi nei quali uno o entrambi i litiganti fossero stranieri.

Altri pretori vennero creati per l'amministrazione delle nuove province, finché il loro numero salì a sedici. Tra tutti, il pretore urbano era il più importante e, se i consoli erano lontani da Roma, aveva il potere di convocare le riunioni del senato. Magistrati di rango pretorio presiedevano i tribunali speciali istituiti a Roma per trattare crimini come l'estorsione, la corruzione, il tradimento e l'omicidio. I pretori, come i consoli, venivano eletti dal popolo romano riunito nei comizi e detenevano il potere militare. Allo scadere del mandato venivano nominati propretori o governatori militari. Con la riorganizzazione delle province durante l'impero, tutti i governatori delle province imperiali, essendo sotto l'autorità proconsolare dell'imperatore, furono designati come propretori, fossero essi di rango consolare o di rango pretorio.