Trova nell'articolo Vela (sport)

Per trovare nell'articolo una parola, un nome o un argomento specifici, selezionare nel proprio browser Internet l'opzione per effettuare una ricerca nella pagina. In Internet Explorer questa opzione si trova nel menu Modifica.

Poiché viene effettuata la ricerca di una corrispondenza esatta per la parola o le parole digitate, se non si ottengono risultati soddisfacenti controllare l'ortografia delle parole digitate o individuare una parola chiave relativa all'argomento.

Vela (sport)
1. Introduzione

Vela (sport) Sport che si pratica sul mare o in acque interne con imbarcazioni dotate di alberatura a vela che utilizzano, per muoversi, la sola spinta del vento. Le barche a vela si usano sia per diporto (crociere e pesca) sia per gareggiare in competizioni dette regate.

Si distinguono imbarcazioni a deriva mobile (o “derive”) e imbarcazioni a bulbo; queste ultime sono spesso dotate di una cabina per l’alloggiamento dell’equipaggio e vengono perciò definite cabinati, oppure yacht d’altura, per il fatto che consentono di percorrere lunghi tragitti in mare aperto.

2. Regate

Nelle regate, l’obiettivo del velista (o di un equipaggio) è quello di coprire un determinato tragitto nel minor tempo possibile, oltrepassando per primo la linea d’arrivo. Il campo di regata è delimitato da boe, solitamente disposte a forma di trapezio o di triangolo. In alcuni casi, ad esempio nella vela d’altura, il percorso è contrassegnato anche da isole o punti di riferimento fissi. Non di rado le regate si svolgono in più giornate (o a tappe), nell’arco delle quali viene stilata una classifica, con possibilità di scarti.

Nelle gare d’altura, il partecipante non è un atleta né un equipaggio, i cui componenti possono cambiare come gli elementi di una squadra, ma è l’imbarcazione, la cui attrezzatura è sottoposta a rigidissime regole di stazza che, attraverso calcoli complessi, determinano l’appartenenza a una classe omogenea di imbarcazioni equivalenti. Anche quando la competizione è disputata fra imbarcazioni diverse, la classifica viene stilata per classi.

Esistono anche regate a squadre (dette flottiglie), quali l’Admiral’s Cup o la Sardinia Cup. In questo caso il punteggio è costituito dalla somma dei punti realizzati dalle singole imbarcazioni della flottiglia.

3. Imbarcazioni e classi

Le gare sono suddivise, secondo il tipo di barca utilizzata, in regate per classi monotipo, classi a formule e classi libere di cabinati. Le imbarcazioni monotipo sono le più conosciute e popolari e vengono suddivise in classi olimpiche, federali e giovanili.

Le classi olimpiche a scafo tondo sono il Soling (per tre persone), a chiglia fissa; il 470 (doppio), a deriva basculante; il Finn (singolo maschile), a deriva basculante; il Laser (singolo maschile), con deriva a baionetta; l’Europa (singolo femminile), con deriva mobile; il Tornado, catamarano con due derive mobili. Alle classi di interesse federale appartengono: il 420 e il Laser Radial, con scafo tondo e deriva mobile; il catamarano Dart. Le classi di promozione giovanile sono composte dall’Optimist, a spigolo e deriva mobile, e dall’Equipe, a scafo tondo e deriva mobile.

Esistono inoltre altre classi, come Dinghy, Yole, Flying Junior, Vaurien, Laser 2, “S” monotipo, Snipe (Beccaccino), Contender, Strale, Fireball, Lightning, Flying Dutchman, Tempest e i catamarani Mattia Esse, Cat “A” e Hobie Cat. Fino alle Olimpiadi di Atlanta (1996) è stata classe olimpica anche la Star, con scafo a spigolo e chiglia fissa.

Gli yacht d’altura sono suddivisi sulla base di formule che stabiliscono i rapporti tra le dimensioni dello scafo, la superficie delle vele e altre misure che tengono conto anche del peso e del materiale di costruzione. Classi libere e cabinate, ad esempio, sono: il Meteor, anche monotipo, con bulbo; il J 24, monotipo; il Fun, monotipo a scafo tondo e deriva mobile; il Surprise, anche monotipo; il 5.50 metri SI (Stazza internazionale), yacht a formula; l’Asso 99 one design, anche monotipo; il 6 metri SI, yacht a formula; il 12 metri SI, yacht a formula; yacht stazzati IMS, IOR, CHS, per regate costiere e d’altura.

4. Terminologia, manovre e andature

Lo sport della vela è caratterizzato da una terminologia e una serie di espressioni la cui comprensione risulta difficile per chi non appartenga al mondo delle regate. I termini più ricorrenti nel gergo velico sono: prua, che è la parte anteriore della barca; poppa, che è la parte posteriore; sottovento, che è il lato della barca su cui la vela principale è spinta dal vento; sopravento, il lato opposto a quello sottovento.

Le principali vele sono: la randa o vela maestra, situata a “poppavia” (cioè dietro) dell’albero maestro; il fiocco, a prua, di cui esistono vari tipi (dal “genoa”, molto grande per situazioni con poco vento, alla “tormentina”, piccola e resistente, per vento forte o tempesta); lo spinnaker, grandissima vela molto leggera che aumenta la velocità della barca, utilizzato in regata e in alcune andature. Scotta è la fune con cui si regola una vela; cazzare e lascare indicano rispettivamente il tirare o il rilasciare una scotta.

Per quanto riguarda le manovre, poggiare significa modificare la rotta allontanando la prua dalla direzione del vento; orzare significa modificare la rotta verso il vento; abbattere (o strambare) significa che una barca, con il vento in poppa, poggia fino a porre la vela maestra attraverso la linea mediana della barca stessa per passarla sull’altro lato al fine di modificare la rotta; virare vuol dire modificare la rotta orzando e passando per la posizione in cui la barca si trova controvento.

Le andature che una barca può tenere sono: la bolina, quando la rotta non si allontana di più di 45° dalla direzione del vento (una barca a vela non può mai andare controvento ma è costretta a risalirlo bordeggiando, cioè mantenendosi ai suoi bordi, di bolina); l’andatura di poppa, quando la rotta coincide con la direzione del vento che, infatti, spinge la barca da dietro; al traverso, quando la direzione del vento è perpendicolare a quella della barca; e, infine, al lasco, andatura intermedia fra il traverso e la poppa.

5. Cenni storici e federazioni

Si può dire che la pratica della vela a livello agonistico sia iniziata nella prima metà del XVII secolo, quando nobili e mercanti olandesi cominciarono a commissionare la costruzione di piccoli vascelli per uso ludico e agonistico; lo stesso termine “yacht” deriva dall’olandese jaghtschip (“nave da caccia”) e definiva un vascello agile e leggero, lungo da 14 a 20 metri.

Le prime regate furono organizzate sul Tamigi, a Londra, verso la metà del Seicento: ebbero notevole impulso da re Carlo II, che fu un grande appassionato di vela. Lo sport andò aumentando la sua popolarità e, nel XVIII secolo, era già diffuso in molti altri paesi. Il primo club, il Royal Cork Yacht Club, fu fondato in Irlanda nel 1720; la più antica organizzazione ancora oggi esistente è il Royal Yacht Squadron, fondato a Cowes, nell’isola di Wight, nel 1815.

Nel 1851 fu istituita l’America’s Cup (Coppa America), a tutt’oggi la più celebre competizione su grande triangolo, cui l’Italia prese parte tre volte: nel 1983 con Azzurra condotta da Cino Ricci arrivò in semifinale, nel 1992 con il Moro di Venezia guidata da Paul Cayard giunse in finale e nel 2000 con Luna Rossa, con Francesco De Angelis al timone, fu sconfitta nella gara finale dai neozelandesi di Black Magic.

La vela fu inserita fra gli sport olimpici sin dalla prima edizione di Atene (1896) e vi è sempre rimasta come disciplina ufficiale; a variare nei programmi dei Giochi sono state invece le diverse classi. Le nazioni dove la vela conosce una maggiore diffusione sono gli Stati Uniti d’America, l’Australia, la Nuova Zelanda, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania, i paesi scandinavi, la Spagna, la Grecia.

In Italia esiste da sempre una grande tradizione velica, che ha prodotto campioni come Agostino Straulino, Nico Rode, Fabio Albarelli e, in tempi a noi più vicini, Alessandra Sensini, campionessa del mondo di windsurf nel 1994 e medaglia d’oro nella classe Mistral alle Olimpiadi di Sydney nel 2000, Luca Devoti, medaglia d’argento a Sydney nella classe Finn, e il navigatore solitario Giovanni Soldini.

La vela è governata a livello mondiale dalla ISAF (International Sailing Federation), mentre in Italia è rappresentata dalla FIV (Federazione Italiana Vela).