Fiaba e favola
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Fiaba e favola
2. La favola

Tra le più antiche favole di animali troviamo quelle del greco Esopo (VI secolo a.C.), ampiamente diffuse nel mondo greco e latino, dove furono riprese da Fedro (I secolo d.C.). In età bizantina, la raccolta curata dal monaco Massimo Planude costituì per molto tempo una delle principali fonti di conoscenza della favolistica antica.

La più famosa raccolta indiana, il Pañcatantra (IV secolo d.C.), fu tradotta in oltre cinquanta lingue, esercitando notevoli influssi sulle letterature occidentali.

In età medievale, quando gli intenti della favola divennero più esplicitamente moraleggianti, gli esempi più interessanti comparvero nella letteratura francese, dove, oltre alle favole di Maria di Francia (XII secolo), troviamo il Roman de Renart, satira su vizi e debolezze della società dell’epoca.

La favola ebbe la massima affermazione nel Seicento, ancora in Francia, nell’opera di Jean de La Fontaine (1668-1694), i cui contenuti non sono più subordinati all’esposizione della morale conclusiva, ma diventano narrazioni autonome. Nel Settecento i principi teorici del genere favolistico furono esposti dal tedesco Gotthold Ephraim Lessing, mentre il poeta inglese John Gay scrisse favole particolarmente briose e originali. Dello spagnolo Tomás de Iriarte y Oropesa si ricordano le Fábulas literarias (1782).