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Paranoia

Paranoia Termine oggi in disuso, che si riferisce a un disturbo mentale la cui entità e natura sono sempre state oggetto di controversia. La concezione classica della paranoia la descrive come una sindrome delirante cronica, caratterizzata quindi da un delirio sistematizzato, rigido, impenetrabile e immodificabile, non associato ad allucinazioni. I contenuti del delirio possono essere diversi: di rivendicazione (ritenere di aver subito torti che necessitano di risarcimento), di querela (credere di essere stati danneggiati da altri, che devono per questo essere denunciati), di invenzione (pensare di aver scoperto qualcosa di eccezionale, di cui altri cercano di appropriarsi), di gelosia morbosa, di contenuto erotico (essere convinti dell'amore di una o più persone) e, più frequentemente, persecutorio (ritenere di essere minacciati, spiati da una o più persone che vogliono arrecare danno o addirittura uccidere). Il delirio paranoico si sviluppa su una personalità di fondo chiusa, diffidente e sospettosa; insorge generalmente all'inizio e durante la maturità.

Tra i tentativi più importanti di comprensione della paranoia si ricorda quello di Sigmund Freud, che interpretò il disturbo come il risultato dei tentativi da parte del soggetto di fronteggiare desideri omosessuali inaccettabili.

Nella moderna classificazione psichiatrica, il termine è stato confinato a qualificare due condizioni: il disturbo paranoide di personalità (una struttura di personalità simile a quella predisposta a sviluppare la paranoia) e la schizofrenia paranoide (in cui il delirio ha caratteristiche simili a quello paranoico). L’individuo paranoide è costretto a scindere tutta la propria parte negativa e a proiettarla (vedi Proiezione) in figure esterne, vissute come persecutorie, poiché non riesce a tollerare l’ambivalenza dei suoi sentimenti di odio e di amore verso uno stesso oggetto.