Commedia dell’Arte
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Commedia dell’Arte
2. Caratteristiche

La definizione Commedia dell’Arte (il termine arte qui ha il significato medievale di mestiere) venne appositamente creata per distinguere il teatro rappresentato da attori di professione da quello praticato nelle corti da letterati e cortigiani e sui sagrati delle chiese da chierici e diaconi.

1. La compagnia e la rappresentazione

Le compagnie professioniste erano composte da artisti e acrobati girovaghi; non mettevano in scena veri e propri testi di autore ma, basandosi su un canovaccio, rappresentavano vicende ispirate alla realtà quotidiana, arricchite con numeri acrobatici, danze e canti. Per gli spettacoli gli attori utilizzavano semplici palchi all’aperto o luoghi più convenzionali per spettacoli. Le commedie si basavano su personaggi dai caratteri stereotipati, un’esagerata gestualità, dialoghi basati sull’improvvisazione, interludi musicali e buffonerie, elementi, questi, in grado di soddisfare un vasto pubblico di diversa estrazione sociale e culturale. A differenza di quanto accadeva per le compagnie di teatro tradizionale, quelle della Commedia dell’Arte assoldavano attrici professioniste invece di far recitare agli uomini le parti femminili.

2. Le maschere

Tutti gli attori della Commedia dell’Arte, ad eccezione della coppia che impersonava i giovani innamorati, portavano la maschera. Le maschere riproducevano alcuni caratteri ben definiti e chiaramente riconoscibili, tali da ovviare in parte all’assenza di un copione.

Le maschere maggiormente comiche della Commedia dell’Arte sono quelle degli Zanni, figura che si sdoppiò in seguito nella maschera del servo sempliciotto e pasticcione (ad esempio Brighella) e in quella del servitore abile e scaltro. Il più noto tra questi ultimi è sicuramente Arlecchino, servo ladro e bugiardo, sempre affamato e perennemente bastonato dal padrone, che indossava un abito a losanghe multicolori e una maschera nera col naso camuso; nel corso del tempo, Arlecchino subì tali trasformazioni da diventare un lezioso valet-de-chambre nel teatro di Marivaux. Pigro, ladruncolo, chiacchierone e vorace è invece Pulcinella, il quale portava una maschera nera con naso a becco, camicione bianco e, come Arlecchino, la spatola.

Tra le principali maschere della Commedia dell’Arte vi erano poi Pantalone, mercante ricco e intraprendente, acceso da velleità amorose malgrado l’età avanzata, caratterizzato da zimarra nera e barbetta a punta; il Dottor Balanzone, pedante accademico che in un latino maccheronico pronunciava in tono saccente frasi prive di senso; Colombina, la servetta linguacciuta e civettuola. La maschera più tarda, inventata verso il 1670, è quella di Pierrot, abbigliato con un ampio abito bianco a bottoni neri e un largo collare; in origine Pierrot era uno dei tanti servi sciocchi che si trasformò, nel corso degli anni, in un muto e malinconico sognatore.

3. La comicità della Commedia dell’Arte

Con queste e una dozzina di altre maschere ogni compagnia costruiva centinaia di situazioni diverse. Gli attori improvvisavano anche brevi scene individuali con battute e lazzi di natura spesso triviale e lasciva. Ma il successo della comicità della Commedia dell’Arte risiede in una fortunata miscela di dialoghi ricchi di doppi sensi e virtù acrobatiche, di esibizioni canore e di abilità mimiche che arricchivano gli intrighi (prevalentemente d’amore) sui cui era basato il canovaccio.