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Repubblica Ceca
1. Introduzione

Repubblica Ceca (nome ufficiale Česká Republika), stato dell’Europa centrale, comprendente le regioni storiche della Boemia, della Moravia e parte della Slesia. Privo di sbocco al mare, confina a nord con la Polonia, a est con la Slovacchia, a sud con l’Austria, a ovest e a nord con la Germania. Nata in seguito alla scissione della Cecoslovacchia in due stati, la Repubblica Ceca è divenuta indipendente, come la Slovacchia, il 1° gennaio 1993. Lo stato ha una superficie di 78.864 km²; la capitale è Praga.

2. Territorio

La Repubblica Ceca si estende sulle alteterre che formano il quadrilatero della Boemia e giungono a ovest fino ai confini con la Germania e a est fino alla Slovacchia. Oltre alle alture della Boemia, il paese comprende i rilievi dei Monti Metalliferi a nord-ovest, le catene dei Sudeti a nord-est e quelle dei Carpazi a est. La cima più alta è il monte Sniezka (1.603 m), nei Sudeti.

La sezione centrale del territorio è composta dal bacino boemo e dalla regione collinare della Boemia-Moravia, che circondano fertili vallate fluviali e grandi estensioni di terreni coltivati; nella zona orientale il territorio si abbassa fino alla depressione morava mentre, al confine con la Germania, si incontrano i boschi della Selva boema.

1. Idrografia

I fiumi principali che attraversano il paese sono l’Elba, la Moldava, la Morava, il Neisse e l’Oder. Altri importanti corsi d’acqua sono lo Jizera, l’Ohre, il Beca, il Sázava, lo Svratka e il Luznice. I laghi sono di modeste dimensioni, alcuni creati artificialmente per l’approvvigionamento idrico.

2. Clima

Le regioni interne del paese hanno un clima continentale temperato, con estati calde e inverni freddi. Nelle zone montuose gli inverni sono molto più rigidi e le precipitazioni più abbondanti. L’area meridionale del paese, al confine con l’Austria, ha estati molto calde e inverni miti. A Praga la temperatura media è di -1,5 °C in gennaio e di 19,4 °C in luglio. La media annua delle precipitazioni è di 483 mm a Praga e di 525 mm a Brno.

3. Flora e fauna

Il manto forestale è per la maggior parte formato da pini e abeti, abbondanti nelle zone più elevate; a quote più basse si trovano boschi di querce, frassini e aceri. I terreni non coltivati sono coperti da distese erbose dove crescono trifoglio, ginestre e, nelle aree più umide, canneti. L’inquinamento e la deforestazione hanno reso meno abbondante la fauna, ma nelle zone montuose dei Carpazi vivono ancora il lupo, l’orso bruno, il cinghiale, il gatto selvatico, il camoscio, la volpe e l’aquila.

4. Problemi e tutela dell’ambiente

Il fabbisogno di energia elettrica nella Repubblica Ceca è coperto in parte dall’energia nucleare e, in percentuale più elevata, dal carbone, la cui combustione libera nell’aria grandi quantitativi di cenere e di zolfo, che vanno ad aggravare il già elevato livello di inquinamento atmosferico. Le foreste del paese sono tra le più colpite in Europa dal fenomeno delle piogge acide: a metà degli anni Ottanta il 57% della copertura forestale era stato danneggiato dalle sostanze chimiche rilasciate nell’aria dalle industrie e dagli scarichi nelle grandi città. L’impiego indiscriminato di fertilizzanti ha determinato in alcune aree l’avvelenamento della falda acquifera, che oggi presenta un elevato contenuto di nitrati.

Il 15,8% (2007) del territorio è soggetto a tutela ambientale, ma le autorità governative intendono aumentare tale quota. Attualmente esistono tre parchi nazionali, il Krkonošé (1963), il Podyji (1991) e il Šumava (1991), oltre a 190 riserve naturali e aree protette, che tuttavia continuano a essere minacciate dalle piogge acide, dall’espansione dei terreni agricoli e dall’elevato afflusso turistico. Ci sono 6 Riserve della biosfera sotto la tutela dell’UNESCO, e sono state istituite sei aree protette nell’ambito della Convenzione di Ramsar sulla salvaguardia delle zone umide. Il paese include 12 World Heritage Sites, tra i quali ricordiamo il paesaggio culturale di Lednice-Valtice, costituito da castelli con giardini in stile inglese; il sito, iscritto nel 1996, è uno dei più importanti esempi di architettura del paesaggio in Europa.

Il governo ha ratificato il Trattato Antartico, la Convenzione sul diritto del mare e accordi internazionali sull’ambiente in materia di inquinamento atmosferico, biodiversità, specie in via d’estinzione, smaltimento dei rifiuti pericolosi, eliminazione dei test nucleari, cambiamenti climatici, modificazioni ambientali, protezione dell’ozonosfera e tutela delle zone umide.

3. Popolazione

Tensioni etniche tra i cechi e gli slovacchi hanno portato nel 1992-93 alla costituzione della Repubblica Ceca. I cechi si considerano i primi abitanti della regione, in quanto discendenti delle tribù slave che giunsero in Boemia e in Moravia nel V secolo d.C., occupando le terre precedentemente abitate dagli avari. La popolazione della repubblica, che nel 2008 era di 10.220.911 abitanti, con una densità media di 132 abitanti per km², è costituita per la maggior parte da cechi (o boemi, 82% circa), seguiti da moravi (13%), slovacchi (3%) e altre minoranze (2%), tra cui tedeschi, gitani, polacchi e magiari. La percentuale della popolazione ebraica è diminuita drasticamente dopo la seconda guerra mondiale.

La popolazione ceca (urbanizzata per il 75%) vive soprattutto nelle regioni settentrionali e orientali, mentre quelle sudoccidentali, ai confini con la Germania e l’Austria, sono perlopiù caratterizzate da insediamenti sparsi.

1. Lingua e religione

La lingua nazionale è il ceco (affine allo slovacco), appartenente al gruppo slavo occidentale delle lingue indoeuropee. Viene parlato anche il moravo (lingua di transizione tra il ceco e lo slovacco) e i suoi dialetti, specialmente tra le minoranze tedesche, magiare e rumene.

La religione più diffusa è quella cattolica, praticata da circa il 65% della popolazione. Sono presenti anche comunità di protestanti, di aderenti alla Chiesa cristiana ortodossa orientale e una piccola minoranza di ebrei, concentrati nella città di Praga.

2. Istruzione e cultura

Il sistema scolastico della Repubblica Ceca è articolato in scuola primaria, obbligatoria dai sei ai sedici anni d’età, e scuola secondaria, facoltativa, che oltre allo studio prevede periodi di formazione professionale. L’ateneo più importante è l’Università Carlo di Praga (1348). Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta, nel 1995, era del 99%.

La Repubblica Ceca è espressione di una cultura in cui si sono molto bene amalgamate le differenti caratteristiche espressive dei popoli che nel corso dei secoli hanno abitato la regione. Importanti sono state le influenze della cultura ebraica, di quella tedesca e di quella magiara, che hanno fatto di Praga il maggiore centro della cultura europea già durante l’impero austroungarico. La ricchezza e l’eterogeneità delle conoscenze hanno portato a un notevole sviluppo di tutte le espressioni artistiche: letteratura, arti figurative, musica. In campo letterario figure di spicco del Novecento sono Jaroslav Hašek, Karel Čapek, Václav Havel, attuale presidente della Repubblica e leader del movimento degli intellettuali, e Jaroslav Seifert, poeta a cui è stato assegnato il premio Nobel per la letteratura nel 1984.

In campo musicale grandi sono stati i contributi di compositori famosi come Antonín Dvořák, Bedřich Smetana, Leóš Janáček e Bohuslav Martinu. Pittori come Alphonse Mucha e František Kupka hanno particolarmente arricchito il panorama artistico della moderna Repubblica Ceca. Espressione della cultura tedesca e di quella ebraica, ma nativi della Repubblica Ceca, sono anche il compositore Gustav Mahler e lo scrittore Franz Kafka.

Il paese conserva biblioteche, documenti e collezioni appartenuti alla Cecoslovacchia. Molto ricchi sono il Museo nazionale con l’annessa biblioteca, la Biblioteca dell’Università Carlo di Praga e la Biblioteca della Repubblica Ceca. Una raccolta di importanti documenti e di notevoli oggetti artistici è conservata presso il monastero di Strahov a Praga.

4. Divisioni amministrative e città principali

Il paese è suddiviso in tredici regioni amministrative: Boemia Centrale (Středočeský), Boemia Meridionale (Jihočeský), Karlovarský, Královéhradecký, Liberecký, Moravia Meridionale (Jihomoravvský), Moravskoslezský, Olomucký, Pardubický, Plzeňský, Ústecký, Vysočina e Zlinský. Alle regioni si aggiunge il distretto amministrativo della capitale, suddiviso in municipalità. L’agglomerato urbano di Praga e il suo distretto contano complessivamente 1.165.581 abitanti (2003).

Situata nel cuore del paese, la capitale Praga è collocata in una posizione molto favorevole, all’incrocio delle grandi direttrici di comunicazione interne ed estere. Seconda per grandezza e importanza è la città di Brno, grande centro culturale; seguono Ostrava, Plzeň, Olomouc, Karlovy Vary, Liberec e Hradec Králové.

5. Economia

Il governo ceco attua una politica di riforme economiche già impostata dal governo della Cecoslovacchia prima della scissione in due stati. Alla base dell’economia di mercato restano quelle misure atte a conseguire una certa stabilità (privatizzazione, sviluppo delle infrastrutture, ristrutturazione industriale); inoltre, il governo ceco e quello slovacco hanno stipulato un accordo per mantenere aperte le frontiere commerciali tra i due paesi e costituire un’unione doganale anche senza utilizzare la stessa moneta. Dopo la separazione, la Repubblica Ceca ha stabilito relazioni con il Fondo monetario internazionale e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.

Il paese ha inoltre varato una riforma per perfezionare il sistema fiscale; sono state prese anche misure per favorire gli investimenti di imprese straniere, con la creazione di una speciale agenzia rivolta a stabilire accordi commerciali con compagnie estere.

Nel 2006 il prodotto interno lordo fu di 143.018 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 13.925,80 dollari. Nel 2003 il tasso di disoccupazione era pari al 7,8%.

1. Agricoltura e allevamento

La Repubblica Ceca vanta un’agricoltura molto più avanzata degli altri paesi europei che facevano parte del blocco comunista, anche se la resa delle coltivazioni è ancora inferiore a quella ottenuta negli stati dell’Europa occidentale. La prima fase della privatizzazione delle terre ha interessato solo le cooperative, che insieme alle aziende di stato coltivano attualmente circa il 90% dei terreni; una seconda fase per un graduale ritorno della terra ai privati prevede anche un ulteriore incremento della produzione agricola. La superficie coltivabile è di circa 3 milioni di ettari, per la maggior parte coltivata a cereali; il principale prodotto è il frumento, seguito dalla barbabietola da zucchero, dall’orzo, dal riso e dal mais. Un cospicuo sviluppo ha avuto anche l’allevamento, in prevalenza di suini, bovini, ovini e animali da cortile. Il comparto agropastorale fornisce il 2,7% del PIL, occupando il 4% della forza lavoro.

2. Risorse energetiche e minerarie

Le risorse minerarie sono relativamente scarse e limitate alla presenza di depositi di lignite e di carbone, estratto soprattutto a Chomutov, Most, Karlovy Vary, Ostrava e Kladno. Le miniere a cielo aperto di lignite e l’uso del carbone sono le cause principali dell’alto tasso di inquinamento atmosferico e idrico di cui soffre il paese. In alcune regioni si estraggono magnesite, ferro, minerali non metallici e uranio; nelle zone montuose della Boemia sono inoltre presenti modeste riserve di mercurio, antimonio e stagno.

La produzione di energia elettrica avviene per il 66% in centrali alimentate a combustibili fossili, per il 31% in centrali nucleari (sono attivi 6 reattori) e per il 2% in impianti idroelettrici.

3. Industria

Già durante l’impero austroungarico le province ceche e slovacche comprendevano importanti centri industriali e negli anni delle due guerre mondiali il paese era noto come maggiore centro di produzione dell’industria leggera. Oltre ai settori tradizionali della manifattura calzaturiera, tessile e vetraria, ulteriormente sviluppatisi dopo la caduta del regime comunista, sono molto attive le industrie metallurgiche, meccaniche, chimiche e alimentari. Importanti sono i settori per la produzione di macchinari industriali e mezzi di trasporto; famosi gli stabilimenti automobilistici Škoda, oggi di proprietà della tedesca Volkswagen. Il settore industriale nel suo insieme impiega il 40% (2005) della forza lavoro e fornisce il 39% del prodotto interno lordo.

La caduta del regime comunista e l’apertura ai rapporti internazionali hanno fatto del turismo una promettente fonte di entrate. Nel 2006 gli arrivi nel paese furono 6,44 milioni, attratti soprattutto dalla straordinaria ricchezza di monumenti artistici e opere d’arte di Praga; altre mete frequentate sono le numerose località sciistiche e le stazioni termali.

4. Commercio e finanza

All’Unione Sovietica e agli altri paesi a regime comunista, principali mercati per l’esportazione fino al 1989, la Repubblica Ceca ha ora affiancato altri partner commerciali, stabilendo scambi con paesi europei come la Germania, l’Austria, la Polonia. I principali prodotti d’importazione sono petrolio e combustibili, macchinari e apparecchiature per telecomunicazioni; si esportano carbone, autoveicoli, materiale rotabile, calzature, semilavorati di ferro e acciaio, prodotti alimentari. Nel 2003 il valore totale delle importazioni fu di 51.239 milioni di $ USA, a fronte di esportazioni per 48.720 milioni di $ USA.

La moneta corrente è la corona ceca, suddivisa in 100 haler. Dopo la divisione in due stati della Cecoslovacchia entrambe le repubbliche avevano deciso di comune accordo di continuare a utilizzare la stessa moneta (koruna) in uso prima della separazione; dall’8 febbraio 1993, invece, sia la Repubblica Ceca sia la Repubblica Slovacca hanno adottato differenti valute, rafforzando in questo modo le tensioni preesistenti alla separazione. L’istituto centrale di emissione è la Banca Nazionale Ceca; Praga è il centro finanziario ed economico del paese; un certo rilievo hanno anche i circa 50 istituti bancari privati che dal 1991 operano su base regionale.

5. Trasporti e vie di comunicazione

La compagnia ferroviaria di stato gestisce una rete di strade ferrate di 9.513 km. La rete stradale si sviluppa per 127.672 km, completamente asfaltati. Dal 1993 il trasporto aereo è assicurato dalla compagnia nazionale Czech Airlines. L’aeroporto internazionale è situato a Praga.

6. Ordinamento dello stato

La Repubblica Ceca nacque, insieme alla Slovacchia, nel 1993 in seguito alla separazione della Cecoslovacchia in due repubbliche indipendenti. In base alla Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1993, la Repubblica Ceca è una repubblica parlamentare.

1. Potere esecutivo

Il presidente, eletto dal Parlamento, dura in carica cinque anni e il suo mandato è rinnovabile; egli nomina il primo ministro e, su indicazione di questi, un gabinetto di ministri (Consiglio dei ministri). Il governo risponde del suo operato davanti al Parlamento.

2. Potere legislativo

Il sistema legislativo è basato su un Parlamento composto da due camere. La Camera dei deputati (Poslanecká sněmovna) riunisce 200 membri eletti a suffragio universale per quattro anni; il Senato (Senát) ha 81 membri eletti a suffragio universale per sei anni, rinnovati per un terzo ogni due. Hanno diritto al voto tutti i cittadini al di sopra dei 18 anni di età.

3. Potere giudiziario

L’ordinamento giudiziario, basato sui codici austro-ungarici, prevede una Corte suprema e una Corte costituzionale, le cui massime cariche sono nominate a vita dal presidente. La pena di morte è stata abolita nel 1990.

4. Istituzioni periferiche

Il paese comprende tredici regioni amministrative, alle quali si aggiunge il territorio della capitale Praga.

5. Difesa

Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 18 anni di età. Le forze armate contano 22.272 effettivi (2004).

6. Forze politiche

I maggiori schieramenti politici del paese sono il Partito socialdemocratico (Česká strana sociálně demokratická, CSSD); il Partito civico democratico (Občanské demokratická strana, ODS); il Partito comunista della Boemia e della Moravia (Komunistická strana Čech a Morava, KSCM); e l’Unione cristiano-democratica (Krest’anská a demokratické unie-Èeskoslovenská strana lidova, KDU).

7. Storia

Per la storia del paese dalle origini al 1918, vedi Boemia; Moravia; Slesia e Impero austroungarico; per il periodo storico compreso tra il 1918 e il 1992, vedi Cecoslovacchia.

La Repubblica Ceca comprende le regioni storiche di Moravia e Boemia, sottoposte per quattro secoli al dominio degli Asburgo ed entrate a far parte alla fine della prima guerra mondiale, in seguito al crollo dell’impero austroungarico, della Cecoslovacchia. Entrata nel 1948 nella sfera d’influenza comunista, la Cecoslovacchia si dotò, dopo i drammatici avvenimenti del 1968 sfociati nell’invasione delle truppe del Patto di Varsavia (vedi Primavera di Praga), di uno statuto federale, con l’organizzazione del paese in due distinte repubbliche (ceca e slovacca) ognuna dotata di un proprio Parlamento (con sedi a Praga e Bratislava).

1. La divisione della Cecoslovacchia

La Cecoslovacchia uscì dal blocco comunista, immediatamente prima del suo definitivo crollo, tra l’estate del 1989 e la primavera del 1990, attraverso un rapido processo di democratizzazione sostenuto dai paesi occidentali e definito “Rivoluzione di velluto”. Nel dicembre 1989 vennero infatti nominati il dissidente Václav Havel alla presidenza della federazione e Marian Calfa alla guida di un governo di transizione. Nei due anni seguenti, all’interno del governo federale crebbe il conflitto tra la leadership ceca, risoluta ad attuare una radicale riforma economica e politica dello stato, e quella slovacca, più favorevole a cambiamenti graduali, nel timore che l’introduzione di provvedimenti accentuatamente liberisti potesse provocare un deterioramento della situazione della Slovacchia, meno industrializzata e più dipendente dall’intervento dello stato.

I tentativi dell’Assemblea federale di giungere a un compromesso tra le istituzioni federali e quelle delle due repubbliche non ebbero alcun esito e le elezioni legislative svoltesi nel giugno 1992 sancirono la profonda spaccatura tra le parti occidentale e orientale della Cecoslovacchia, una schierata con il Partito democratico civico (ODS, nato dal Forum civico di Havel) di Václav Klaus, l’altra con il Movimento per una Slovacchia democratica di Vladimir Mečiar. In luglio, opponendosi alle riforme economiche sostenute dai cechi nel Parlamento federale, il Parlamento di Bratislava proclamò la sovranità della Repubblica Slovacca. In novembre, malgrado una forte opposizione nel paese e senza ricorrere a una consultazione referendaria, il Parlamento federale fissò al successivo 31 dicembre la fine dello stato nato nel 1918.

La Cecoslovacchia si separò consensualmente il 1° gennaio 1993 nelle due entità statali di Repubblica Slovacca e Repubblica Ceca. Alla fine dello stesso mese Havel fu eletto alla presidenza della Repubblica Ceca e Klaus diventò capo del governo.

La Repubblica Ceca proseguì nella politica di liberalizzazione del mercato iniziata dalla Cecoslovacchia – non senza creare conflitti all’interno della società – e ottenne l’associazione del paese all’Unione Europea. All’inizio del 1994 il governo di Praga firmò un accordo di pace con i paesi occidentali, atto preparatorio all’ingresso del paese nell’Organizzazione del trattato dell’Atlantico del Nord (NATO).

Le elezioni legislative del 1996 videro prevalere, seppure di poco, il Partito civico democratico (ODS) di Klaus sul Partito socialdemocratico (CSSD) di Miloś Zeman; Klaus assunse la guida di un governo minoritario di coalizione. Nel gennaio 1997 i governi ceco e tedesco firmarono una dichiarazione di scuse per gli arbitri commessi dai due paesi durante la seconda guerra mondiale (vedi Questione dei Sudeti).

2. Crisi economico-politica

A partire dal 1997 il paese fu investito da un’acuta crisi economica e politica. I risultati rivendicati dai governi conservatori si rivelarono infatti del tutto effimeri; gli investimenti esteri e i proventi delle privatizzazioni di importanti industrie erano stati utilizzati in buona parte per alimentare un vasto sistema clientelare e assicurare la sopravvivenza di obsolete imprese statali legate a esponenti del governo. Le riforme annunciate da Klaus stentarono a decollare, mentre importanti membri del governo furono coinvolti in casi di corruzione. A novembre un ennesimo scandalo finanziario provocò le dimissioni di Klaus e la scissione dell’ODS, dalla quale nacque una nuova formazione, l’Unione della libertà (US).

Nel 1998 Havel fu riconfermato alla presidenza della Repubblica. Nelle elezioni legislative anticipate di giugno l’ODS fu battuto dai socialdemocratici del CSSD. Privo di una maggioranza in Parlamento, Zeman, il leader del CSSD, formò un governo di coalizione con lo stesso ODS sulla base di un accordo chiamato “d’opposizione”. Nel marzo 1999 la Repubblica Ceca entrò ufficialmente a far parte della NATO, insieme con altri due paesi ex comunisti, l’Ungheria e la Polonia. L’intervento militare della NATO in Kosovo fu tuttavia sostenuto molto tiepidamente dal governo ceco.

Per fronteggiare la grave situazione economica e finanziaria del paese Zeman varò un drastico programma, comprendente la chiusura di imprese improduttive, il congelamento degli stipendi degli impiegati statali, il taglio delle pensioni e la privatizzazione di una serie di banche prossime al fallimento. L’impopolarità dei provvedimenti adottati fece perdere a Zeman molti consensi e alla fine del 1999, nel decimo anniversario della “rivoluzione di velluto”, il paese fu percorso da un’ondata di proteste. Le elezioni per il rinnovo parziale del Senato del novembre 2000 registrarono il successo di una coalizione centrista (Coalizione dei quattro), mentre il CSSD ottenne solo uno dei 27 seggi in palio.

Tra la fine del 2000 e gli inizi del 2001 si sviluppò una singolare disputa tra il governo e i giornalisti della televisione di stato. Questi ultimi entrarono infatti in sciopero contro la nomina di un nuovo direttore generale, ritenuta funzionale a una strategia di controllo del servizio televisivo pubblico. Grazie al massiccio sostegno dell’opinione pubblica ceca, che animò decine di manifestazioni in difesa dell’indipendenza dell’informazione, la disputa si risolse con le dimissioni del neodirettore e con la vittoria dei giornalisti.

3. L’ingresso nell’Unione Europea

Nonostante la sua fragilità, l’“accordo di opposizione” tra il CSSD e l’ODS assicurò al paese un periodo di stabilità politica e favorì la ripresa economica; il Parlamento approvò inoltre un serie di leggi mirate ad armonizzare la legislazione ceca con le norme in vigore nell’Unione Europea.

Le legislative del giugno 2002 registrarono la sostanziale tenuta del CSSD che, con il 30,2% dei suffragi, ottenne 70 dei 200 seggi della Camera dei rappresentanti, e la sconfitta dell’ODS di Klaus, che conquistò il 24,5% dei voti (perdendo circa 5 punti) e 58 seggi. Modesto fu il risultato della Coalice (la coalizione centrista tra cristiano-democratici e liberali), che raccolse il 14,3% dei voti e 31 seggi, mentre i comunisti del KSCM guadagnarono 8 punti raggiungendo il 18,5% dei suffragi (41 seggi). Il leader del CSSD Vladimir Spidla formò un nuovo governo, in cui entrarono anche i cristiano-democratici e i liberali.

Nell’agosto 2003 Praga e la Boemia meridionale furono colpite da devastanti inondazioni che provocarono ingenti danni economici, diverse vittime e la distruzione di oltre mille abitazioni. Allo scadere del secondo mandato di Václav Havel, nel febbraio 2003, il Parlamento ceco elesse, al terzo turno, Václav Klaus, il candidato della minoranza, alla presidenza della Repubblica. A giugno, un referendum approvò con il 77,33% dei voti (ma si recò alle urne solo il 55% dell’elettorato) l’ingresso del paese nell’Unione Europea, ufficializzato il 1° maggio 2004.

4. Sviluppi recenti

A Vladimir Spidla, dimessosi in seguito alla sconfitta del CSSD nelle elezioni europee del giugno 2004, succede alla guida del governo il compagno di partito Stanislav Gross.

Coinvolto in uno scandalo finanziario, Gross si dimette nell’aprile 2005 e viene sostituito alla guida del governo da Jiřrí Paroubek. Le elezioni legislative di giugno 2006 delineano un quadro politico estremamente instabile. Con il 35% dei voti e 81 seggi, l’ODS conquista il primo posto, seguito dal CSSD (32,3% dei voti e 74 seggi). Retrocedono i comunisti del KSCM, che ottengono il 12,8% dei voti e 26 seggi. Mirek Topolanek dell’ODS forma un governo di coalizione che dura solo fino a ottobre. A gennaio si insedia un nuovo governo di coalizione, guidato ancora da Topolanek, che ottiene a stento la fiducia del Parlamento.

Nel giugno 2007, l’annuncio del governo riguardante l’avvio di un negoziato con gli Stati Uniti per l’installazione di basi missilistiche nel paese solleva un’ondata di proteste.

Nel febbraio 2008 Václav Klaus è confermato alla presidenza della Repubblica.