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Linguaggio dei segni Insieme strutturato e organizzato di gesti, utilizzato come linguaggio fra persone che non parlano la stessa lingua o fra persone affette da sordità congenita.
Un linguaggio dei segni universalmente diffuso è quello elaborato per persone prive dell’udito. I movimenti delle mani sono principalmente di due tipi: gesti naturali o mimici per rappresentare oggetti, idee, emozioni, sensazioni; segni metodici o sistematici per esprimere principalmente la lingua scritta, parola per parola, oppure lettera per lettera.
Con altri sistemi di simboli gestuali si esprimevano alcuni gruppi etnici dell’India e dell’Australia. Uno dei più noti era quello che i popoli dell’America del Nord utilizzavano come mezzo di comunicazione fra gruppi di lingua differente, riuscendo a esprimere con i gesti anche conversazioni molto dettagliate. La sensazione di freddo, ad esempio, era espressa facendo tremolare le mani davanti al corpo; lo stesso segno serviva a indicare l’inverno e l’anno, perché i nativi contavano gli anni in termini di inverni. Per designare la persona bianca si tracciava con le dita un segno intorno alla fronte, come a indicare un cappello; esistevano anche segni speciali per ciascuna tribù, per fiumi e montagne particolari e altri elementi del paesaggio.
Da esperimenti condotti sugli scimpanzé per capire se, tramite il linguaggio dei segni, sia possibile una forma di comunicazione astratta pura – cioè il linguaggio – in animali meno sviluppati dell’uomo, si è constatato che gli scimpanzé sono in grado di imparare a comprendere e riprodurre centinaia di simboli gestuali. Non è scientificamente dimostrata, tuttavia, l’esistenza di una forma di pensiero astratto e di simbolizzazione verbale nello scimpanzé: alcuni ricercatori ritengono che i risultati dell’esperimento siano dovuti all’acquisizione di automatismi in seguito all’allenamento sistematico a comportamenti ripetitivi.