| Schiavitù | Articolo | ||||
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| 4. | La schiavitù in età moderna |
Lo sviluppo delle esplorazioni geografiche, la conquista delle Americhe da parte degli europei nel XV secolo e la successiva colonizzazione di questi territori nei tre secoli successivi diedero un grande impulso al commercio di schiavi.
Il Portogallo fu il primo stato europeo a utilizzare fin dal 1444 schiavi per soddisfare le necessità di manodopera interna: nel 1460 importava già da 700 a 800 schiavi l’anno prelevati sulle coste occidentali africane. La Spagna seguì ben presto l’esempio portoghese senza riuscire però, almeno inizialmente, a intaccare il monopolio portoghese del traffico africano di schiavi. Negli stessi anni il commercio di schiavi africani dall’Africa centrale ai mercati arabi, iraniani e indiani fu intensificato anche dai commercianti arabi.
Il forte aumento nella richiesta di manodopera di schiavi fu conseguenza della durezza delle condizioni che la colonizzazione spagnola impose in America latina alla popolazione indigena. Il duro lavoro nei campi, le pessime condizioni di vita e le malattie portate dall’Europa contribuirono infatti a decimare la popolazione, che fu rimpiazzata con schiavi africani.
Alla fine del XVI secolo l’Inghilterra, la Francia e l’Olanda tolsero al Portogallo il monopolio sul commercio degli schiavi. Nel Nord America i primi schiavi africani furono insediati a Jamestown, in Virginia, nel 1619. Inizialmente non si ritenne necessario procedere a una definizione giuridica del loro status, ma a partire dalla seconda metà del XVII secolo, con lo sviluppo delle piantagioni nelle colonie del Sud, il numero degli africani importati come schiavi agricoli crebbe enormemente; le leggi relative al loro status, legale politico e sociale, furono così definite già prima della guerra d’indipendenza americana.
Formalmente gli schiavi d’America godettero di alcuni diritti, come quello all’istruzione, al matrimonio, all’assistenza medica; tuttavia, gli elementari diritti umani furono costantemente violati fino al XIX secolo.