Scienza
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Scienza
4. La scienza nel Medioevo e nel Rinascimento

Durante il Medioevo le principali aree culturali nel mondo erano sei: l’Occidente latino, l’area greco-orientale, quella cinese, quella indiana, il mondo arabo e la civiltà maya. Fino al XIII secolo l’Occidente non contribuì significativamente allo sviluppo della scienza, dal mondo greco vennero semplici riformulazioni del sapere dell’antichità, mentre i maya non sortirono alcuna influenza. Furono arabi, indiani e cinesi a dare il maggior contributo allo sviluppo della scienza.

1. Le culture asiatiche

In Cina la scienza conobbe sporadici periodi di progresso, che però non furono mai sistematici e prolungati. La matematica raggiunse il suo apice nella Cina del XIII secolo, con lo sviluppo del metodo matriciale (l’uso di matrici) per la risoluzione delle equazioni algebriche (vedi anche Algebra lineare). Molto più importante fu l’impatto che ebbero in Europa alcune innovazioni pratiche cinesi; ad esempio, il processo di produzione della seta, della carta e della polvere da sparo, le tecniche di stampa e la bussola.

Dall’India vennero importanti contributi alla scienza quali l’introduzione delle cifre dette indo-arabiche, tuttora in uso, e la rielaborazione della trigonometria in una forma quasi moderna. Questi progressi furono dapprima trasmessi agli arabi, che li sintetizzarono con i contributi migliori provenienti da fonti babilonesi, cinesi, greche e indù. Verso il IX secolo la città di Baghdad, sul fiume Tigri, divenne un importante centro di scambi di conoscenze scientifiche, che a partire dal XII secolo si trasmisero in Europa attraverso la Spagna, la Sicilia e Bisanzio.

Nel XIII secolo lo studio delle antiche opere scientifiche nelle università europee accese una controversia sul metodo scientifico. I cosiddetti realisti sostenevano l’approccio platonico, mentre i nominalisti preferivano il punto di vista aristotelico. Nelle università di Oxford e di Parigi tali discussioni permisero notevoli progressi in ottica e in cinematica, preparando il cammino al lavoro di Galileo Galilei e di Giovanni Keplero.

2. Copernico: la rivoluzione astronomica

In Europa, la Peste nera e la guerra dei Cent’anni interruppero lo sviluppo del sapere scientifico per più di un secolo, ma a partire dal Cinquecento si ebbe una rapida ripresa. Nel 1543 l’astronomo polacco Niccolò Copernico pubblicò il De revolutionibus orbium coelestium, che rivoluzionò l’astronomia, con un’ipotesi di moto di rotazione della Terra attorno al proprio asse e intorno al Sole, matematicamente ben fondata, ma ancora priva di sostegno empirico.

Sempre del 1543 è la pubblicazione del De Humani Corporis Fabrica dell’anatomista fiammingo Andrea Vesalio, che rivide e corresse gli insegnamenti medici di Galeno, permettendo di comprendere il sistema di circolazione del sangue. Due anni dopo, l’Ars Magna di Gerolamo Cardano, matematico, fisico e astrologo, inaugurò l’era moderna dell’algebra con il metodo di risoluzione delle equazioni di terzo e quarto grado.